La Controriforma cattolica nel XXImo secolo
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LIBER ACCUSATIONIS SECUNDUS

1. La frattura in Polonia :
da Sapieha a Wojtyla

ALL’ESTERO si ignora completamente, e temo che dopo quarant’anni di dominazione comunista si cominci ad ignorare anche in Polonia, ciò che è stata la tradizione cattolica polacca durante questi ultimi due secoli, soffocata, violentemente occultata dai suoi nemici, segreti o dichiarati, gli unici a farsi conoscere con gran rumore : il partito dei bianchi, aristocratici e conservatori liberali, per lo più massoni, e il partito dei rossi, carbonari o rivoluzionari, generalmente intellettuali e letterati. Noi abbiamo sempre confuso la vostra Polonia cattolica, nazionalista, tradizionale, verso cui andavano le nostre ardenti simpatie, con questi due partiti, il cui messianismo ci affascinava, ci incuriosiva, e spesso ci inquietava : la Polonia “ Cristo delle nazioni ” ! Eravamo lontani dal sospettare che il vostro “ paese reale ” vivesse occupato, oppresso, malmenato e pagasse a ben caro prezzo le avventure o le fredde manovre di questo paese legale, di questi due partiti, tanto il bianco quanto il rosso, guidati dall’estero, falsi amici del vostro popolo, nemici della nostra religione.

Tutte le nostre vecchie nazioni cristiane, d’altra parte, dalla Russia fino al Messico, passando dal vostro paese e dal nostro, conoscono questa stessa dominazione politica, plutocratica, intellettuale, poliziesca, massonica e socialista, teleguidata da Berlino, da Londra o da Manhattan, oggi da Mosca, che ci spinge gli uni contro gli altri e soprattutto contro noi stessi, per la rovina della Chiesa e l’annientamento della fede cristiana, cattolica od ortodossa.

« Felice il cattolico polacco – scrivevo ricordando la vostra infelice storia – che può attestare che la sua famiglia non è mai stata coinvolta, da vicino o da lontano, in qualcuna di queste rivoluzioni » 1.

LA LOTTA DELLA POLONIA CATTOLICA

La vera Polonia cattolica, nell’immensa maggioranza del suo popolo straziato, rimaneva tuttavia dietro i suoi vescovi e i suoi sacerdoti, fedele ai saggi e fermi avvertimenti di Roma, controrivoluzionaria e inoltre monarchica e sociale o, come si cominciò a dire, “ democratica ” : ma preferisco chiamarla “ comunitaria ” per non dar luogo a confusioni. Questa Polonia, cara ai nostri cuori, cara ai Sovrani Pontefici, ebbe, sotto il regno di san Pio X, l’insigne grazia di essere guidata nella sua resurrezione politica e nella sua liberazione spirituale, prima da un grande pensatore nazionale, Roman Dmowski (1864-1939), quindi da un ammirevole pastore della Chiesa, il principe-vescovo, poi arcivescovo metropolita, infine cardinale, Adam Sapieha (1867-1951), vostro protettore e padre nel sacerdozio, vostro predecessore nella sede di Cracovia. 2

ROMAN DMOWSKI, allora deputato polacco alla Duma di Pietrogrado, aveva scritto un libro di mirabile dottrina, La Germania, la Russia e la Questione polacca (1908), che sarebbe servito di programma al nazionalismo cattolico polacco per lo spazio di un mezzo secolo. Il vigore del suo spirito e il suo coraggio patriottico fecero di lui il Maurras polacco e il primo artefice, a Versailles, della restaurazione della sua nazione.

Egli tracciava la strada dell’avvenire della Polonia, fondata sul cattolicesimo romano, anche se liberale a fronte delle diverse tradizioni orientali, con un antisemitismo politico reso necessario dagli intrighi antinazionali di tre milioni di ebrei che occupavano alora la Polonia, tutti ribelli all’assimilazione, strizzanti l’occhio alla Germania di Guglielmo II ed al bolscevismo… Egli auspicava per la Polonia l’alleanza con la Russia e la rinuncia, almeno provvisoria, alle rivendicazioni dei territori orientali, lituani, ruteni e galiziani. Molto fermo, al contrario, nei confronti della Prussia, reclamava la Slezia e la Pomerania, tanto orientale quanto occidentale, necessarie all’equilibrio polacco. Era “ l’opzione Piast ”.

Il suo partito, l’Unione democratica, in occasione delle elezioni costituenti del 1919 e legislative del 1922, seppe riunire tutta la Polonia cattolica e il clero unanime… Sono stato contento di apprendere da un testimone oggi scomparso che nel 1938 vi eravate iscritto ad una sezione giovanile di questa lega nazionale, e dispiaciuto di sapere che poco dopo l’avete disertata per altre, di un impegno di tutt’altro genere… 3

JOSEF PILDSUSKI (1867-1935) che tutti gli ignoranti considerano un gran soldato, un eroe della patria, nella vostra storia fu realmente lo strumento di Satana, il Lenin del popolo polacco. Ambizioso senza fede, condottiero machiavellico, fin dal suo ingresso nella politica militante fu il nemico giurato di ciò che chiamava “ lo sciovinismo polacco ”. Dal 1899, dopo aver rinnegato il cattolicesimo ed essersi fatto protestante per sposare una divorziata, secondo la legislazione russa, militerà contro la Chiesa fino alla sua morte. Massone, egli gioca dapprima la carta tedesca e tenta un nuovo sollevamento polacco contro i russi, nel 1908, a partire dall’Austria. Al contrario di Dmowski, che detesta, egli raccomanda “ l’opzione Jagiellonica ” e vuole formare un’immensa confederazione polono-lituano-ucrainiana, ai danni della Russia. Si appoggia per questo sulla Germania di Guglielmo II e sull’opinione giudaica all’interno del paese e nel mondo.

