La Controriforma cattolica nel XXImo secolo
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LIBER ACCUSATIONIS SECUNDUS

1. Voi soffocate la religione

E‘ chiamata religione ogni relazione dei popoli della terra con i loro déi. Ma la vera religione è quella che unisce il Dio unico, vivo e vero, progressivamente a tutta l’umanità, secondo quest’incomparabile e soprannaturalecomplesso di dogmi, sacramenti e riti, di leggi e di tradizioni che gli sono graditi innanzitutto perché sono stati da Lui rivelati, imposti o richiesti, istituiti o accettati fin dall’inizio, e, nella loro pienezza, dal suo Figlio Gesù Cristo, Nostro Signore e Re. Questa è la nostra fede, queste le nostre preghiere e i nostri sacramenti, queste le nostre leggi, i comandamenti di Dio e della Chiesa : la nostra religione, insomma, principio e fondamento, mezzo e fine dell’intera nostra vita.

O admirabile commercium ! Sì, mirabile e vero scambio tra la divinità e l’umanità, che inizia sulla terra per giungere alla sua pienezza nella Vita eterna. E’ facile distinguerne le tre grandi relazioni che partecipano, conformemente alle missioni temporali delle divine Persone, alle loro processioni trinitarie : il culto di adorazione totale ed esclusiva a Dio, nostro Creatore e Padre ; l’adesione di fede e di amore al Verbo, Figlio di Dio fatto uomo, nostro Signore e Salvatore ; l’unione di tutta la Chiesa popolo di Dio allo Spirito Santo, fonte di grazie e di virtù, strumento della nostra divinizzazione e del nostro inserimento nel mistero della Ss. Trinità.

Come il “ culto dell’uomo ” – si arrossisce soltanto a dover scrivere un tale orrore ! – non giungerebbe a rovinare, pervertire e annientare interamente questa avvincente e meravigliosa pietà e devozione ? Rileggetevi, piuttosto, e ditemi : dopo di ciò, che ne rimane della religione divina ?

« Vi è anche una dimensione fondamentale, che è capace di sconvolgere nelle loro fondamenta i sistemi che strutturano l’insieme dell’umanità e di liberare l’esistenza umana, individuale e collettiva, dalle minacce che pesano su di lei. Questa dimensione fondamentale è l’uomo, l’uomo nella sua integrità, l’uomo che vive nel medesimo tempo nella sfera dei valori materiali e in quella dei valori spirituali. Il rispetto dei diritti inalienabili della persona umana è alla base di tutto. 1

« Quest’uomo è unico, completo e indivisibile. Nell’ambito culturale, l’uomo è sempre il fatto primario : l’uomo è il fatto primordiale e fondamentale della cultura (…) E’ pensando a tutte le culture che voglio dire ad alta voce qui, a Parigi, nella sede dell’ UNESCO, con rispetto e ammirazione : “ Ecco l’uomo ! ” (cfr. Gv 19,5) (che bestemmia !) (…)

« L’uomo che, nel mondo visibile, è l’unico soggetto ontico (sic !) della cultura, è anche il suo unico oggetto e il suo termine. La cultura è ciò per cui l’uomo in quanto uomo diventa più uomo, “ è ” di più, accede di più all’ “ essere ”. (…) L’uomo, e solo l’uomo, si esprime in esso ed in essa trova il suo proprio equilibrio. » 2

Appare con evidenza in questo discorso – e voi sapevate che l’auditorio internazionale di massoni dell’Unesco sarebbe stato soddisfatto di sentirvelo dire – che per voi la cultura è la religione dell’Uomo, esattamente la copia di ciò che è la nostra religione di Dio. La cultura è di fatto un insieme di dottrine, di espressioni artistiche e festive, di costumi e di tradizioni, in cui l’uomo si esprime nell’ambito della comunità di uomini e per la gloria dell’uomo. « L’uomo non vive di solo pane » – avete osato dire, ripetendo le parole di Gesù nel deserto (Mt. 4, 4) – « ma anche di cultura », vi ha fatto dire lo Spirito di bestemmia che abita in voi. La cultura che sostituisce « ogni parola che esce dalla bocca di Dio » ! Ma è pur vero che, nel vostro umanesimo integrale, la “ religione ” si riduce alla sola funzione di completamento culturale !

Tuttavia non avevate ancora osato riprendere da parte vostra quella proclamazione solenne del Culto dell’Uomo che il vostro predecessore e padre Paolo VI aveva fatto il 7 dicembre 1965 in piazza San Pietro, in occasione della chiusura del Concilio, e che aveva parimenti rinnovato a Fatima il 13 maggio 1967 : « Uomini, siate uomini ! » Parole davvero profanatrici di entrambi i luoghi. Orbene, nell’ottavo giorno del vostro furtivo pellegrinaggio a Fatima, il 20 maggio 1982, avete ripreso, facendole vostre, queste bestemmie, nella vostra lettera al Cardinal Casaroli, vostro degno Segretario di Stato, fondando non so quale sinagoga di Satana, chiamata Consiglio Pontificio per la Cultura, vale a dire per il Culto dell’Uomo. Evidentemente questo culto vi sta più a cuore di quelle “ piccole devozioni ” richieste ai suoi figli dalla Vergine di Fatima per salvarli tutti !

