La Controriforma cattolica nel XXImo secolo
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LIBER ACCUSATIONIS SECUNDUS

1. Sulla trascendenza e regalità dell’uomo :
la vostra bestemmia

VOI avete trattato della Regalità di Nostro Signore in più occasioni e sempre in modo convergente. Io seguirò qui da vicino e citerò integralmente quella del vostro Dialogo con André Frossard, NON ABBIATE PAURA, in cui la parte attribuitavi è stata di fatto scritta, riveduta e accuratamente messa a punto da voi, prima della sua pubblicazione nel 1982. Questo libro non ha provocato, almeno a mia conoscenza, che recensioni lusinghiere in tutto il mondo. Esso esprime senz’altro il vostro pensiero. Voi avete voluto che fosse una rivelazione, o piuttosto una comunicazione, a tutta la Chiesa, della vostra esperienza religiosa personale. Vi avete impegnato la vostra fede.

Orbene, ecco ciò che si legge alle pagine 189-193 che incrimino. Il vostro interlocutore vi domanda : « E’ possibile trarre dal Vangelo una politica e all’occorrenza delle istituzioni sociali ? » Per rispondere, voi evocate “ il dialogo tra Cristo e Pilato ” :

« Gesù di Nazareth, accusato di volersi fare re, risponde dapprima al suo giudice negando : “ Il mio regno non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servi combatterebbero perché non fossi consegnato a coloro che mi perseguitano (il testo sacro dice : “ agli ebrei ”). Ma il mio regno non è di qui ”. Pilato osserva giustamente che questa negazione contiene un’affermazione. Domanda dunque per la seconda volta : “ Cosi, tu sei re ? ” Allora Cristo risponde affermativamente : “ Sì, io sono re. Sono nato e venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è della verità ascolta la mia voce ” »1.

Dopodiché, voi passate dall’Evangelo di Gesù Cristo al Concilio Vaticano II. Voi saltate i secoli, indifferente al violento anacronismo, saltate dal cristianesimo secolare fino all’umanesimo moderno, e affermate il legame di questo con quello,… “ trasparente ” ! Bisogna impuntarsi e cessare già di credervi ? Frossard preferisce seguire il consiglio di Pascal 2 : prendere l’acqua benedetta e far finta di niente, al più presto !, per conservare il suo papismo di fondo. Proseguiamo dunque con lui la nostra lettura :

« Mi sembra trasparente il percorso da queste parole a quelle della Gaudium et Spes : “ La Chiesa, che, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico (tutto ciò lo si può ammettere facilmente, ma invero ci inclina anche ad avallare il falso), è insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana ” (ecco infatti la falsità alla quale, senza allarmarci, soccombiamo). Il campo di applicazione di queste due dichiarazioni, l’una di Cristo di fronte a Pilato, l’altra della Chiesa nel 1965, non è esattamente lo stesso » 3.

E’ troppo poco ! Non è per niente lo stesso. Non c’è alcun legame logico, nessun rapporto ontologico tra la divina parola di Cristo e la confusa dichiarazione conciliare. Metterli in relazione, impiegando l’immenso prestigio e l’autorità della vostra Persona, è una “ violenza istituzionale ”, come oggi si dice, o almeno un’ “ alienazione ”, e della peggior specie, un’alienazione mentale dello schiavo sottomesso al capriccio del suo padrone. Ma voi sapete ciò che volete : divinizzare il Concilio nelle sue affermazioni più audacemente umanistiche e rivoluzionarie, umanizzare Gesù Cristo fin nelle sue parole e nei suoi atti più palesemente divini. Per far questo, procedete per tappe.

IL CRISTIANESIMO NON E’ UNA POLITICA

Innanzitutto, voi separate il nostro cristianesimo da ogni politica con cura estrema, anzi eccessivamente, di un eccesso calcolato. Esso, dite, non ha nulla a che fare con la politica.

« Il Concilio constata che la Chiesa quale comunità non ha carattere politico, non è uno Stato. Davanti a Pilato, Cristo nega che il suo potere sia politico. Tuttavia, i due campi di applicazione, benché non combacino, si toccano da vicino. Il potere politico spetta alle comunità politiche (almeno, questa è la tesi democratica e comunista ; per i popoli civili di un tempo e per la Chiesa di sempre, il potere appartiene, in virtù della delega divina, alle persone constituite in autorità) ; la Chiesa, comunità instaurata da Cristo, non aspira ad un simile potere. Essa non è legata ad alcun sistema, dice il Concilio. In questo senso preciso, la “ politica ” non corrisponde né alla sua natura, né ai suoi principi, né alla sua finalità. Il “ regno ” che si realizza in essa “ non è di quaggiù ”.

« Una Chiesa che si identificasse con lo Stato cesserebbe di essere se stessa. Cesserebbe di essere Chiesa. L’esperienza di duemila anni ha confermato che questa frontiera spirituale non è stata mai e in nessun modo varcata. Nonostante diverse forme di dipendenza della Chiesa nei confronti dello Stato e dello Stato nei confronti della Chiesa, malgrado l’esistenza degli “ Stati pontifici ”, la Chiesa è sempre rimasta Chiesa. Il limite stabilito da Cristo si è rivelato più forte di tutte le prove della storia » 4.

Questa distinzione, questa separazione, questa opposizione uguale e reciproca della Chiesa e dello Stato, della religione e della politica, apparirà a molti forzata, sia nella “ tesi ” che nell’ “ ipotesi ”, sia nella teoria che nella pratica. Le si opporrà la dottrina costante della Chiesa e le numerose forme d’intesa e di cooperazione tra i due poteri, tra le “ due spade ”, ch’essa ha istituito attraverso i secoli per il maggior bene della Cristianità.