Le sue sapienti manovre del 1920-1921, poi il suo colpo di Stato del maggio 1926, installeranno, assieme al suo partito socialista, la massoneria al potere e metteranno la Chiesa sotto tutela. I suoi successori, il colonnello Beck e il presidente Rydzl-Smigly, moltiplicheranno le provocazioni alla lotta religiosa, arrivando fino a bruciare delle chiese ortodosse, a polonizzare con la forza i Lituani, e moltiplicheranno anche le provocazioni alla guerra, alleandosi con la Germania nazista nello smembramento della Cecoslovacchia, fino alla catastrofe del 1939, risultato di questa politica massonica empia ed insensata.

Il principe metropolita ADAM SAPIEHA fu, durante i suoi quarant’anni di episcopato a Cracovia (1911-1951) la vera guida della Chiesa e della nazione polacca. Egli era stato designato vescovo di Cracovia da san Pio X, per sua decisione personale, dopo essere stato suo intimo per sei anni come cappellano particolare e cameriere segreto. Egli era anche vicino al cardinale Dalla Chiesa, il futuro Benedetto XV.

Principe polacco, di un’antica famiglia lituana imparentata con gli Jagielloni, a partire della restaurazione dell’unità polacca egli fu uno dei più fermi sostegni di Roman Dmowski. Nelle elezioni del 1922, si presentò egli stesso sotto la bandiera dell’Unione democratica, così come fece l’arcivescovo latino di Lwow, Teodorowicz. Ciò appariva loro normale, perché nei loro territori, allora ancora annessi dall’Austria, i principi della Chiesa erano di diritto senatori. Furono eletti tutti e due, ma Pio XI fece loro obbligo di rinunciare al mandato parlamentare. Essi si inchinarono alla sua volontà.

Pio XI non amava tanto la Polonia quanto la Germania, e l’Unione nazionale cattolica di Dmowski meno ancora del socialismo massonico di Pildsuski. E’ una pagina sconcertante, ahimè !, e dolorosa della nostra storia, quella che si aprì allora. Dico della nostra storia perché drammi analoghi scoppiarono sotto questo papa e a seguito delle stesse scelte pontificie, in Francia, Canada, Messico e altrove… Il papa Pio XI odiava a tal punto il principe vescovo Sapieha che si era ripromesso pubblicamente di non farlo mai cardinale, come pure esigeva la sua sede metropolitana. Anche se promosso arcivescovo nel 1925 per le disposizioni del Concordato, mons. Sapieha subirà quest’umiliazione fino al 1946, quando finalmente Pio XII gli concederà la berretta cardinalizia.

Perché ? Nunzio a Varsavia, Achille Ratti si era mostrato filotedesco. Aveva così preteso di costringere il clero polacco della Slesia a tacere, in occasione del plebiscito del 1920, mentre il loro vescovo, mons. Bertram, anch’egli patriota tedesco, predicava il ricongiungimento alla Germania. Tutto il clero polacco, nauseato, aveva inviato nel 1921 una delegazione di tre vescovi a Benedetto XV, per chiedere che fosse richiamato. Tra questi era il principe Sapieha. Essi ottennero quanto avevano chiesto, ma l’anno successivo il loro nemico era papa !

Più in profondità, Pio XI era democratico, filosemita, germanofilo, europeista, e Sapieha era, tutto al contrario, nazionalista, monarchico, slavofilo, antitedesco, antisemita, antibolscevico, senza alcun odio, ma per ragioni di fede e di patriottismo.

Le passioni di Pio XI erano destinate ad avere, nel vostro paese come nel nostro, delle conseguenze immense e disastrose. Al momento del colpo di Stato di Pildsuski, nel maggio 1926, l’Unione nazionale era insorta. I cattolici della Undecja presero le armi. I parroci rifiutarono l’ingresso nelle chiese ai tiratori delle Legioni socialiste. La Contro-Rivoluzione era certa del successo in un paese in cui la Chiesa è onnipotente. Ma, dal 28 maggio !, Pio XI inviava un messaggio di benedizione al governo uscito dal colpo di Stato. In giugno, nominava mons. Hlond arcivescovo di Gniezno e primate di Polonia, e l’anno dopo lo faceva cardinale, per spezzare così la resistenza nazionale cattolica sostenuta dall’arcivescovo di Cracovia.

L’Azione cattolica, fondata dai gesuiti nel 1927 su ordine di Pio XI, lungi dal competere con le gioventù socialiste, appoggerà il governo e si occuperà principalmente, come da noi e come ovunque, di spegnere il reclutamento delle leghe della destra nazionale cattolica. Nel 1934, la sinistra è divenuta dominante all’interno della Chiesa in Polonia, al punto che la Costituzione massonica e socialista del 1935 le restituisce la sua libertà e i suoi beni.

Battaglia di retroguardia, per l’onore della Chiesa, quando Pildsuski mori, senza pentirsi, atei, massoni, ebrei e socialisti, portarono le sue spoglie nella cripta reale della cattedrale di Wavel a Cracovia e si abbandonarono ad ignobili manifestazioni… All’arcivescovo che rifiutava i funerali religiosi, non fu data tregua, perché si concedesse il seppellimento. Roma esigeva che cedesse. Egli non consentì : per un rinnegato, massone, persecutore della Chiesa ! Si trovò alla fine un compromesso e il dittatore fu sepolto nella cripta della Torre delle campane d’argento, che non era terra benedetta, dove dovrebbe essere ancor oggi…

Ciò di cui ormai non si parla più è la straordinaria conquista del vostro paese da parte della massoneria durante questi anni di dittatura socialista, specialmente a Cracovia che, già da secoli, e ancor oggi, ne è il feudo. Ma anche, fatto poco conosciuto, all’università cattolica di Lublino, accettata, per questo, dallo stesso governo polacco, fin dalla sua fondazione, avvenuta con fondi americani nel 1933.