Riprendendo il vostro discorso all’Unesco, spiegate che la cultura deve diventare fede e la fede diventare cultura, poiché l’umanesimo, quello nuovo, è cristianesimo, poiché il cristianesimo è la pienezza dell’umanesimo. Ecco questa sintesi dell’umanesimo e del cristianesimo che secondo voi costituisce la grande missione umana del nostro tempo :

« Raccogliendo anch’io la ricca eredità del Concilio Ecumenico, del Sinodo dei Vescovi e del mio venerato predecessore Paolo VI, l’1 e il 2 giugno 1980 ho proclamato a Parigi, prima all’Istituto Cattolico, e poi davanti all’eccezionale assemblea dell’UNESCO, il legame organico e costitutivo che esiste tra il cristianesimo e la cultura, con l’uomo, quindi, nella sua stessa umanità. Questo legame del Vangelo con l’uomo, dicevo nel mio discorso davanti a quell’areopago di uomini e di donne di cultura e di scienza del mondo intero, « è, in effetti, creatore della cultura nel suo fondamento stesso ». E, se la cultura è ciò per cui l’uomo, in quanto uomo, diviene maggiormente uomo, è in gioco, in essa, lo stesso destino dell’uomo. Di qui l’importanza per la Chiesa, che ne è responsabile, di un’azione pastorale attenta e lungimirante, riguardo alla cultura, in particolare a quella che viene chiamata cultura viva, cioè l’insieme dei principi e dei valori che costituiscono l’ethos di un popolo : « La sintesi tra cultura e fede non è solo un’esigenza della cultura, ma anche della fede… Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta », come dicevo il 16 gennaio 1982 (Discorso ai partecipanti al Congresso Nazionale del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale).

« Certamente molti organismi operano da lungo tempo nella Chiesa in questo campo (Cf. Costituzione Apostolica Sapientia Christiana, Pasqua 1979) e innumerevoli sono i cristiani che, secondo il Concilio, si sforzano, insieme a molti credenti e non credenti, di « permettere a ogni uomo e ai gruppi sociali di ciascun popolo, di raggiungere il pieno sviluppo della loro vita culturale, in conformità con le doti e le tradizioni loro proprie » (Gaudium et Spes, n. 60). Anche là dove ideologie agnostiche, ostili alla tradizione cristiana, o anche dichiaratamente atee, ispirano certi maestri di pensiero, tanto più grande è l’urgenza per la Chiesa di intrecciare un dialogo con le culture affinché l’uomo d’oggi possa scoprire che Dio, ben lungi dall’essere rivale dell’uomo, gli dona di realizzarsi pienamente, a sua immagine e somiglianza.

« Infatti l’uomo sa oltrepassare infinitamente se stesso, come ne danno prova, in modo evidente, gli sforzi che tanti geni creatori compiono per incarnare durevolmente nelle opere d’arte e di pensiero valori trascendenti di bellezza e di verità, più o meno fuggevolmente intuiti come espressione dell’assoluto.

« Così l’incontro delle culture è oggi un terreno di dialogo privilegiato tra uomini impegnati nella ricerca di un NUOVO UMANESIMO per il nostro tempo, al di là delle divergenze che li separano : « Anche noi – diceva Paolo VI a nome di tutti i Padri del Concilio Ecumenico, di cui anch’io ero membro – abbiamo più di chiunque altro il culto dell’uomo  » (Discorso di chiusura del 7 dicembre 1965). E proclamava davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite : “ La Chiesa è esperta in umanità ” (4 ottobre 1965) : quell’umanità che essa serve con amore.

« L’amore è come una grande forza nascosta nel cuore delle culture, per sollecitarle a superare la loro finitezza irrimediabile aprendosi verso Colui che di esse è la Fonte e il Termine, e per dare loro, quando si aprono alla sua grazia, un arricchimento di pienezza. » 3

Tra i due culti, tra l’adorazione di Dio e l’ammirazione per l’Uomo, tra i due amori – non posso scrivere questo senza che il cuore mi venga meno ! – vi sarebbe dunque accordo e armonia, consonanza perfetta ; ma c’è concorrenza di fatto, e in definitiva è necessario che l’uno ceda pressocché interamente all’altro fino a non essere che una sua appendice. Basta rivivere questi primi anni del vostro pontificato per constatarlo. Pieni dei loro adulteri e delle prostituzioni massoniche e culturali, essi hanno costituito un perpetuo insulto al nostro Dio e Padre celeste, un crimine di lesa maestà verso il Cristo nostro Re e Signore e verso la sua santa Madre, uno spaventoso disprezzo e discredito della nostra unica e santa Chiesa, il che costituisce quel “ peccato contro lo Spirito ” di cui Gesù affermava che “ non verrà mai perdonato, né in questo mondo né nell’altro ”, appunto perché è una “ bestemmia contro lo Spirito Santo ” (Mt. 12, 32). Infatti la Chiesa è una sola cosa con lo Spirito Santo, essendo l’una creazione incessante dell’altro. E opportunamente mi ricordo che Nostra Signora di Fatima si è degnata di avvertire il nostro secolo che esistono anche peccati contro il suo Cuore Immacolato, che costituiscono questo stesso crimine abominevole contro lo Spirito Santo, dal momento che questo Cuore incomparabile è nel cuore stesso della Chiesa, il cui cuore è in quello di Gesù, nel seno del suo Padre.

Oso dire alla vostra maestà : Beatissimo Padre, pentitevi ! poiché vedo che il vostro ossessivo amore per l’uomo e la vostra dedizione alla sua cultura vi inspirano ad ogni campo, anche in quelli più religiosi, delle bestemmie contro il Padre, il Figlio e il loro comune Spirito Santo, spesso proprio a proposito della Santa Vergine e della Santa Chiesa ! Abbiate cura della vostra anima…

QUANTI INSULTI A DIO PADRE !