A dire il vero, le vostre affermazioni vanno contro la dottrina cattolica tradizionale, e allorché pretendete allineare la storia della Chiesa sulle vostre teorie, i fatti le smentiscono fin troppo chiaramente. Ma Frossard giunge in vostro soccorso, opportunamente, e così potete persistere nel vostro liberalismo che spiega la celebre massima di Montalembert : “ Libera Chiesa in libero Stato ”. Il ruolo della Chiesa non è politico, non più di quello del suo Fondatore, e la prova sta nel fatto ch’Egli politico non lo è mai stato ! Così essa Gli è stata fedele da sempre, ed anche oggi. Il Vaticano II è dunque d’accordo con il Vangelo su questo… e sul resto ! Il resto ? Eccolo :

IL CRISTIANESIMO E’ UN UMANESIMO

Difatti, entrate nella seconda fase della vostra dimostrazione. Il ruolo di Cristo e della Chiesa non è politico. Qual’è dunque ? Eh ! E’ quello che Gesù dichiara a Pilato, quello che il Concilio Vaticano II dichiara al mondo moderno – poiché, voi ve ne fate garante, i loro linguaggi concordano :

« Ritorniamo – voi dite – al nostro parallelo. La seconda parte della risposta a Pilato e la dichiarazione del Concilio sembrano concordare più strettamente : infatti rendere testimonianza alla verità e salvaguardare il carattere trascendente della persona umana è tutt’uno » 5.

Dapprima lo suggerite : “ sembrano ” Poi l’imponete come evidente : “ è tutt’uno ”. Così conducete i vostri docili lettori, in piena alienazione mentale !, dalla VERITÀ’ testimoniata dal Figlio di Dio e per la quale Egli va a morire, dal suo Vangelo di salvezza, all’ERRORE assurdo e solforoso che questo Concilio sciagurato ha improntato alla retorica dei peggiori nemici di Dio, degli anticristi della nostra epoca, che fanno dell’uomo un dio. Tra questo e quella, “ tra Cristo e Belial  ” (II Cor., 6,15), quale rapporto ? Nessuno. E voi, voi date come scontata l’identità della divina Rivelazione con questo svelamento di Satana.

« Il carattere trascendente della persona umana » è dunque una verità ! – una verità evangelica ! – nel cui nome i cristiani rendono testimonianza e soffrono persecuzioni da secoli ? Molto di più : se vi si legge attentamente, è la verità totale, l’unica verità per la quale Cristo è morto in croce !

Accondiscendete a tentare un abbozzo di prova : « Poiché l’uomo esprime e realizza la trascendenza che gli è propria per mezzo del suo rapporto con la verità » 6. Quest’allineamento di parole è un ponte sospeso, immaginario, catena di concetti idealisti, che va dal cristianesimo cattolico all’umanesimo ateo contemporaneo, o, il che è lo stesso, dall’Evangelo di Cristo al vostro umanesimo secolarizzato.

La VERITÀ’ per la quale è morto Nostro Signore Gesù Cristo concerne Dio suo Padre e Lui stesso, nella sua unica, sacra, inviolabile e inaccessibile Santità, vale a dire “ trascendenza ” di Figlio di Dio, unico Re dell’universo e Salvatore del suo popolo. L’ERRORE che a questa verità voi pretendete indentificare, anzi sostituire !, sotto il concetto kantiano di “ trascendenza ”, consiste nel proclamare che l’uomo è al di là di tutto, senza proporzione, e dunque senza relazioni che non siano sovrane, con gli esseri di questo mondo. Così voi strappate dal capo, dalle spalle, dalla destra di Gesù Cristo la sua corona, il suo manto, il suo scettro e la sua mano di giustizia, attributi e insegne della sua regalità, per rivestirne l’Uomo. « Questa trascendenza della persona umana – voi dite, come se fosse cosa scontata – manifesta la sua “ regalità ”. Si tratta qui di una dimensione universale che riguarda ogni uomo e per conseguenza tutti gli uomini » 7.

Tante incongruenze quante parole. “ Il rapporto dell’uomo con la verità… ” , cosa vuol dire ? Assolutamente niente di chiaro… “ esprime la trascendenza che gli è propria…  ” in rapporto a chi e a che cosa ? alle cose, agli animali, ai gruppi sociali, ai poteri politici,… al potere ecclesiastico ? Non si sa ! “ … e la realizza ” : ma come si può e si deve realizzare ciò che già si possiede ? Come ci si potrebbe fare trascendenti se dapprima non lo si fosse ?

Infine, voi dite, “ questa trascendenza manifesta la sua regalità ” , la regalità dell’uomo, di ogni uomo. Ma si tratta di una regalità di nascita o di conquista ? Antecedente alla realizzazione della sua trascendenza o soltanto successiva ? Regalità su chi e su cosa ? Politica, morale, metafisica, religiosa ? Ognuno è re, e tutti lo sono ? Essendo trascendente, ogni uomo è dio, e dunque è re : ecco un vangelo davvero lusinghiero. Ognuno è anche papa ? Tutto ciò è assurdo ; e, d’un tratto, diventa mostruoso.

UN UMANESIMO E NON UNA RELIGIONE

E’ a questo punto, Beatissimo Padre, che proferite questa bestemmia : « Cristo è re in questo senso, perché in lui, nella sua testimonianza resa alla verità, si manifesta la “ regalità ” di ogni essere umano, espressione del carattere trascendente della persona. E’ questa l’eredità che appartiene alla Chiesa » 8.