Passarono, atroci, quattro anni di occupazione tedesca. Il nunzio Cortesi, il cardinale Hlond, con tutti i membri del governo, si erano dati alla fuga fin dai primi rovesci dell’armata polacca 4. Non restava nessuno a Varsavia per guidare la Chiesa di Polonia, riconfortare un popolo schiacciato, tener testa ai tedeschi. Il principe-arcivescovo Sapieha divenne quasi naturalmente il reggente del suo paese. Egli tenne allora un comportamento così nobile, così saggio, così fermo, che tutta la nazione si riconobbe in lui. Il vostro amico Malinski racconta :

« La sua figura magra e minuta era nota in tutta la Polonia : tanto nel “ General Gouvernement ” come nei terreni incorporati al Reich tedesco o all’Unione Sovietica. Il viso asciutto dai tratti classici, con il naso prominente, la carnagione scura, come bruciata dal sole, i capelli grigi, tagliati corti. La sua inflessibilità e il suo coraggio di fronte alle autorità tedesche, le sue rivendicazioni dei diritti vitali della popolazione polacca, cristiana o ebrea, gli aiuti che portava alla gente in pericolo o in miseria, erano ormai leggendari. In lui tutti vedevano il capo dell’intera nazione polacca, il suo rappresentante non solo religioso, ma anche nelle questioni della salvezza e della vita di ogni giorno » 5.

Anti-tedesco da sempre e per necessità, non bisogna tuttavia dimenticare che egli era anche, e ancor più, anti-bolscevico. Gli occorse tutta la sua autorità e il suo coraggio per proibire che si suonasse la campana reale di re Sigismondo, all’arrivo dei “ liberatori ”… sovietici. Per lui, un occupante scacciava l’altro e, quel che è peggio, l’altro persecutore era peggiore del primo. Non c’era di che far festa. Ma questo il vostro amico non lo racconta, così come non parla della sua lotta contro la sovietizzazione decisa, dal 1949, dal sinistro Bierut, in cui si trovò solidale con il cardinale Wyszynski, conducendo con lui delle trattative ferme e prudenti con il potere comunista.

Pio XII aveva riparato, finalmente !, l’ingiustizia di Roma e lo aveva elevato alla porpora nel 1946. Lo Stato polacco gli farà dei funerali nazionali nel 1951. Diciamo subito che l’austero mons. Baziak, che gli successe, proseguì esattamente sulla stessa linea ; questo anziano metropolita latino di Lwow, cacciato dalla Rutenia in seguito all’annessione sovietica, era di minor statura, e lo sapeva, ma la sua religione e la sua politica furono le stesse ed egli mantenne la sua diocesi fino alla morte, nel 1962. Il suo imprigionamento, assieme al cardinale Wyszynski nel 1952, basta a provare la rettitudine della sua dottrina e della sua azione.

E’ dunque mons. Adam Sapieha, questo saggio, questo coraggioso, questo santo arcivescovo, l’amico di Pio X, colui che vi notò, ragazzo pio, ardente, ricco di promesse. E’ lui colui che vegliò da lontano sui vostri anni di studente. Lui che vi aprì le sue braccia e il suo cuore e anche, per molti anni, la sua borsa. E’ lui che volle per voi la migliore formazione, a Roma, ed una conoscenza più vasta della Chiesa, fornendovi i mezzi per viaggiare in Europa, in Francia. E’ lui che favorì il vostro fortunato ingresso nella carriera ecclesiastica, dove, è un fatto, un puledro senza allenatore non giunge a nulla.

Ora, nei ricordi del vostro amico Malinski, si sente che nè lui nè voi avevate alcuna familiarità, alcuna affinità intellettuale, spirituale, umana con mons. Sapieha. Perché egli era troppo signore ? Una volta l’avete lasciato intendere, con un’osservazione veramente sgradevole 6. Ma le ragioni vere e profonde sono altrove. Egli era fedele alle convinzioni e agli uomini della vecchia Polonia cattolica, nazionalista e popolare, mentre voi non lo eravate più. La frattura è là, non altrove.

LA VOSTRA SEGRETA FRATTURA

Che era successo dunque di voi, dopo quell’autunno 1938 in cui approdaste da Wadowice nella grande città di Cracovia per iscrivervi alla prestigiosa università Jagiellonica ? I vostri biografi, tutti favorevoli al loro eroe, non vi lasciano conoscere che superficialmente. E la vostra linea di condotta non lascia intravedere alcuna incrinatura. Eppure ce n’è una, ma dove ? ma quale ? Ho creduto dapprima che fosse l’incontro con Jan Tyranowski e il suo arruolamento in un bizzarro misticismo di setta, mischiato di umanesimo e di laicismo, ad avervi distolto dalla via tradizionale. Le letture mi hanno scarsamente illuminato ; sono stati i testimoni della vostra vita a darmi la spiegazione di tutto.

Voi siete stato lo zimbello, dico bene, lo zimbello, di due forze occulte di cui d’altra parte rimanete prigioniero volontario. La prima, la più grave, vi ha catturato perché amavate troppo il teatro. Si, gli uomini di teatro amano l’illusione, la vita nell’irreale ; essi si immaginano di volta in volta seduttori, dominatori, maghi, creature del mondo invisibile, in comunicazione con le forze telluriche, con il cosmo, con l’avvenire… E sempre appassionatamente amati, idoli delle folle. Il vostro maestro ed amico Mieczyslaw Kotlarczyk era per l’appunto uno di questi iniziati ed iniziatori malefici. Egli era, a quell’epoca, discepolo del teosofo Rudolf Steiner.

INIZIAZIONE TEOSOFICA

E’ stato notato che voi avete sentito la passione del teatro di Wadowice cosi fortemente che la decisione di divenire prete vi lasciava indifferente. E Kotlarczyk era già vostro “ vecchio amico ” 7. Trascorso appena un anno, questi fonda il suo Teatro rapsodico di cui voi siete il primo e principale attore. Presto ospiterete nella vostra stessa casa colui che si faceva chiamare “ il maestro della parola ”, o anche “ l’arciprete ”, i cui attori erano i sacerdoti di quello strano culto che avete spiegato a Malinski in termini che gli sono parsi “ eccessivi ”. Il vostro poema preferito era allora il Prométhidion di Norwid. Il teatro divenne per voi come una liturgia creatrice, analoga all’altra, quella della Chiesa, in cui l’attore era il demurgo, il mediatore grazie al prestigio della Parola… Tutto questo avrebbe potuto essere nient’altro che l’esagrerato entusiasmo di una giovinezza appassionata dalla scena, ma non era cosi !