Come potete bestemmiare e disprezzare continuamente Dio, – Yahweh, IO SONO dell’Antico Testamento, nostro Creatore, Dio NOSTRO PADRE rivelatoci e datoci per Padre da Gesù Cristo facendoci così per grazia beneficiare del « potere di diventare suoi figli » (Gv. 1,12), – affermando che ogni uomo – in qualunque stato si trovi, morale o immorale, religioso o irreligioso o antireligioso, quand’anche ci si trovi bene, senza curarsi di rivestire « la tunica nuziale  » (Mt. 22,11-12), questa creatura inferiore agli angeli che, per sua malizia, può scendere più in basso delle bestie, fino agli abissi dei vizi degni dell’ inferno e dei suoi demoni – che ogni uomo è sempre e comunque « immagine e somiglianza » di Dio, o che la riconquista e la perfeziona con i suoi sforzi ? che è « figlio di Dio », che Dio è « suo Padre », « padre di tutti gli uomini che rende tutti fratelli  » ? che infine, col suo lavoro, sì, l’uomo diventa il cooperatore di Dio e il suo collaboratore nella creazione dell’universo e di se stesso ?

Tutti gli uomini ? Anche quelli dei quali Nostro Signore diceva che avevano per padre non Abramo né Mosé né Dio, ma Satana ? (Gv. 8, 39-47) Anche quelli che il Figlio dell’Uomo nell’ultimo giorno ignorerà, dicendo loro : « Non vi riconosco ! Allontanatevi da me, operatori d’iniquità !  » (Lc. 13, 27).

« Nell’alleanza con la Sapienza eterna – dicevate a Le Bourget, in occasione del vostro viaggo in Francia – l’uomo deve crescere e svilupparsi come uomo. Deve crescere e svilupparsi a partire dal fondamento divino della sua umanità (quello che del resto, come abbiamo visto, chiamate apertamente “ la sua deità ”) vale a dire come immagine e somiglianza di Dio stesso. Deve crescere e svilupparsi come figlio adottivo di Dio. Come figlio adottivo di Dio (non precisate, perché non è il vostro pensiero, la vostra intenzione : il cristiano) l’uomo deve crescere e svilupparsi attraverso tutto ciò che concorre al suo sviluppo e al progresso del mondo in cui vive. » 4

« Il nostro comune ideale, (direte durante questo stesso viaggio ai “ nostri fratelli ” mussulmani) è una società nella quale gli uomini si riconoscono come fratelli che camminano alla luce di Dio nell’emulazione per il bene. » 5 Dosando lo svelamento del vostro errore in relazione a quanto può essere accettato dai vostri uditori, evitate di parlare di Dio come Padre a dei musulmani che non accetterebbero tale linguaggio !

Siete dunque furbo fino a questo punto ?

IMMAGINE E SOMIGLIANZA DI DIO

Voi ripetete quest’affermazione cento, mille volte, sviluppandola in vari modi, a volte in senso naturalistico, altre in senso pelagiano, – queste ignorando il peccato originale quanto i peccati mortali, quelle cancellandoli in virtù degli sforzi dell’uomo che riscatta se stesso – moltiplicando le ambiguità, gli equivoci, gli amalgami tra umanesimo ateo e teologia cristiana : mescolanza che fa deviare i fedeli e nauseare il teologo, dalla quale sorge nuovamente la teoria blasfema della somiglianza intrinseca, infallibile, attuale, di ogni uomo vivente, qui, oggi, con Dio, in comunione con Lui, che su Lui esercita diritti e, come vedremo presto, si trova in vantaggio. Ecco qualche esempio delle vostre affermazioni :

« Fatto a immagine e somiglianza di Dio stesso nell’universo visibile, e in esso costituito perché dominasse la terra, l’uomo è perciò sin dall’inizio chiamato al lavoro. (…) L’uomo è immagine di Dio specialmente per il mandato ricevuto dal suo Creatore di soggiogare, di dominare la terra. Nell’adempimento di tale mandato,l’uomo, ogni essere umano, riflette l’azione stessa del Creatore dell’universo.(…)

« Diventando – mediante il suo lavoro – sempre di più padrone della terra, e confermando – ancora mediante il lavoro – il suo dominio sul mondo visibile, l’uomo, in ogni caso ed in ogni fase di questo processo, rimane sulla linea di quell’originaria disposizione del Creatore, la quale resta necessariamente e indissolubilmente legata al fatto che l’uomo è stato creato, come maschio e femmina, “ a immagine di Dio ”. Questo processo è, al tempo stesso, universale : abbraccia tutti gli uomini, ogni generazione, ogni fase dello sviluppo economico e culturale, ed insieme è un processo che si attua in ogni uomo, in ogni consapevole soggetto umano. Tutti e ciascuno, in misura adeguata e in un numero incalcolabile di modo, prendono parte a questo gigantesco processo, mediante il quale l’uomo “ soggioga la terra ” col suo lavoro. (…)

« La fondamentale e primordiale intenzione di Dio nei riguardi dell’uomo, che Egli “ creò… a sua somiglianza, a sua immagine ”, non è stata ritrattata né cancellata neppure quando l’uomo, dopo aver infranto l’originaria alleanza con Dio, udì le parole : “ Col sudore del tuo volto mangerai il pane ”. (…)

« Il lavoro è un bene dell’uomo – è un bene della sua umanità – perché mediante il lavoro l’uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza se stesso come uomo ed anzi, in un certo senso, “ diventa più uomo ”. (…)

« Nella Parola della divina Rivelazione è iscritta molto profondamente questa verità fondamentale, che l’uomo, creato a immagine di Dio, mediante il suo lavoro partecipa all’opera del Creatore. (…)

« L’uomo lavorando deve imitare Dio, suo Creatore, perché porta in sè – egli solo – il singolare elemento della somiglianza con lui. L’uomo deve imitare Dio sia lavorando come pure riposando, dato che Dio stesso ha voluto presentargli la propria opera creatrice sotto la forma del lavoro e del riposo. (…)

« La consapevolezza che mediante il lavoro l’uomo partecipa all’opera della creazione, costituisce il più profondo movente per intraprenderlo in vari settori. » 6

E anche qui, nell’Angelus del 27 settembre 1981, commentando la stessa Enciclica :

« Che cosa è il lavoro ?