Questa bestemmia è il punto culminante del vostro discorso sacrilego che priva Dio della sua regalità per conferirla all’Uomo, a quest’idolo che ogni uomo, tutti gli uomini del nostro tempo sono invitati ad adorare, onorare, scegliere e servire in loro stessi, in luogo e al posto dell’Uomo-Dio, Gesù Cristo. Molto peggio : voi rendete Nostro Signore araldo di quest’umanesimo idolatra, martire di questa causa – empia fra tutte – della dignità, della regalità, della trascendenza dell’uomo. Ed ecco che rendete la Chiesa erede di questa missione ! Predicare la regalità dell’Uomo, praticare il culto dell’Uomo, servire fino alla morte l’Uomo, re trascendente. In luogo e al posto di Dio, di Dio solo !

Non si potrà dire che vi ho frainteso, quando tutto quel ritiro che predicaste davanti a Paolo VI nel 1976, pubblicato col titolo Segno di contraddizione, ha per istanza principale questa sostituzione dell’uomo a Dio per mezzo di Gesù Cristo. Dico bene : servendovi della dualità di natura nell’unica Persona di Gesù affermata dalla nostra fede cattolica, praticando la più strana “ comunicazione di idiomi ” mai fatta, voi devolvete gli attributi della natura divina alla natura umana in Cristo, per quindi persuaderci che le appartengono come proprie, e dunque proprie a ciascun uomo ! Odioso furto che rinnova quello proposto da Satana al primo uomo !

Cosa dite dunque, in questo ritiro al papa Paolo VI, come pio commento al “ Terzo mistero : l’incoronazione di spine ” ? Questo :

« Ed ecco, sta davanti a noi il Cristo nella verità del suo regno. Pilato dice : “ Ecco l’uomo ”. Appunto ! Tutto il carattere regale di uomo, tutta la sua dignità – che Gesù è venuto ad esprimere e rinnovare – s’inglobano adesso in Lui. Ebbene, è noto che questo è il carattere regale tante volte sopraffatto, gettato a terra, affondato nel fango. E’ anche noto che questa è una dignità in tanti modi umiliata. Gesù è venuto per rivelare il carattere regale dell’uomo, ci ricorda oggi il Concilio Vaticano II (Lumen Gentium, 9,10, 26, 31, 36,). Ed ecco, davanti a tutta l’umanità sta Gesù coronato di spine ! La Dignità è acquistata a prezzo del Sangue del Figlio di Dio ! » 9.

E’ quella stessa bestemmia, quello stesso sacrilegio che fa ricevere a Gesù la sua regalità umana da Adamo, invece che dal suo Padre Celeste. E la sua missione, la sua redenzione, consisterà soltanto nell’ “ esprimere ”, nel “ manifestare ”, quindi nell’insegnare agli uomini la loro propria trascendenza e regalità, per “ restaurarla ”, “ riscattarla ”, nel caso che l’abbiano perduta o alienata.

Più avanti, voi rinnovate questa bestemmia spacciandola come Vangelo del Signore e messaggio del Concilio. Del Concilio, forse, ma del Signore, mai !

« Se il mistero dell’Incarnazione, cioè il Cristo storico e quello mistico ( ?), svela il mistero dell’uomo all’uomo, cioè all’uomo di tutti i tempi e di tutte le epoche (e dunque di tutte le religioni o irreligioni, non è vero ?), allora esso riassume in sé ciò che per l’uomo è essenziale e costitutivo, e Cristo esprime tutto ciò sia con la sua Parola che col suo Atto… Quest’idea della Lumen Gentium va organicamente collegata con il pensiero centrale della Gaudium et Spes, in cui Cristo è presentato come un “ rivelatore ” del pieno mistero dell’uomo e della sua dignità. Il Concilio in diverse circostanze mette in rilievo che l’essenziale dignità dell’uomo è strettamente unita col messaggio di Cristo, con il suo Vangelo, che agisce come il lievito, che sempre risveglia sia la coscienza di quella dignità, sia il continuo bisogno della sua ricerca e della sua realizzazione.

« Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, si fa lui pure più uomo, si legge nella Gaudium et Spes. E più avanti : “ Nessuna legge umana può assicurare la dignità personale e la libertà dell’uomo come l’assicura il Vangelo di Cristo, affidato alla Chiesa ” » 10.

Ed eccoci nuovamente ricondotti “ davanti al tribunale di Ponzio Pilato ”, dove « è avvenuto il colloquio in cui si manifestò in piena luce la grandezza della Verità e tutta la dignità dell’Uomo (maiuscola !) che ne rende testimonianza… »

« Non c’è alcun dubbio che da questo interrogatorio la verità è apparsa come una realtà che costituisce il Regno di Cristo e, nel contempo, la dignità dell’uomo (con la minuscola : di tutti e di ognuno). Cristo, grande Profeta (sic !), è Colui che annuncia la Verità divina e anche Colui che rende manifesta la dignità dell’uomo collegata con la verità », poiché « la verità possiede in se stessa una dimensione divina, appartiene alla natura di Dio stesso, s’identifica con la Parola eterna. Nello stesso tempo, costituisce una dimensione essenziale della conoscenza umana e della sua esistenza, della scienza, della sapienza, della coscienza umana, a cui conferisce il loro proprio senso. Ogni uomo nasce nel mondo per rendere testimonianza alla verità a seconda della sua vocazione particolare. » 11

Gesù uguale agli altri ! « Attraverso le parole pronunciate nel colloquio con Pilato, Gesù il Cristo è sempre presente nel mistero dell’uomo » 12. Quando ci direte dunque che Gesù rimane permanentemente nel… mistero di Dio, nel seno del suo Padre ?