Fu un’iniziazione, che non avete mai rinnegato. Per convincersene basta essere in possesso di qualche documento rivelatore, come la rivista antroposofica Triades, “ Revue de culture humaine inspirée de l’enseignement de Rudolf Steiner ”, la cui filiale, la “ Fondation Paul Coroze pour la jeunesse ” è riconosciuta di pubblica utilità per decreto di… Georges Pompidou del 1972, il che le permette di ricevere donativi e lasciti esenti da ogni diritto fiscale. E’ ciò che nella nostra Repubblica laica viene riconosciuto alle organizzazioni massoniche. Ora, ecco un articolo che risale all’autunno del 1980 : Quelle est la place du Pape dans le monde moderne en 1980 ? di un certo Christian Leclercq.

Il primo problema trattato in questo articolo che puzza d’esoterismo, è di farla finita con le idee del passato, con “ gli antichi valori culturali ” e che occorre « superare la nostra visione dualista, consistente nel contrapporre il bene e il male, Dio e il diavolo, in modo esteriore, come se l’uomo non fosse che uno spettatore che per la sua salvezza dovesse accattivarsi le buone grazie del Signore ».

« Ora, tocca all’uomo affrancarsi, liberarsi, ed egli, per questo, deve divenire attore e prendere posto all’interno della battaglia che lo ha emarginato. Occorre che egli sviluppi la forza interiore che gli permetterà di trovare l’equilibrio tra le due tendenze che lo spingono all’errore : Lucifero ed Arimane. Queste nozioni sono estranee alla Chiesa cattolica.

« Una tale prospettiva non comporta di certo che la Chiesa possa perpetuarsi nella sua forma attuale ; ma, d’altra parte, l’attualità invita a rivolgere l’attenzione su di una personalità come quella di Giovanni Paolo II e sulla sua azione… »

Paolo VI aveva espresso “ il suo sentimento di insufficienza davanti al pesante compito che incombeva su di lui ”. Giovanni Paolo I se ne mostrò incapace. Allora apparve Giovanni Paolo II, “ condotto al pontificato sotto il segno di Michael ”… Improvvisamente quest’articolo acquista un’importanza capitale. Lo cito pressoché integralmente :

« Primo papa polacco, primo pontefice slavo, Karol Wojtyla, divenuto Giovanni Paolo II, rompe con la successione dei papi italiani che dura da quattro secoli e mezzo. Oltre alla sua nazionalità, sono anche le sue qualità personali e il suo carattere universale a destare sorpresa. Presso di lui non si trova nè la vulnerabilità di Giovanni Paolo I, nè la goffaggine dei nostri capi di Stato, nè l’atteggiamento dogmatico della Chiesa. In lui scorre la fonte pura dell’infanzia, ma resa più forte da una vita legata al destino del popolo. Piuttosto che ritirarsi dal mondo, è nella lotta quotidiana di questo che egli si è immerso, forgiandosi una volontà che pone al servizio della morale e della conoscenza ».

Le espressioni sono gnostiche, esoteriche. Ma ancora non veicolano che le opinioni ed i giudizi dell’autore, non i vostri. Sfortunatamente, ecco dei fatti, degli scritti, delle prove che siete stato iniziato, più che amico intimo, discepolo. Settatore del teosofo Rudolf Steiner.

« E’ nella clandestinità che egli fu allora uno dei primi attori a legarsi con il “ Teatro rapsodico ”… che, in questa lotta, non ricorse che ad un’arma unica e legittima : la parola. Il suo impegno nell’arte della scena e nell’arte della parola, che condusse Karol Wojtyla a scrivere in seguito le proprie opere teatrali, lo fece incontrare con Mieczyslaw Kotlarczyk, con cui si legò di amicizia e si esercitò nell’arte della parola a memoria, come nuovo elemento dell’arte scenica. Kotlarczyk, nella sua opera non si appoggiava solo sul romanticismo polacco, ma anche sui mistici dell’Est e dell’Ovest e su Rudolf Steiner e il suo Goetheanum a Dornach. Convinto della sua potenza (ehilà !) egli coltivava la parola, il Logos, come era stato proclamato da san Giovanni Evangelista (olà !).

« Non c’è dubbio che fu grande la sua influenza su Karol Wojtyla, il quale, quando era già cardinale di Cracovia, scrisse l’introduzione al libro di Kotlarczyk : “ L’arte della parola vivente ”, in cui questi rivelava (sic) i suoi pensieri. E’ cosi che, partendo da una fiducia eccezionale nella parola, Karol Wojtyla ha coltivato la forza e la semplicità del suo linguaggio, vedendovi molto presto (tengo a mente questo “ molto presto “ che potrebbe segnalare agli iniziati la vostra stessa data di iniziazione) la possibilità di risvegliare il senso della fraternità tra gli uomini ( !) :

« Un gruppo di persone, unanimamente sottomesse al verbo poetico (sic) assume un significato etico : il significato di una solidarietà nel Verbo (sic !), il significato di una lealtà nei confronti del Verbo. »

Vorrei fare a meno di interrompere col pur minimo commento la rivelazione del vostro esoterismo panumano dalle consonanze cristiane, e proseguo la nostra appassionante scoperta della vostra personalità occulta.

« Questa cultura del linguaggio si ritrova nei suoi discorsi di oggi, tanto nell’intonazione della voce che nella loro formulazione, e ogni volta a seconda delle circostanze del luogo in cui si reca : Messico, Polonia, Irlanda, Stati Uniti, Turchia, Africa, Francia o Brasile. Ogni volta, e questo al di là delle costrizioni (leggi : dogmatiche) e dei protocolli (leggi : ecclesiastici), la sua comprensione (parola chiave massonica) e il suo interesse per gli uomini (la sua filantropia massonica) gli permettono di incontrare ogni popolo secondo le sue proprie qualità (questo deve voler dire . presso ogni popolo, i fratelli delle logge locali), con un’attenzione tutta particolare rivolta non verso il rispetto delle istituzioni della Chiesa ma, prima di tutto verso l’uomo (dunque non avevamo le traveggole).