« Rispondiamo ancora a questa domanda, ricordando innanzitutto che esso è collaborazione con Dio nel perfezionamento della natura, secondo il precetto biblico di soggiogare la terra. Il Creatore volle l’uomo esploratore, conquistatore, dominatore della terra e dei mari, dei loro tesori, delle loro energie, dei loro segreti, così che l’uomo riacquista la sua vera grandezza di “ partner di Dio ”. Per questo il lavoro è nobile e sacro : è il titolo della sovranità umana sul creato. Il lavoro inoltre è mezzo di unione e di solidarietà, che rende fratelli gli uomini, li educa alla cooperazione, li fortifica nella concordia, li stimola alla conquista delle cose, ma soprattutto della speranza, della libertà, dell’amore. » 7

Così esaltate l’orgoglio umano, in un mondo che crolla sotto il peccato, citando instancabilmente questo solo versetto (Gen. 1, 27), anzi, queste sole parole del libro del Genesi, donando ad esse una portata universale e assoluta… smentita da tutto il resto del libro e dall’intera Bibbia, fin dai capitoli seguenti, quelli della caduta ! Voi citate la prima metà del versetto seguente (Gen. 1, 28), concernente il dominio sulla terra, ma non citate mai l’altra metà, perché l’uomo moderno non vuole curarsene ! Lavorare, dominare la terra, sì ! per goderne… ma crescere e moltiplicarsi, no, è troppo penoso ! E riempire la terra ? E’ abbastanza piena così com’è.

Voi adulate l’uomo e disprezzate Dio. Infatti dite che l’uomo deve riposarsi il settimo giorno, ma non perché Dio se l’è riservato, bensì perché l’uomo imiti Dio. Egli non è un servo di Dio, ma un figlio, un collaboratore ! Diciamolo pure : un suo pari, pieno di insolente consapevolezza della sua propria eccellenza.

FIGLIO DI DIO, PROVVISTO DI UN PROPRIO DIRITTO

Come volete che la religione, il culto, l’adorazione, l’amore – ed il timore ! – di Dio resistano a simile trattamento ? Vengono soffocati. Ai cristiani, che non ci vedono sconvenienze, e anche ai massoni, che se ne burlano, voi dite che tutti gli uomini sono figli di Dio : per grazia ? per natura ? Vi guardate bene dal precisarlo, cosicché, insidiosamente, la grazia finisce col confondersi con la natura, il privilegio con il diritto di tutti. « Noi chiamiamo fratelli e sorelle – dicevate ai giovani durante il vostro viaggio in Giappone – quelli che sono figli degli stessi genitori, dello stesso padre e della stessa madre. Secondo l’insegnamento di Cristo, e secondo il più comune sentire religioso, gli uomini sono fratelli perché Dio è loro Padre ». 8

E affinché venga bene affermato e dimostrato che il vostro linguaggio è cristiano, ma che il vostro pensiero è umanistico, non cristiano, ossia più che pagano : profano ! ecco due passaggi perfettamente espliciti del discorso che pronunciaste a Torino nell’aprile 1980.

Voi parlavate ai giovani della « visione cristiana dell’uomo », della « persona e della sua vocazione quali Dio le ha stabilite ». Si crederebbe dunque di leggere il capo della Chiesa che insegna il mistero cristiano alle anime fedeli. Nient’affatto ! « Voi sapete bene che è frequente ormai da parte mia questo richiamo alla persona, perché si tratta veramente di un dato fondamentale, da cui non si potrà mai prescindere ; e, dicendo “ persona ”, non intendo fare un discorso di un umanesimo autonomo e circoscritto alla realtà di questa terra. L’uomo, giova ricordare, in se stesso ha un immenso valore, ma non l’ha da se stesso, perché l’ha ricevuto da Dio, dal quale è stato creato “ a sua immagine e somiglianza ”. E non c’è una definizione dell’uomo adeguata, al di fuori di questa ! (…) Eccola, o giovani, la visione cristiana dell’uomo, la quale, partendo da Dio creatore e padre (sic), fa scoprire la persona in quel che è ed in quel che dev’essere ».

Un momento dopo, parlate alla folla di questo nuovo umanesimo che vi sta tanto a cuore. E terminate di svelare il vostro intrinseco naturalismo : ciò che dite dell’uomo vale per tutti gli uomini, e ciò che annunciate come Rivelazione divina, come Parola di Cristo stesso, è anche e altrettanto una saggezza, una certezza, un sentimento universali ! Ma così facendo rendete inutile la religione.

« La realtà positiva del lavoro e del mondo operaio sta qui. E’ grande. E’ bella. Se io la esprimo con un linguaggio evangelico – è chiaro che vi parlo da apostolo di Cristo – sono però convinto che sulla grandezza, sulla dignità del lavoro umano possiamo incontrarci in questo linguaggio con ogni uomo, che cerca veramente tutte le dimensioni della umana realtà e cerca con tutta l’umiltà la vera dignità dell’uomo ; possiamo incontrarci con tutti.