Ritornate nuovamente a questa regalità dell’uomo, che vi sta molto a cuore, nel capitolo XVI di questo Ritiro che piacque tanto a Paolo VI e ai cardinali presenti da considerarvi fin da quel momento come papabile, capitolo dal titolo evocatore : Il mistero dell’uomo : la coscienza. Evocando dunque questo mistero, che è quello della regalità dell’uomo, voi reiterate la vostra bestemmia abituale, e, fatto importante, affermate che appartiene alla dottrina stessa del Concilio – del che non dubitiamo affatto. Ma aggiungete, rivelando a chi questo Concilio teneva cosi tanto a piacere, chi v’ispirava un cosi gran numero di sacrilegi e di bestemmie :

« La dottrina conciliare a questo proposito sembra essere specialmente affine al modo di sentire e di pensare dell’uomo contemporaneo. Proprio qui, dove almeno dal punto di vista “ verbale ” potrebbero sorgere delle difficoltà. L’uomo d’oggi, soprattutto nella nostra società democratica – democratica di fatto oppure di nome ! – si è molto allontanato da categorie come “ re ”, “ regno ” oppure “ regnare ” » 13

Ebbene ! La regalità di cui tratta l’Evangelo non ha nulla di urtante né di irritante per quell’uomo moderno che nondimeno non ammette più un Dio, essendo un democratico che non ammette più un re, in quanto è lui stesso, l’uomo moderno, il democratico qualunque, che va a paludarsi con questa trascendenza e regalità ! « Il munus regale (che, secondo il Concilio Vaticano II e voi, Gesù rivendica di fronte a Pilato) non è soprattutto il diritto di dominio sugli altri, ma è una manifestazione del “ carattere regale ” dell’uomo. Quel carattere regale è impresso nella struttura stessa della personalità umana » 14.

Al punto in cui siamo, preferirei considerarvi pazzo piuttosto che idolatra. E di fronte a una tale bestemmia, lo Spirito Santo in me esclama : Anatema ! Anatema !

« E’ un fatto – proseguite imperturbabilmente davanti a Paolo VI e al gruppo di cardinali della sua curia postconciliare, soddisfatti, a quanto pare – che il Vaticano II nella “ praxis ” umana vede la manifestazione del “ carattere regale ” dell’uomo, la sua dominazione sopra la terra, la natura e il mondo. Vanno sottolineati due termini come appartenenti al vocabolario biblico ed evangelico : la “ Dominazione ” e la “ regalità ” »… Dio mio, Dio mio, che rabbia veder attribuita agli Scrittori sacri questa dottrina dell’orgoglio umano che è quella a loro più nemica, più estranea ! al posto della dottrina della sottomissione salvifica dell’uomo al dolce regno del suo Dio e Salvatore ! E che rabbia vedervi vaticinare che “ il lavoro crea l’uomo ” : « Si, crea, ma perché è un lavoro, cioè un agire, una “ praxis ” dell’uomo : “ actus personae ” » 15.

« La dottrina conciliare sulla “ regalità ” dell’uomo va ancora più a fondo… » 16 Inutile. Ne sappiamo abbastanza su questo capitolo del vostro umanesimo che, pur non spogliando esplicitamente Dio di tutte le sue infinite perfezioni, né il Cristo del suo mistero specifico di Figlio di Dio Salvatore, accorda tuttavia all’Uomo, in nome della Rivelazione divina, evangelica… e conciliare, una trascendenza, dignità, grandezza senza pari, regalità, potenza di autocreazione e di autorealizzazione, fino al punto di sviare verso di lui, a ogni pié sospinto, l’onore, la lode e il culto che fino a quel momento le Sacre Scritture, le preghiere e le omelie della Chiesa riservavano a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, alla Beatissima Vergine Maria, agli angeli e ai santi.

Resta che ci facciate sapere a quale praxis questa teoria impegna il cristianesimo. Nel vostro dialogo con Frossard, infatti, preparate da lontano quest’ultimo svelamento del vostro umanesimo, allorché, volendo ad ogni costo che il Cristo, davanti a Pilato, abbia reso testimonianza alla regalità dell’uomo, aggiungete : « E’ questa l’eredità che appartiene alla Chiesa » 17.

UN UMANESIMO E UNA SOVVERSIONE

Non dimentichiamo che, all’inizio di questo dialogo con Frossard, era in questione la politica, il ruolo di Cristo, della Chiesa, e infine del laico cristiano nella politica. E ora che credete di averci convinto della trascendenza e della regalità dell’uomo nell’assoluto della teoria, ora contate di farcele accettare, servire e difendere nella pratica, nella vita, nella politica…

« La sua domanda toccava il problema “ la Chiesa e la politica ”, da cui il mio riferimento alla risposta di Cristo a Pilato – dite di passagio a Frossard -. Tuttavia non siamo ancora arrivati alla conclusione del problema. Lei mi chiede se si può ricavare una politica dal Vangelo, poiché la Chiesa contemporanea, precisamente nel nome di questo Vangelo, pone così fortemente l’accento sulla politica e la giustizia sociale. Se la risposta di Cristo a Pilato non esaurisce tale questione, la sua luce ci è indispensabile in un campo di primaria importanza per la testimonianza da rendere alla verità – dunque al carattere trascendente della persona umana. Questo campo è la politica » 18.