« Egli qualifica così il suo viaggio in Francia come sotto un segno (un segno diverso da quello della croce) di pace, di fiducia, di amore e di fede, aggiungendo a proposito di quest’ultima (perché si sappia, presso i fratelli, che non c’è nulla da temere, non si tratta assolutamente della fede in Gesù Cristo !) di fede in Dio, ma anche di fede nell’uomo. La sua fiducia in quest’ultimo traspare particolarmente dall’osservazione che fece allora :

« Là dove sono state soppresse le istituzioni religiose, dove le idee e le opere nate dall’ispirazione religiosa e, in particolare dall’ispirazione cristiana, sono state private del loro diritto di cittadinanza (dalla massoneria vittoriosa, non è vero ?) gli uomini ritrovano di nuovo (è il nuovo umanesimo, la cultura nuova, ma profana) questi stessi dati (parola che mette al bando l’idea di rivelazione e quella di vita soprannaturale) fuori delle strade istituzionali (grazie alle organizzazioni occulte, informali), grazie al confronto (massonico, in loggia) che si opera nella verità e nello sforzo interiore (o grado di iniziazione) tra ciò che costituisce la loro umanità e ciò che è contenuto nel messaggio cristiano. »

« L’uomo alla ricerca dello spirito, collocato al centro di sè stesso e che attraverso il suo combattimento interiore ritrova i valori del messaggio cristico vivente nel suo cuore, ecco una constatazione che testimonia da parte del suo autore un superamento dell’atteggiamento passivo proprio alla visione dualistica della Chiesa (non si può che essere d’accordo con Christian Leclercq, un uomo del genere ha superato la fede cristiana, per entrare nella gnosi teosofica). Fiducia nella parola da una parte e dall’altra nell’uomo ; le sue dichiarazioni non sembrano più sermoni, ma inni alla dignità umana, come il suo intervento riguardante il lavoro dell’uomo :

« … So che il lavoro è anche una necessità, talvolta una dura necessità ; e tuttavia l’uomo ne desidera la trasformazione a misura della sua dignità e del suo amore. E’ là che risiede la sua grandezza. »

« E’ nello stesso spirito del resto che egli ha affrontato i problemi della cultura e dell’educazione, riconoscendo in essi (è una preoccupazione caratteristica della setta del teosofo Steiner) il patrimonio spirituale dell’umanità, che nutre l’organismo sociale e che tocca all’uomo difendere :

« … Non permettete che questa sovranità fondamentale – la cultura – divenga la preda di qualche interesse politico od economico. Non permettete che essa divenga vittima dei totalitarismi, imperialismi o egemonie, per i quali l’uomo non conta che come oggetto di dominazione e non come soggetto della sua stessa esistenza umana. »

« Completando il quadro della vita sociale con la rivendicazione dei diritti dell’uomo, abbozza un quadro finalmente completo e sotto molti aspetti conforme alla Tripartizione sociale quale fu esaltata da Rudolf Steiner, che insisteva non a caso sulla trinità (sic) del motto francese (sic) “ Libertà, Eguaglianza, Fraternità ”.

« Riconoscendo nei giovani le forze di entusiasmo necessarie per incarnare e portare queste idee, è con un’attenzione tutta particolare che si rivolge ad essi per incoraggiarli a “ smascherare i falsi valori di questo tempo ” (ma dicendo questo voi non smascherate mai la massoneria e il comunismo, nessuna delle loro filiali, nessuno dei loro dogmi). Il suo stretto legame con i giovani ci è rivelato da due righe di uno dei suoi poemi :

« I giovani cercano una strada
Tutti i sentieri portano al mio cuore. »

« O ancora la spontaneità della sua risposta alla domanda che gli fu posta in occasione del suo ritorno a Roma : “ Quale è stato il vostro momento migliore in Francia ? ” Risposta : “ Ognuno dei miei incontri era differente e mi ha recato delle soddisfazioni differenti. Ma l’incontro con i giovani, quello si che è stato simpatico ! ” » 8.

Sembra impossibile contestare che, allora, siate divenuto steineriano, quarant’anni fa, e non ne avevate che poco più di venti ! Questo apre gli occhi e dà tutta un’altra portata ai vostri discorsi umanistici che milioni di fedeli, di preti e di vescovi ascoltano senza più intenderli, attribuendone lo stile confuso e le tenebrose audacie al vostro genio “ germanico-slavo ” a cui i Latini sono ribelli. Si tratta di tutt’altra cosa ! La vostra imprudenza, Karol Wojtyla, è stata di consentire, già cardinale, a questa prefazione al libro teosofico del vostro maestro ed amico Kotlazczyk !, una prefazione che non figura nelle rassegne delle vostre opere.

Il cristianesimo di Steiner, a motivo del quale egli ruppe con la Società Teosofica tedesca di cui era presidente, è un cristianesimo cosmico, a-dogmatico e, certamente, evoluzionista. Esso comporta una iniziazione ad una magia occultista che mette i suoi adepti in unione con forze tenebrose, che egli chiama “ entità direttrici ” che permettono l’esercizio del “ pensiero fuori del corpo ” ! Gli strumenti di diffusione del teosofismo steineriano erano e continuano ad essere il teatro, la poesia, specialmente la declamazione legata ad una danza pressoché statica, l’euritmia, e, infine e soprattutto, l’educazione della gioventù.