« E di nuovo ripeto : ho parlato della famiglia, ho parlato con un linguaggio cristiano, teologico ; ma mi domando, domando ancora a tutti se i valori essenziali di cui si parla, di cui si tratta, di cui ci si preoccupa, non sono quelli che ci uniscono tutti. Chi può non domandare alla famiglia umana di essere una vera famiglia, una vera comunità, dove si sta amando l’uomo, dove si sta amando ciascuno per il solo titolo che è un uomo, che è quello unico, irripetibile, che è una persona ? Siamo tutti uniti nella difesa di questi valori e nella ricerca della loro promozione. Siamo tutti uniti. Sono i fattori umani che ci uniscono tutti, e se io parlo di questi valori col mio linguaggio apostolico, sono convinto che tutti mi capiscono. » 9

Infine, voi avete intrapreso l’opera di far accettare all’uomo – all’uomo invaghito di se stesso, infatuato del suo valore e della sua grandezza – l’idea di una misericordia divina e umana che gli è intollerabile, in quanto è attentatrice alla sua dignità. La vostra Enciclica Dives in misericordia è una variazione hegeliana sul tema evangelico del ritorno del figliol prodigo. Per non far soffrire gli ebrei, e perché disturberebbe la bipolarità della vostra dialettica, scartate l’ingombrante personaggio del figlio primogenito, il quale, in tutta verità, nella sua insopportabile boria, nel suo orgoglio, nel suo egoismo e senza alcun dubbio nella sua ipocrisia, rappresenta esattamente l’uomo moderno, verso il quale il padre non rinuncia alla sua bontà ordinaria, bontà che sappiamo che non lo convertirà e non gli eviterà la condanna finale da parte dell’indignato Giudice divino.

Voi mostrate soltanto il figliol prodigo che ritorna dal padre, e questi che esercita nei suoi confronti una misericordia interpretata secondo la dialettica universale del padrone e del servo – questa “ favola per filosofi puerili ”, come la chiama Molnar. In quest’ottica, l’incontro è conflittuale, è il vecchio padre a riconoscere la sua disfatta movendosi a compassione per il suo giovane figlio diventato più forte di lui. Voi fate ammettere a questo galletto la tenerezza di suo padre, travestendola da riconoscimento della grandezza del figlio, che costringe il padre a riconoscerlo e a ridargli quel posto e quei beni ai quali ha diritto. La brava gente non è in grado di leggerci tali cose, ed è stata felice nel vedere il suo caro Papa – cosi come faceva la sua venerata compatriota, suor Faustina, la cui causa di beatificazione non procede affatto sotto il vostro pontificato – parlare della misericordia divina. Quegli altri hanno trovate ingegnosa la spiegazione, ma non l’hanno avallata fino al punto di domandare misericordia a Dio né fino a fare misericordia ai loro fratelli, ai loro nemici. D’altronde, voi stesso non avete certo dato loro l’esempio…

Se cito ? Bisognerebbe citare tutto ! « La fedeltà del padre a se stesso è totalmente incentrata sulla umanità del figlio perduto, sulla sua dignità. Così si spiega soprattutto la gioiosa commozione al momento del suo ritorno a casa. Proseguendo, si può dire che l’amore verso il figlio, l’amore che scaturisce dell’essenza stessa della paternità (non esiste essenza della paternità, dovreste saperlo : si tratta della filosofia e teologia le più elementari. La paternità è una relazione di un essere di tale o talaltra essenza) obbliga (ecco una parola che esclude la grazia, il perdono, la misericordia e quindi la riconoscenza filiale) in un certo senso il padre ad avere (ad avere cosa ? misericordia ? pietà ? tenerezza ? No…) sollecitudine della dignità di figlio ». 10

Dopodiché, stupiamoci del fatto che mai, mai il Vicario di Cristo richiami tutta l’umanità di cui è responsabile – infatti, malgrado i vostri dubbi, incertezze e negazioni perfino su questo punto, voi siete responsabile della salvezza e delle condizioni di salvezza di tutti gli uomini – ai loro doveri verso Dio, che voi scartiate la stessa idea che il Creatore possa dar ordini alle sue creature, al di fuori di ciò che deriva dalla loro propria natura e dal loro interesse accessibili alla loro ragione, che voi sembriate dimenticare che questo Dio estremamente buono vuole essere pregato, non foss’altro che per ricevere da lui il pane quotidiano, senza contare tutti gli altri beni naturali e soprannaturali.

Ma non finirei mai di evocare la vostra empietà di fondo verso Dio. Indubbiamente voi siete il Santo Padre : ma fino al punto di eclissare nella vostra coscienza e di far dimenticare alla Chiesa il nostro Padre Celeste, il Dio tre volte santo ? Così voi estinguete nella sua fonte la virtù di religione. Infatti non chiamo virtù di religione il culto dell’uomo in quanto uomo, quand’anche fosse Papa o Cesare, idolo antico o attuale.

QUALE DISPREZZO PER GESÙ CRISTO !

Se l’uomo è così autosufficiente e sempre primo nei vostri pensieri, dato che Dio suo Creatore e nostro Padre è stato esiliato molto lontano, in un’altra sfera… per dirlo in una parola, se Dio è l’immagine dell’uomo, se è il servitore dell’uomo, inginocchiato davanti a lui che non ha bisogno della sua grazia, causa più d’impaccio che d’interesse, io vi domando : cosa vi può importare della venuta sulla terra del suo Figlio unico, e dei misteri della sua Incarnazione e Redenzione ? Che il Verbo si sia fatto carne, che sia venuto nel mondo ad abitare presso i suoi, non ce n’è alcun bisogno per la vostra intelligenza di umanista, per il vostro cuore invaghito d’amore per l’uomo in se stesso, né per la vostra vita, per la vostra salvezza, né tantomeno per quella dell’umanità – salvezza di cui mai parlate e di cui mai dubitate, seppure ci credete. Non è esagerato dire che la vostra umana Grandezza non riceve il Verbo.