E’ senza dubbio entrato nella testa delle migliaia di vostri lettori, dei milioni dei vostri uditori : la Chiesa non fa politica. Se interviene nella politica, lo fa secondo l’esempio e il comando del suo Signore : non per idee o interessi di natura temporale, ma per rendere testimonianza alla Verità. Tutto ciò è molto santo, nobile, buono. Ma voi aggiungete – perdonatemi, Beatissimo Padre -, aggiungete subito questa enorme menzogna : rendere testimonianza alla verità significa testimoniare il carattere trascendente della persona umana. C’è di peggio, umanamente parlando : in politica, è una ignominia, è un principio di sovversione e di anarchia senza limiti. E d’altronde, voi stesso state per spiegarlo.

Tutto questo è troppo grave perché io non vi citi integralmente. Ancora una volta, infatti, procedete per tappe. Prima di tutto, spiegate cos’è la politica :

« Secondo la tradizione aristotelica, la politica coincide più o meno con l’etica sociale. Per i moderni, si tratterebbe piuttosto di una tecnica di governo, tecnica pesantemente gravata di utilitarismo, come testimonia il famoso trattato di Machiavelli. Nel primo caso, la politica avrebbe anche il significato di giustizia sociale. Nel secondo, no » 19.

Vi farò notare – benché ciò non sia proprio rispettoso, ma al punto in cui siamo le forme passano in secondo piano – che non sapete cos’è la scienza politica, quella vera, quella che fa vivere le società e la cui mancaza le fa perire, ahimé l nelle lacrime e nel sangue. La politica non è, come pare che crediate, l’arte di conquistare il potere con la forza, la corruzione e l’astuzia, per poi conservarlo con questi stessi mezzi fetidi. Meno ancora è un’etica sociale, uno sforzo di far regnare la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza tra gli uomini… l’altro polo della vostra alternativa. Essa consiste nel discernere il bene comune della nazione, proteggerlo e difenderlo con tutti i mezzi possibili e leciti. Il bene comune, ossia la sovranità e l’unità della nazione contro ogni disordine interno e ogni minaccia esterna. Questo presuppone l’esistenza della diplomazia, dell’esercito, della polizia, della magistratura.

A questo proposito, nonostante la vostra ignoranza totale di ciò che è la politica, scrivete un paragrafo eccellente, quasi trascritto da un manuale, che riassume chiaramente l’insegnamento tradizionale : « Quando la Chiesa si pronuncia nelle questioni politiche, lo fa in conformità alla sua missione d’insegnare che riguarda per principio le questioni di fede e di morale. Essa fornisce ogni volta l’interpretazione appropriata del diritto morale esplicitamente contenuto nel Vangelo o da esso confermato. In questo senso la Chiesa insegna l’etica sociale, lasciando alle persone competenti il compito di governare… » 20. Qui, però, non andate fino in fondo nella dottrina cattolica : la Chiesa non soltanto insegna la legge divina, ma ne comanda l’osservanza agli stessi re e potenti della terra ; di più, ne sanziona e punisce le loro violazioni. Come voi avreste potuto e dovuto fare in diverse occasioni, soprattutto nel caso orrendo della legislazione abortista. Qui, in questo esercizio della missione divina della Chiesa, vi trovo troppo timido.

Ma nella missione umanistica che il Concilio e voi stesso avete inventato per la Chiesa ed per ogni cristiano, e che ci illustrate subito dopo, esagerate – e di parecchio – fino a rendere impossibile l’esercizio del potere politico. Dapprima lo diffamate per poi distruggerlo completamente.

Lo diffamate : « La Chiesa – dite – esprime senza posa la preoccupazione pastorale e didattica che la tecnica o l’arte di governare non sia una pura tecnica di conservazione del potere, ma serva la giustizia sociale. » Contro il machiavellismo, dunque, e sta bene ; ma per quanto riguarda il moralismo, storco il naso. Ecco che l’autorità temporale è obbligata a “ servire la giustizia sociale ”… ecco che si finisce con l’abbandonarla al potere dei manipolatori dell’opinione, degli utopisti, dei socialisti ! fino al punto che, non sapendo cos’è il bene comune politico, lo riducete a questa nozione, vaga e vagamente contestataria, della giustizia sociale :

« … l’arte di governare serva la giustizia sociale, vale a dire il bene comune dei membri della società politica ( !). La giustizia sociale e il bene comune sono concetti assai simili (è evidente che non sapete di cosa parlate), poiché entrambi indicano un tipo di rapporti sociali che preserva… » ah ! ecco che ci risiamo col vostro idolo… « … che preserva il carattere trascendente della persona nel rispetto delle sue necessità primordiali » 21.

Ecco, ce l’avete fatta. Mediante quest’accozzaglia di concetti ingarbugliati, avete respinto la politica in quanto tale, avete ignorato la vera politica, quest’arte fondamentale e quindi sovrana, che garantisce la vita e assicura la sopravvivenza delle nazioni. Avete identificato la politica dei vostri sogni con la giustizia sociale, consistente per voi nel culto dell’uomo, nel servizio dei suoi diritti, dei suoi bisogni, delle sue esigenze, dei suoi desideri… Avete posto il principio della dissoluzione delle società umane ; ne avete fatto l’eredità di Cristo e il dovere più imperioso ch’egli abbia consegnato alla Chiesa :

« Di qui la frequenza delle prese di posizione della Chiesa, che risponde ad un duplice bisogno di fedeltà al Vangelo e di fedeltà all’uomo ». Ah ! qui non trascrivete più nessun manuale cattolico ! E’ il vostro umanesimo che si fa dottrina dell’iper-rivoluzione politica e sociale… « La Chiesa ha il dovere di portare testimonianza alla verità, come Cristo di fronte a Pilato. Ricordando ancora una volta questo dialogo, dobbiamo precisare che la Chiesa deve avere una coscienza profonda del regno “ che non è di questo mondo ”, per potersi pronunciare in modo chiaro e deciso negli affari che sono di questo mondo, dove l’uomo non deve perdere la sua trascendenza (ma non si era detto ch’essa era inviolabile ?) ; ma per trovarla, per confermarla – come anche per renderne cosciente l’uomo e per rivelargliela (sic) – occorre rendere testimonianza alla verità » 22.