Inoltre, ed ecco ciò che spiegherebbe un altro sorprendente aspetto della vostra Persona e della vostra predicazione, Steiner aveva una teoria molto particolare sulla sessualità, una sorta di catarismo mitigato. Egli esortava ad una pratica di amore “ eterico ” e non più fisico, auspicando i matrimoni bianchi, di un erotismo acuto perché spirituale, che procuravano agli adepti una energia suprema, riservata agli amanti rimasti casti fino al momento più ardente dell’amore per una rara padronanza di sè stessi. Questo si accompagna ad un vero e proprio culto, uno dei sette sacramenti del quale ha il titolo di “ atto di consacrazione dell’uomo ”. E l’amico che mi informa mi dice perfino che accade che dei vescovi o dei sacerdoti svizzeri aprano le loro chiese ai discepoli di Steiner perché essi vi pratichino il loro culto apparentemente cristiano e, certamente, ecumenico.

« Rinunciare all’unione dei corpi sulla terra, è prepararsi all’unione in spirito e verità che esiste solo al di là della Soglia » … lo leggo nello stesso fascicolo di Triades, sotto il titolo : “ Le soulier de satin, de Claudel, et les manifestations du Karma ”, accompagnato da una citazione di Buddha : « Soffrire, è non poter essere uniti con chi si ama. »

Vi si trovano delle riflessioni che senza dubbio voi non disapprovereste se non per la loro forma troppo nettamente gnostica. Come questa : « Il fatto di rinunciare all’amore fisico non per una privazione imposta dall’esterno – il che sarebbe frustrante – ma per un sacrificio liberamente accettato, può divenire un fattore decisivo di progresso interiore. » Non è l’Eros coniugale ed extra-coniugale che voi predicate instancabilmente ?

E questa, che ho perfino timore a citare, per quanto vi scopre : « La grandezza di un’opera – di qualsiasi disciplina artistica – proviene dalla sostanza dello spirito che vi si trova, spesso anche all’insaputa dell’autore. Questa sostanza, se “ tocca ”, vale a dire raggiunge il nucleo più segreto delle persone confrontate nell’opera, è sempre legata alla sfera dell’Io superiore, e manifesta in qualche modo le leggi nascoste del karma. La divinazione dell’artista, la sua permeabilità alle realtà superiori proviene dal fatto che egli conduce nella sfera del sogno una vita più intensa, più attiva degli altri uomini, ed esprime con le sue opere le percezioni interiori che lo stimolano. Ora queste ricevono il loro colore per un verso dai propri antecedenti karmici, per l’altro da tutta la situazione comune dell’epoca » 9. Non è forse il vostro profetismo ?

Sì, è questo il segreto della vostra “ preghiera ”, delle vostre “ meditazioni ” trascendentali, dei vostri “  inni ” indefessi all’amore sessuale e alla Vita, alla cultura, alla saggezza, alla gloria dell’Uomo !

AMICIZIE GIUDEO-MASSONICHE

L’altro circolo a cui sareste andato a legare il vostro destino e che anche in questo caso non avete rinnegato, è quello del Tygodnik Powszerchny, l’unico giornale cattolico autorizzato in Polonia, e del resto uno dei più notevoli ed intelligenti che vi siano. Ma innanzitutto, come è possibile che il potere comunista e il potere ecclesiastico lo abbiano entrambi autorizzato e perfino sostenuto ? Ecco tutta la storia.

Nel 1945, i comunisti, che volevano attenuare il loro monopolio della stampa per dare un sembiante di pluralismo, suscitarono la creazione di un giornale cattolico. Curiosamente, essi presero contatto con la giovane équipe del Bunt Mlodyck (La Rivolta dei giovani) e di Polityka, piccoli giornali del partito bianco di Cracovia dell’anteguerra, neo-conservatori di tendenza massonica e pilsduskista ! Partigiani, inoltre, della politica filo-tedesca del colonnello Beck. Questo gruppo fonda presto non solo un giornale, ma due ; l’uno ad Ovest, l’altro ad Est. La Kultura di Geidroyc, antico redattore capo di Polityka a Parigi, per l’emigrazione polacca, principalmente ebraica, sovvenzionata dagli Stati Uniti sotto la copertura di Radio Europa Libera !, è abilmente anticattolica 10. E il Tygodnik Powszerchny, a Cracovia, che ha come redattore in capo Jerzy Turowicz, di ascendenza polacca ed ebraica, membro dell’IDOC internazionale durante il Concilio, co-fondatore del gruppo Znak che si è soliti opporre al Movimento Pax, per farlo così risultare non del tutto infeudato al comunismo. Il che evita anche di rivelarne gli agganci massonici.

Questi due giornali fraternizzano, al di sopra della cortina di ferro. Sono modernisti con discrezione, aperti, liberali. Teilhardisti, mondialisti. Pietra di paragone : non perdono un’occasione per screditare Dmowski e la sua opera storica e per esaltare il ricordo di Pildsuski. Come fa presso di noi la stampa cattolica, che insulta Maurras e l’Action Frangaise e non perde occasione per portare alle stelle Jaurès o Mendès.

Voi siete stato in relazione con il Tygodnik Powszerchny fin dalla sua fondazione, come delegato degli studenti in teologia della università Jagiellonica e presto come vice presidente dell’associazione degli studenti, il famoso Bratniak. Il cardinale Sapieha favoriva d’altra parte la creazione di questo giornale cattolico, in mancanza di meglio, e desiderava associarvi dei sacerdoti di fede sicura e di grande intelligenza per conservarne uno spirito veramente cattolico. Anche allora, come sempre, pensò a voi, riponendo le maggiori speranze sulle vostre evidenti capacità. Fu cosi che cadeste sotto l’influenza di Jerzy Turowicz. Di ritorno da Roma, collaboraste al giornale in due forme : con il vostro stesso nome vi pubblicaste articoli di filosofia e di etica, e con lo pseudonimo di Andrzej Jawien delle opere letterarie, poetiche e liriche… abbastanza esoteriche, bisogna convenirne.