Senza dubbio, e ciò sia detto una volta per tutte, dieci, cento discorsi faranno da contrappeso. L’ho già detto : voi proporzionate le infiltrazioni dell’errore alla capacità di ricezione… o di reazione dei vostri uditori. Alle folle cristiane, discorsi cristiani ! Alle masse miste, agli uditori ecumenici o apertamente massonici, linguaggio cristiano per veicolare pensieri pagani, sempre gli stessi. “ Tutti i profumi d’Arabia ”, gemeva Macbeth alla vista del sangue del suo crimine sulla sua mano… Tutti i profumi della Terra Santa, tutte le soavità del Vangelo che cercate di far gustare mediante fiumi di aride parole, non cancelleranno affatto – e voi non lo vorreste ! – il vostro anticattolicesimo di fondo, il vostro umanesimo postcristiano.

SFIGURAMENTO DI GESÙ, TRASFIGURAZIONE DELL’UOMO

Come interpretare tutti gli eventi cristiani e tutti i dogmi cattolici racchiudendoli nel quadro, il solo reale, del vostro umanesimo, del vostro “ antropocentrismo laico ”… senza che le folle notino nulla, senza che i teologi si sentano troppo a disagio, e tuttavia in modo tale che, in Gesù, sia il vostro idolo, quello dell’ « uomo che si fa dio », ad apparire sempre più, mentre si estingue e si cancella la gloria eterna, nativa, del Figlio di Dio fatto uomo, GESÙ benedetto in eterno ?

Voi riducete “ Gesù di Nazareth ” a un caso – oh, certo ! un caso notevole, esemplare – di umanità in tutto simile alla nostra e che, per ciò stesso, onora l’umanità intera, la rivela a se stessa, la salva dai suoi duobi e dalle sue angosce. E si comprende come possiate, su questo registro, essere inesauribile. Il Cristo ci illumina sul mistero dell’uomo. Abbiamo analizzato dettagliatamente molti testi che mostrano che, in Gesù che si proclama re, l’uomo manifesta per gli uomini di tutte le epoche, di fronte ai poteri oppressori, la nativa regalità di ogni uomo. Bisogna davvero essere Papa per permettersi una simile “ dialettica ” !

Ad ogni omelia, in ogni festa liturgica di Cristo, intesa ad onorare di volta in volta i suoi misteri, è sempre la stessa umanizzazione, la stessa profanazione alla quale vi spinge come irresistibilmente quello Spirito di bestemmia che abita in voi, che v’infesta. Siete cosi ben riuscito a corrompere gli spiriti, che veder attribuire a Gesù tutte le vanità dell’uomo carnale, terreno, venduto al peccato, tutto ciò di cui si gloria, sventurato ! sembra alla fine che ciò faccia onore a Lui, a Gesù ! Egli ha la fortuna di essere il tipo compiuto della nostra comune umanità !

Ne ho cento, di esempi. « Egli fu allora – predicavate davanti a Paolo VI e ai suoi cardinali – un esempio di quella autenticità radicale a cui ogni individuo umano può con i propri valori veramente dare la vita. » 11 Egli è « il rivelatore del pieno mistero dell’uomo e della sua dignità essenziale e inviolabile », senz’altro quella di Cristo ? No, quella dell’uomo ! 12. Già la vostra Gaudium et Spes aveva preparato gli animi a quest’innominabile mescolanza degli attributi divini di Cristo con gli attributi umani, non del suo essere incomparabile, no ! ma di quello comune agli altri uomini. Vi si legge : « In realtà, solamente nel mistero del Verbo incarnato trova luce il mistero dell’uomo. Adamo, infatti, il primo uomo, era “ figura di quello futuro ” (Rom. 5,14) e cioè di Cristo Signore. Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione » 13. Adamo rivelava (malamente) Cristo, e costui rivela (molto bene) l’Uomo.

Allora dispensatemi da una pioggia di referenze. Leggete L’Osservatore Romano. L’Avvento è l’attesa dell’Uomo ; il Natale è la nascita dell’Uomo, e anche la festa dell’Uomo ; l’Epifania è la manifestazione dell’Uomo ; la Pasqua è il segno della vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio, dell’Uomo sugli elementi. « Il Cristo è risuscitato affinché l’uomo trovi un senso autentico (amate questo termine perché non vuol dire nulla : é come uno specchio che vi riflette la vostra stessa immagine) per l’esistenza, perché l’uomo viva nella pienezza della propria vita : affinché l’uomo, proveniendo da Dio, viva in Dio ».

Fino alla Passione di Gesù di Nazareth, non c’è nulla che non gli venga sottratto, dedivinizzato, spersonalizzato, anonimizzato, al fine di essere universalizzato, standardizzato, e quindi rivoltato come testimonianza del merito, del valore, della dignità di ogni uomo che soffre l’oppressione, l’ingiustizia, la violazione dei diritti della sua persona umana. L’Eucarestia stessa… « conferma la nostra grande dignità », la nostra, di Uomini ! Anche questo è contenuto in quel famoso Ritiro che, paradossalmente, ci valse di avervi oggi come Papa. 14