Il linguaggio di Cristo vi serve ora unicamente come veicolo d’idee umanistiche rivoluzionarie : coscientizzazione, rivendicazioni, insurrezioni saranno il risultato di questo umanesimo teorico di cui paludate il Cristo. E’ la prassi rivoluzionaria… In nome del Signore avete acceso le torce della rivoluzione personalista universale.

Frossard tira la conclusione di questa mutazione, sebbene piuttosto stupito : « Avevo chiesto : “ si può ricavare una politica dal Vangelo ? ” Risposta del papa : la politica del Vangelo è la trascendenza dell’uomo. La persona umana si costituisce nel rapporto di questa trascendenza con la verità, che è essa stessa, secondo il cristianesimo, una persona : la persona di Gesù Cristo. L’uomo che rende testimonianza alla verità testimonia nel medesimo tempo per se stesso ( ?). La politica “ ricavata dal Vangelo ” avrebbe dunque come principio e come fine di rendere possibile in ogni momento questa testimonianza su cui si fonda la persona » 23.

UN UMANESIMO, UN LAICISMO

La Chiesa evangelica e conciliare, dunque, non si preoccupa più della vita politica, fino al punto di non saper più in che cosa consista e perché sia, dopo la religione che assicura la salvezza eterna, l’opera più necessaria, quella che provvede alla salvezza temporale. Ma la Chiesa conciliare non ha quasi più interesse nemmeno per la religione. Anzi, nel leggervi, appare che se ne disinteressa totalmente. Come il Cristo postconciliare, è preoccupata anzitutto e soprattutto dell’umanesimo. Opera nel campo filosofico e morale per far riconoscere agli uomini la loro trascendenza naturale e la loro dignità regale. Questo è quel “ culto dell’uomo ” che Cristo avrebbe affidato alla sua Chiesa. Egli stesso avrebbe avuto la missione di stabilire tale culto.

Di fronte a Pilato, governatore romano personificazione del Potere temporale, dell’Ordine politico, voi ci mostrate Gesù testimone della trascendenza e della regalità dell’uomo. Di questo servizio dell’uomo, di questa lotta per l’uomo, egli ne diviene coscientemente e volontariamente il primo militante e il primo martire. Siete stato voi a dirlo, durante la “ via Crucis ” del Venerdì Santo 1980 al Colosseo :

« Quando, nel centro del pretorio romano, Cristo si è presentato agli occhi della folla, Pilato lo ha additato dicendo : “ Ecco l’uomo ”. E la folla rispose : “ Crocifiggilo ! ”. La Croce è diventata il segno dell’uomo in Cristo. In modo singolare camminano di pari passo il rifiuto di Dio e (quello) dell’uomo. Gridando : “ Crocifiggilo ”, la folla di Gerusalemme ha pronunciato la sentenza di morte contro tutta questa verità sull’uomo che ci è stata rivelata da Cristo, Figlio di Dio. E’ stata quindi respinta la verità sull’origine dell’uomo e sul fine del suo pellegrinaggio sulla terra. E’ stata respinta la verità circa la sua dignità e la sua più alta vocazione » 24.

Allo stesso modo, e molto più chiaramente, lo dicevate all’Angelus del 26 novembre 1978, nella festa di Cristo Re :

« In questo dialogo tra Gesù e Pilato vediamo il primo confronto tra il cristiano e il potere politico. » Ed evocate « quei nostri fratelli, che sono processati, e che forse sono condannati a morte – se non a quella corporale, almeno a quella civica – perché professano la loro fede, perché sono fedeli alla verità, perché difendono la vera giustizia. » E’ pertanto « necessario che sia messa in rilievo la somiglianza di coloro che le soffrono allo stesso Cristo, processato e condannato dinanzi al tribunale di Pilato » 25.

“ Così pensa e parla la Chiesa contemporanea ”, dicevate. Giusta precisazione, perché mai la Chiesa preconciliare aveva parlato in questo modo. E senza dubbio molti dei vostri docili uditori hanno creduto che esaltavate i martiri cristiani d’oltrecortina… Macché ! Su La Croix del 13 dicembre, il P. Cosmao O.P. ci chiariva le vostre ambigue parole. Quelli che soffrono per la loro fede, per la verità, per la giustizia, i soli che interessano voi e la Chiesa conciliare, sono i difensori dell’Uomo, i militanti della Rivoluzione. E ce lo dimostrava ! Si trattava di coloro la cui fede è nell’uomo, la cui verità è il carattere trascendente della persona umana, la cui giustizia è la salvaguardia di questa dignità da voi definita inviolabile e sacra ; costoro lotterebbero fino alla testimonianza suprema.