Una volta vescovo ausiliario, diventerete l’efficace protettore di questo giornale. Avrete dei “ discreti contatti con le autorità in suo favore ” in molte occasioni difficili. E, ciò che è più grave, lo libererete dal controllo ecclesiastico, fermamente mantenuto dal vostro predecessore, sopprimendo per esso l’obbligo del Nihil obstat e dell’Imprimatur. 11

Immagino che in Polonia i lettori del Tygodnik Powszerchny sono persuasi di avere in esso e nel gruppo Znak il contraltare giusto e cattolico ai maneggi del Movimento Pax. E infatti, questo movimento opportunista e progressista tendeva a riunire la Chiesa al potere comunista, senza andare troppo per il sottile per quanto riguarda i mezzi e la religione. Esso aveva una sezione anti-trozkista ed anti-giudaica, il che valse al figlio di Piasecki di essere assassinato nel 1978 , i suoi assassini, perfettamente conosciuti, si sono rifugiati in Israele.

E’ evidente che la giusta animosità suscitata contro Pax, il partito rosso, ha favorito il reclutamento di Znak e del KIK, il partito diretto dal vostro amico Tadeus Masowiecki, il partito bianco. Significa che questi difendono la fede cattolica e gli interessi della Chiesa ? Non ne sono sicuro. Temo che essi abbiano addirittura, come il loro alleato esterno, il gruppo di Kultura, tutt’altri progetti, come quello del KOR e dello scrittore improvvisamente celebrato in tutto il mondo, Adam Michnick : infiltrare il movimento cattolico di massa, Solidarnosc, per assumere il controllo della Polonia, rinnovando l’avventura già riuscita a Pildsuski. Farebbe piacere sapere che il Papa polacco ne fosse consapevole e lo disapprovasse.

Così, voi avete trascorso i vostri anni decisivi nell’intimità di un inquietante mistico laico, Ian Tyranowski, di un mago teosofo steineriano, Mieczyslaw Kotlarczyk e di un liberale aperto alle idee e alle opere massoniche, Jerzy Turowicz. Prima di andare a Lublino a studiare Max Scheler !

LA FRATTURA A CRACOVIA

La vostra nomina a vescovo ausiliare di Cracovia risale al 1958, quella di vicario capitolare, dopo la morte di mons. Basiak, al giugno 1962. Eravate allora il più giovane amministratore di diocesi in Polonia, e sarete, nel 1968, a quarantotto anni !, arcivesco-metropolita di Cracovia. Vale a dire che per vent’anni avete potuto governare pastoralmente questa diocesi-pilota in tutta indipendenza. I vostri biografi sono d’accordo sul fatto che fu un grande cambiamento, ma non sanno definirlo chiaramente.

La maggior parte lo presentano come aggiunta del nuovo all’antico, come una sorta di “ surriscaldamento ” che portò l’ardore pio, militante, apostolico ad un alto grado di spontaneità e di creatività. Invece della routine, l’entusiasmo, lo zelo, il disinteresse… Il paralitico si mette a camminare e lo zoppo getta le sue stampelle. 12

Uno studio attento dei documenti fa scoprire ben altra cosa. Non certo un riformismo di superficie, ma un cambiamento profondo. Non osiamo dire un cambiamento di religione. Almeno, e ciò gli assomiglia, un cambiamento del “ vissuto ” della religione. Non è l’etichetta del flacone che diviene più seducente, è il contenuto che viene cambiato, e contrariamente a ciò che pensa della gente vana, sarebbe meglio conservare il nome e l’etichetta abituali, perché la clientela accordi sempre la stessa fiducia al fabbricante nel momento in cui lancia un nuovo prodotto.

Ecco qui. Un vescovo molto giovane succede a due venerabili Principi-vescovi della vecchia scuola, quella di san Pio X, antimodernista ed antidemocratica, è opportuno dirlo. Un intellettuale, un professore di filosofia, succede a degli ecclesiastici attaccati ai loro dogmi, al loro diritto canonico, alle loro tradizioni liturgiche e popolari. E’ la religione utile che cambia ? No, è il sentimento della utilità della religione. Si gioca tutto non sugli articoli del Credo, ma su questa prima parola, su questo primo atto : “ Credo ”.

Fino al vostro avvento, l’arcivescovo-metropolita di Cracovia aveva la stessa fede del suo popolo : La religione doveva essere, essa si imponeva ad ognuno e a tutti, credenti o non credenti, buoni e cattivi, perché Dio è il padrone delle nostre esistenze, perché Egli ci ha creato, riscattato, lavati con il battesimo, arruolati cosi come fedeli cristiani e membri sottomessi della Chiesa. Nessuno pensa a tentennare se rimane cattolico. Tutti sanno che la vita non è che un passaggio difficile, un tempo di prova, una “ valle di lacrime ”. Occorre pregare molto, come si è sempre pregato, fare penitenza, soffrire, portare la propria croce, vincere il peccato, temere l’inferno, morire confortati dai sacramenti della Chiesa, per andare finalmente in Paradiso, unico oggetto delle nostre fatiche.

Poiché questo non è facile, come anche per numerose ragioni storiche, politiche e morali, vi è una quantità di persone che vivono ai margini, che rifiutano, che sono ostili. Con le quali bisogna vivere, di cui occorre fuggire l’influenza, dalle quali è necessario talvolta soffrire persecuzioni, ma che si devono combattere se si vogliono preservare i diritti sacri della religione cattolica, e lo vogliamo ! Così a Cracovia, ci sono degli ebrei, dei massoni, solidamente radicati, degli apostati e dei peccatori pubblici, scomunicati. Ed ora vi sono comunisti, nuova piaga, che accaparrano tutti i buoni posti dalla fine della guerra.

Capita di vivere così, fin da mille anni esatti ! Si riesce perfino a salvarsi. Ecco una società chiusa, stagnante, ripiegata su sè stessa e sulle sue certezze, i suoi riti, le sue usanze e i suoi costumi, immobilizzata nei suoi conflitti, recenti o secolari, tutti insolubili. E tuttavia si geme, si prega, si lotta, si spera che verrà nuovamente un giorno in cui ogni autorità politica e sociale sarà resa a Cristo Re, a Maria Regina della Polonia, per la gloria di Dio, la libertà e l’esaltazione della santa Chiesa, la conversione degli infedeli e la ritrovata unanimità della Polonia cattolica liberata.