Ma mi atterrò a un ultimo esempio, tanto esso è… autentico. Il momento più straziante del Vangelo, non avete voluto risparmiarlo ; la frase più commovente, riguardante Gesù, dovevate irresistibilmente trasformarla nella più spaventosa profanazione ! E’ l’“ Ecce homo ”. « Ed ecco – dite nuovamente a Paolo VI in ritiro quaresimale ! – sta davanti a noi il Cristo nella verità del suo regno. Pilato dice : “ Ecco l’uomo ”. Appunto ! Tutto il carattere regale dell’uomo, tutta la sua dignità, che Gesù è venuto ad esprimere e rinnovare, si inglobano adesso in Lui. Ebbene, è noto che questo è il carattere regale (del signor Ognuno) tante volte sopraffatto, gettato a terra, affondato nel fango (rendendo il signor Ognuno una vittima, un eroe sconosciuto, un santo perseguitato). E’ anche noto che questa è una dignità in tanti modi umiliata (trattato crudelmente e ingiustamente, devastato e disprezzato, il signor Ognuno !). Gesù e venuto per rivelare (capite bene : rivelare) il carattere regale dell’uomo, ci ricorda oggi il Concilio Vaticano II (segue evidentemente una pletora di riferimenti alla “ Lumen Gentium “ ). Ed ecco, davanti a tutta l’umanità sta Gesù coronato di spine ! (Egli subisce la sorte del signor Ognuno, il che è inaspettato ; ma si spera che per il seguito la sorte del signor Ognuno ne sarà migliorata). La dignità è acquistata a prezzo del Sangue del Figlio di Dio ! » 15 Ben presto incontreremo l’ultima ignominia. Eccola in una frase : di fronte a questa spaventosa Passione che il Figlio di Dio ha sofferto, si misura il valore, l’importanza, agli occhi di Dio ! di questo grande sconosciuto che è il signor Ognuno !

OGNI UOMO PARTECIPA DELLA DIVINITÀ DI CRISTO

In quanto umanesimo, la vostra predicazione è assolutamente coerente, dal punto di vista dell’uomo che ne è il centro. A partire da lui, tutto s’irraggia in un ordine perfetto, per poi tornare a lui, come una figura solare di cui egli sarebbe il nucleo e le altre cose i raggi. Ma, in questa sintesi, il cristianesimo si trova dilaniato in varie branche, perdendo così ogni coerenza, ciascuna delle quali deve illustrare o dimostrare questo o quell’elemento del vostro umanesimo.

Dunque il Cristo, che fino a poco fa non era altro che il rivelatore dell’uomo e della sua dignità, ora, in un’altra fase ! vi serve per stabilire questa dignità dell’uomo su un fondamento più soprannaturale : il mistero dell’Incarnazione. Siamo quindi invitati a ricordarcene, a crederci con tutta la nostra fede, poiché si tratta di trarne un rinforzo per il vostro umanesimo. State per dimostrare, in forza di quest’espediente davvero inatteso, che ogni uomo, così com’è, buono o malvagio, cristiano o no, si trova ad essere « in qualche modo unito a Dio ». Quest’incredibile dimostrazione l’avete fatta molte volte : non ho che l’imbarazzo della scelta. Era già il punto focale del vostro Segno di contraddizione, alle pagine 114-117, che costituiscono il centro di un libro che ne conta 260. Sarà anche il punto di ancoraggio della vostra Enciclica Redemptor hominis. 16 Seguiamo il primo di questi testi.

Voi prendete come punto di partenza il par. 22 della Gaudium et Spes. E’, come voi dite, « il coronamento del primo capitolo, quello che tratta della persona umana. » Sembra che in esso si trovi un insegnamento straordinario, di una novità prodigiosa : lo dichiarate « nuovo e ispiratore ». Sapete bene ciò di cui parlate, poiché, con ogni verosimiglianza, siete voi stesso ad esserne il primo autore. Difatto, è nuovo e audace. Ecco questo testo conciliare :

« Poiché in Cristo la natura umana è stata assunta, senza per questo venire annientata, per ciò stesso essa è stata anche in noi innalzata a una dignità sublime. Con l’Incarnazione, il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo  », (sottolineatura mia).

La responsabilità di quest’audace affermazione appartiene al Concilio, su cui voi siete certo che non ci si ritornerà più. Potete dunque trarne tutto il vantaggio possibile, e infatti lo fate :

« La categoria del mistero trova qui la sua piena applicazione. Il testo conciliare, applicando a sua volta la categoria del mistero all’uomo, spiega il carattere antropologico o in un certo senso (“ in qualche modo ”, “ in un certo senso ”… oh, che scappatoie, che limitazioni serpentine !) antropocentrico, della rivelazione offerta agli uomini in Cristo. Questa rivelazione è concentrata sull’uomo : Cristo “ svela pienamente l’uomo all’uomo ”, ma lo fa per mezzo della rivelazione del Padre e del suo amore (cfr. Gv. 17,6) ». Questo l’avevamo già notato. E’ il séguito ad essere incredibile :

« La Rivelazione non è una teoria oppure un’ideologia. La Rivelazione consiste nel fatto che il Figlio di Dio, attraverso la sua incarnazione, si è unito ad ogni uomo (qui abbandonate la restrizione prudenziale del testo conciliare, oggetto della vostra espressione : “ in qualche modo ”), è diventato, come Uomo, uno di noi : “ in tutto come noi, escluso il peccato ” (Ebr. 4,15). Gesù ha vissuto un’autentica vita umana, e sappiamo che essa fu così difficile che lo rese per sempre molto vicino a tutti coloro a cui la vita non risparmia prove e dolori ». 17

Attraverso quest’insufficiente dimostrazione, l’idea che insinuate – idea che, ne convengo, è già presente nel testo conciliare – è quella secondo cui, in virtù di questa prossimità tutta materiale e di quest’unione del tutto ideale del Figlio di Dio incarnato con gli altri uomini, i suoi vicini, concittadini, contemporanei, e, sempre più prossimamente, voi, noi, tutti gli esseri umani di ogni tempo…, si è compiuta una vera incorporazione o comunione mistica che rende ogni uomo, chiunque egli sia, un essere penetrato “ in qualche modo ” della santità del Figlio di Dio, e dunque della sua divinità. E su questa strada si va allegramente così lontano che si rischia di andare anche troppo lontano. Si tratta di una cristificazione, dunque di una divinizzazione automatica di tutto il genere umano : istantanea ! Ecco reso inutile il lavoro di conversione e di cristianizzazione dei popoli !