Ho riassunto il suo articolo, interprete fedele del vostro pensiero, con i sottotitoli del mio commento : « La Chiesa dei diritti umani – Difende l’uomo opponendosi allo Stato – E, ripudiando Cesare, divinizza il popolo – Per finire nel moderno Gulag. » (Quest’ultimo sottotitolo, tuttavia, era opera mia, non vostra !) 26

La prova ? A Frossard che, da buon cattolico tradizionale, evocava il martirio come fatto attuale, come possibilità, per molti cristiani d’oggi, di dover versare il loro sangue per la propria fede, quella religiosa evidentemente, voi rispondevate innanzitutto molto freddamente :

« L’ora della testimonianza è suonata, un giorno o l’altro, in luoghi diversi del mondo, per tutta la durata della storia della Chiesa. Il battesimo di sangue si è ripetuto, qui o là, (sic) in epoche differenti. Penso, per esempio, in questo momento, alla Chiesa di certi Paesi dell’Asia (più vago di cosi non si potrebbe : l’Asia è lontana, grande, e ci si perde !), dove la messe dei martiri forse non è meno abbondante che ai tempi dell’Impero romano. Se guardiamo oggi la carta geografica della terra, possiamo indicare (ma fatelo ! fatelo, dunque ! indicatelo !) senza difficoltà dove e in che modo è venuta l’ora della testimonianza per questa o quella Chiesa » 27.

E’ evidente che la questione vi lascia di ghiaccio. I martiri cristiani, cattolici, di oggi, vi lasciano indifferente o v’imbarazzano. Eppure – una volta fatta l’inevitabile scappellata a questi milioni di martiri dei quali non volete sapere chi li perseguita, a questi milioni di martiri del COMUNISMO UMANISTA ATEO – improvvisamente v’infiammate. Resto meravigliato da questo brusco vostro mutamento d’umore :

« Ma – affermate, ridivenuto eloquente – la chiamata alla testimonianza non assume sempre lo stesso aspetto. Essa non risuona sempre, né esclusivamente, nella persecuzione cruenta o incruenta della Chiesa, della religione, dei credenti (tutte cose e persone che, è evidente, non v’interessano). Ci sono nel mondo altre situazioni in cui testimoniare non significa tanto difendere la stessa Chiesa, la sua missione, le sue istituzioni e i suoi fedeli (quale disprezzo in quest’elenco, quale odio recondito !), quanto opporsi (sottolineatura vostra : è qui che s’indirizza il vostro affetto) all’ingiustizia sociale, economica, politica, e difendere la vita e la morale nella legislazione (cosa che voi stesso non avete fatto né esortato a fare, al tempo della nostra lotta contro l’aborto ! Ma nemmeno questo è nelle vostre intenzioni : ciò che vi appassiona è la lotta per l’uomo, quella rivoluzionaria, contro quelle Autorità che non amate).

« Se la Chiesa mancasse a questo dovere di opporsi là dove è necessario, non sarebbe fedele alla sua missione profetica e pastorale, non interpreterebbe come va interpretato l’appello di Cristo alla vigilanza (ecco un’altra falsificazione sacrilega del Vangelo, travestita da appello alla rivoluzione !).

« Condivido quindi la sua convinzione che l’ora della testimonianza si avvicina per i cristiani. Penso che lo si possa dire in ogni tempo. Dobbiamo averne coscienza. Dobbiamo aver coscienza dei tempi e dei luoghi, non soltanto per comprendere e sapere, ma soprattutto per vigilare in comune. Per essere con coloro che suoiscono sofferenza e che in maniere differenti accettano la sfida e assumono la responsabilità… In mezzo a tutte queste prove noi dobbiamo senza posa vigilare sull’essenziale : restare una Chiesa che ama ! » 28

Abbiamo perfettamente compreso : una Chiesa che ama l’Uomo, che lotta per l’Uomo e che talvolta cade colpita dalle pallottole dei difensori dell’Ordine, per l’Uomo ! Infatti il rifiuto della considerazione dell’Uomo, della sua dignità e dei suoi diritti, è per voi l’ingiustizia e la menzogna suprema. « Questo rifiuto – spiegavate a Paolo VI in quel famoso ritiro che dovette particolarmente fortificarlo nel suo utopismo democristiano – questa negazione può assumere diverse forme nel nostro mondo così complesso. Di fronte a queste strutture della civiltà contemporanea, di fronte alla pressione che esse esercitano, aumenta, per così dire, la responsabilità di ogni uomo ; aumenta, perché è la stessa verità ad essere sempre più minacciata…

« Cristo è certamente con i suoi discepoli che vogliono avere partecipazione nella sua missione profetica, nella responsabilità della verità divina e umana. Egli è pure con tutti gli uomini del mondo (di ogni religione o irreligione, dunque ?), che in sistemi politici diversi e nelle diverse situazioni rendono testimonianza alla Verità.

« Tale coraggiosa testimonianza si contrappone decisamente ai seminatori della sfiducia nell’uomo, e anche a quelli che distruggono il senso di responsabilità della verità e la ferma consapevolezza del diritto alla verità, che deve esistere in ogni uomo. Preghiamo dunque, invochiamo Cristo, perché ci dia sempre lo “ spirito di Verità ” (Gv. 14, 17), il carisma della Verità, la forza per poterla manifestare di fronte al mondo contemporaneo così complesso, e a volte così refrattario. Chiediamo a Cristo che lo conceda a tutta la sua Chiesa » 29.