Voi arrivate ai posti di responsabilità in questa Chiesa bloccata, con la vostra “ utopia ” contraria di una società libera, aperta, fraterna. Certo siete dello stesso paese e sembrate assumere pienamente questa maniera di vivere, di pensare, di sentire. Giocate con disinvoltura e fortuna il vostro ruolo episcopale, conosciuto da voi fin nei suoi minimi obblighi ancestrali. Ma sognate la metarmofosi delle istituzioni nella loro profondità. Voi vi infonderete l’Amore, la semplicità, la spontaneità, la libertà nelle relazioni di ognuno con voi, di voi con tutti, per cambiare la vita, da grigio in rosa. Vi infonderete la considerazione, dimenticata, trascurata, cioè riprovata, dei valori umani, della dignità di ognuno, della libertà di coscienza e di azione, della diversità delle situazioni particolari e della loro ricchezza propria, dell’importanza dell’atto personale, dell’impegno responsabile, del momento presente, della vita sulla terra, della esistenza di tutti…

Invece di vivere quaggiù per il Cielo, di amare Dio per timore dell’inferno e il prossimo per obbedienza a Dio, voi comincerete ad insegnare agli altri a vivere sulla terra per la terra stessa, ora per il tempo presente, nell’amore di ogni uomo per la sua stessa umanità, e di non aspettare l’ai di là per felicitarsi di vivere bene e di amare bene. Invece di predicare il dovere, la legge di Dio, l’autorità dei superiori, la dedizione al bene comune, con la decima e con l’imposta, attraverso l’impegno politico, il sacrificio del sangue, voi preferite mostrare l’altro aspetto delle cose… Voi insegnate loro che si può anche vivere bene, e meglio, nel rispetto dei diritti di ognuno e nello sviluppo individuale voluto da Dio ! Voi li inviterete alla libertà, alla creazione di beni materiali e culturali che arricchiscono l’uomo e la società, piuttosto che ripetere il merito della sofferenza, della povertà e della rinunzia. « Gioia e speranza », come il Concilio intitolerà la sua Dichiarazione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, piuttosto che « tristezze ed angosce » !

E anche che bisogna fare la pace con gli altri, riconciliarsi con il mondo qual’è, abbandonando l’idea ossessionante di una riconquista politica per conto di Cristo Re e di Maria Regina ! Al contrario, occorre riconoscere la sincerità dell’avversario e la parte di verità delle sue idee, perché non tutto in esse è falso. Non giudicare tutto in rapporto all’Inferno e al Paradiso, di cui non si sa niente concretamente, ma piuttosto in rapporto alla pace, alla giustizia, all’amore, alla cultura, nella società umana attuale, terrestre, in vista del suo progresso.

Di fatto, l’analisi sistematica dei vostri scritti e dei vostri discorsi me lo ha mostrato or non è molto, questa sostituzione di una forma di esistenza a un’altra, di una pastorale umanista ad una pastorale strettamente religiosa, di un’etica di libertà, di felicità, di solidarietà ad un’altra, tutta di sottomissione, di rinuncia e di sacrificio, non era innocente. Essa era la realizzazione, la prassi, secondo il termine a cui siete affezionato, di una nuova antropologia. E voi sapete bene che questo costituisce un profondo rovesciamento della teologia e della religione. Al teocentrìsmo ossessivo, voi sostituirete un antropocentrismo cosciente e deliberato, quello stesso degli atei, degli agnostici, degli hegeliani e dei marxisti in mezzo ai quali occorre ormai vivere, instaurando questo umanesimo al centro della fede cristiana per farne un immenso omaggio a Dio e al suo Cristo, non sfruttatori dell’Uomo, ma suoi liberatori !

I sacerdoti ed i cattolici di Cracovia erano evidentemente ben lontani dal sospettare qualcosa di questo. Ci dovette essere tuttavia qualche spirito lucido, qualche sguardo penetrante, che vi decifrò, ma le loro voci furono soffocate. Vi si lodava per le vostre entusiasmanti qualità naturali, legate ad una cosi grande pietà. E intanto, progressivamente il mondo si preparava a celebrarvi come l’uomo provvidenziale. Non il teorico di una rivoluzione umanistica atea, beninteso ma il prestigioso realizzatore di una riforma della Chiesa già certa del successo.

Giunse opportunamente il Concilio. La novità di Cracovia andava a raggiungere la novità di Roma e di tutta la Chiesa, credo perfino a guidarla.

 


(1) Cfr. L’illusion polonaise, in CRC n. 143, luglio 1979. Cfr. anche : Pologne catholique contre Pologne magonnique : une lettre d’un ami polonais, in CRC n. 145, settembre 1979.

(2) Sulla storia che stiamo per riferire, cfr. G. CASTELLAN, Dieu garde la Pologne. Histoire du catholicisme polonais (1795-1980), Laffont, Paris 1981. Ma le mie informazioni si basano principalmente su fonti manoscritte.

(3) Testimonianza di Jan Bielatowicz, Capo della Mlodziez Wszechpolska, (Gioventù nazionalista) a Cracovia.

(4) C. FALCONI, Le silence de Pie XII, Rocher, Paris 1965.

(5) M. MALINSKI, Il mio vecchio amico Karol, Ed. Paoline, Roma 1983 p. 52.

(6) G. BLAZYNSKI, Jean Paul II, un homme de Cracovie, Stock, Paris 1979, pp. 141-142 ; cfr. CRC n. 186, febbraio 1983.

(7) G. MALINSKI, Il mio vecchio amico Karol, cit., p. 18.

(8) Cfr. Triades, autunno 1983, n. 1, pp. 82-86.

(9) Op. Cit. pp. 93-94.

(10) Cfr. Pologne 1980-1982 – Ombres et Lumières del Dr Kozanecki (Narodiwiec F – 62302 Lens, Francia).

(11) Cfr. G. BLAZYNSKi, cit., p. 167.

(12) Rinvio ai miei più recenti studi : K. Wojtyla, sa vie, ses idées, in CRC nn.186-187, febbraio-aprile 1983.