« Attraverso le parole pronunciate nel colloquio con Pilato, Gesù il Cristo è sempre presente nel mistero dell’uomo. Ebbene, è la verità il suo punto nevralgico. La verità della conoscenza di se stesso, del mondo, di Dio (ah ! perfino di Dio, dunque !), la verità della coscienza, della scienza, della fede (ah ! perfino della fede !) » 30. Ma poiché ogni tipo di gente del mondo può portarne testimonianza, si tratta di un Credo “ di fondo ”, di cui abbiamo detto abbastanza perché appaia chiaro come questo Credo sia umano e non cristiano, concernente l’uomo, la sua trascendenza, la sua regalità, poiché secondo voi è questo il Vangelo. Voi avete soffocato Dio perché sorgesse quell’Uomo di cui avete fatto il vostro idolo. Avete ridotto Gesù Cristo e la Chiesa a testimoni, profeti, sacerdoti e sacerdotesse del vostro idolo. Avete totalmente corrotto “ la religione del Dio che si è fatto uomo ” per accordarla, secondo le parole di Paolo VI che riferivo e denunciavo nel mio primo Libro d’accusa, contro di lui, « con la religione – perché è tale – dell’uomo che si fa Dio » 31.

ANCORA TROPPO CLERICALE !

Resta da fare un ultimo passo ; ed è il teologo di Tubinga – vostro amico, forse in parte vostro maestro di pensiero ed ad ogni modo vostro protetto – Hans Küng a spingervi a farlo. In un’intervista, pubblicata da Match il 31 agosto 1979, 32 si dichiarava lieto della vostra elezione al sommo pontificato, ma…

« Sono ben lieto di questo umanesimo veramente cristiano dimostrato dal Papa… Sono lieto della sua apertura ai problemi della società e del suo impegno molto serio in favore dei diritti dell’uomo. Ne sono ben lieto… Vorrei soltanto ch’egli tirasse dalle sue prese di posizione tutte le conseguenze, anche nella stessa vita della Chiesa.

« La missione della Chiesa nel mondo e la riforma della Chiesa stessa procedono parallelamente. Non si può pretendere che il mondo cambi, ritenendo però che la Chiesa stessa e la sua gerarchia non debbano cambiare. Non si può pretendere che i diritti dell’uomo vengano applicati all’esterno, nel mondo, nella società, ma non all’interno ».

Questa è la prova della vostra sincerità, la prova della vostra fede nell’uomo, attesa da coloro che, da molto tempo, lottano per l’Uomo contro i poteri oppressori : il vostro stesso potere non venga più sottratto alla contestazione evangelica ! Accetti di esser rimesso in causa, contestato e infine abolito ! Che si autodemolisca lui stesso, come testimonianza della sua fede evangelica e conciliare nell’Uomo !

Se l’uomo e trascendente, lo è anche rispetto alle vostre leggi e ai vostri decreti. Se è re – e, di conseguenza, ribelle a ogni assoggettamento, ad ogni alienazione – dev’essere liberato anche dal vostro stesso dominio e dalla vostra sovranità personale ; bisogna quindi che si abolisca anche il papato… Hans Kung vi spinge a testimoniare per l’Uomo-dio, per l’Uomo-re, così che voi stesso vi sacrifichiate alle vostre convinzioni ! Proprio come il vostro Gesù postconciliare fece di fronte a Pilato !


(1) Non abbiate paura !, André Frossard dialoga con Giovanni Paolo II, Rusconi, Milano 1983, p. 189.

(2) B. PASCAL, Pensieri, III, n. 233 (ediz. Brunscvicg).

(3) Non abbiate paura !. Op. cit. p. 189.

(4) Non abbiate paura !, pp. 189-190.

(5) lbid., p. 191.

(6) Non abbiate paura !, p. 191.

(7) Ibid., pp. 191-192.

(8) Ibid., p. 192.

(9) Card. K. WOJTYLA, Segno di contraddizione, Vita e Pensiero, Milano 1977, p. 88. Siccome l’edizione italiana di quest’opera è molto lacunosa – mancano, tra l’altro, non pochi passi e soffre di una traduzione arbitraria – nei punti in cui v’è sostanziale carenza ci rifaremo all’edizione francese, quella seguita dall’Autore, molto più attendibile : Signe de contradition, Fayard, Paris 1977. (N.d.T.).

(10) Ibid., p. 132.

(11) Ibid., pp. 134-135.

(12) lbid.,p. 135.

(13) Segno di contraddizione, p. 151.

(14) ibid.,p. 152.

(15) ibid.,p. 153.

(16) ibid. p. 154.

(17) Non abbiate paura, Op. cit. p. 192.

(18) Non abbiate paura !, cit., p. 192.

(19) Ibid.

(20) Ibid., pp. 192-193.

(21) Non abbiate paura !, cit.,p. 193.

(22) Ibid.

(23) Ibid.

(24) Cfr. La Croce segno delia dignità dell’uomo, discorso conclusivo alla Via Crucis del 4.4.1980 al Colosseo, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1980, voi. IlI, t. I, p. 810.

(25) Cfr. Fedeltà alla Chiesa del Regno di Dio, Angelus del 26.11.1978, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, cit., voi. /, p. 220.

(26) Cfr. Un principe vicieux, in La Contre-Réforme Catholique au XXème siècle (CRC), n. 137, gennaio 1979, p. 7.

(27) Non abbiate paura !, Op. cit., pp. 224-225.

(28) Non abbiate paura !, Op. cit., pp. 225.

(29) K. WOJTYLA, Segno di contraddizione, Op. cit., pp. 135-137.

(30) Ibid., p. 135.

(31) G. de NANTES, Liber accusationis al nostro Santo Padre Papa Paolo VI, trad. it., Roma 1973, p. 32.