Nella Redemptor Hominis affermate : « Cristo, Redentore del mondo, è colui che è penetrato, in modo unico e irripetibile, nel mistero dell’uomo ed è entrato nel suo “ cuore ” (…) Egli è l’“ immagine dell’invisibile Iddio ” (ma, secondo la vostra antropologia, non lo siamo noi tutti ?), è l’Uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con Dio, già resa deforme dal primo peccato ». 18

Dunque è fatta. Dio si è unito ora e per sempre, « in qualche modo », a ogni uomo. L’accompagnerà all’inferno ? Di certo no ! Molto probabilmente ne dedurrete che non v’è più nessuno all’inferno…

DALLA PASSIONE DI CRISTO SI RICONOSCE IL VALORE DELL’UOMO !

All’altra estremità di tutto quest’irraggiamento di gloria emanato da quel centro solare che è l’Uomo, voi agganciate quest’altro tesoro della nostra fede, il dogma della Redenzione, perché serva anch’esso all’orgoglio dell’uomo. Riconosco che, in questa prospettiva, esponete il mistero con un ardore, un realismo del tutto cattolici, che ho a suo tempo molto ammirato e pubblicamente riconosciuto nel mio commento alla vostra Enciclica. 19 Vi troviamo detto e insegnato autorevolmente che il Figlio di Dio, morendo sulla Croce mediante un vero sacrificio, comportante non soltanto un’atto di oblazione spirituale ma anche un’immolazione sanguinosa, voluta, accettata e vissuta con intenzione espiatoria, ha riscattato tutti gli uomini, pagando secondo piena giustizia per i loro peccati e i loro spaventosi crimini.

Ma questo, che proverebbe, al di fuori di ogni strumentalizzazione fraudolenta, la vostra piena ortodossia, viene ahimé subito captato, sviato e ricondotto al maledetto culto dell’Uomo, sia in Segno di Contraddizione che nell’Enciclica. E d’altronde ciò accade più volte…

« Infine : per l’Incarnazione del Figlio di Dio è stata messa in rilievo la grande dignità della natura umana (No, no ! Quale spirito di bestemmia vi può dettare ininterrottamente questo diabolico trasferimento delle glorie di Dio alla glorificazione usurpata dell’uomo ?), e, per il mistero della Redenzione, è stato svelato il prezzo di ogni singolo uomo (cfr. 1 Cor. 6, 20) ed indicato fino a qual punto bisogna combattere ( ? !) per salvarne la dignità ». 20

Errore ! Errore troppo grossolano per non essere cosciente e deliberato. San Paolo scrive, nel passo indicato : « Voi siete stati riscattati per bene », o, secondo l’eccellente lettura della Volgata : « Siete stati riscattati a caro prezzo ». Parimenti lo spiega san Pietro : « Voi sapete che non per mezzo di cose corruttibili, come l’oro e l’argento, siete stati riscattati dalla vana maniera di vivere ereditata dai vostri padri, ma dal Sangue prezioso di Cristo, l’Agnello senza difetto e senza macchia ». 21

Ciò che è prezioso, di gran prezzo, di valore inestimabile, è il Sangue di Cristo, l’amore redentore, la grazia della salvezza : è il Sacro Cuore di Gesù ! E voi, voi ci vedete il prezzo, il valore fiduciario dell’oggetto come sola cosa preziosa : l’uomo costa dunque cosi caro ! Vale il Sangue di un Dio ! Impara, o uomo, il tuo infinito valore ! Tu hai fatto salire l’offerta in maniera straordinaria !

Ma ecco la Redemptor hominis, al par. 10°, dal sottotitolo assillante : “ Il Cristo rivela l’uomo all’uomo stesso ”  :

« Nel mistero della Redenzione, l’uomo diviene nuovamente “ espresso ” (sic) e, in qualche modo (sempre quest’attenuazione evasiva) è nuovamente creato (creato ! soltanto ?). “ Non c’è più giudeo né greco ; non c’è più schiavo né libero ; non c’è più uomo né donna, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù ” (Gal. 3, 28).

« L’uomo che vuole comprendere se stesso fino in fondo – non soltanto secondo immediati, parziali, spesso superficiali e perfino apparenti criteri e misure del proprio essere – deve, con la sua inquietudine e incertezza e anche con la sua debolezza e peccaminosità, con la sua vita e morte, avvicinarsi a Cristo.

« Egli deve, per così dire (comoda attenuazione !), entrare in Lui con tutto se stesso (senza veste nuziale, senza battesimo, fede, conversione ? Al naturale ? Con il suo peccato e perfino con la sua arroganza ?), deve “ appropriarsi ” ed assimilare tutta la realtà dell’Incarnazione e della Redenzione (non sono più delle grazie, dei doni divini che si ricevono dalla Chiesa per mezzo dei Sacramenti : è un diritto acquisito di appropriarsene !)per ritrovare se stesso. »

Sempre questa satanica inversione : prendere i tesori di Cristo, incorporarsi in Lui, senza rinunciare a se stessi, dimenticarsi, perdersi ma per ritrovar se stessi, qui in terra, contenti di sé ! « Se in lui si attua questo profondo processo (sic), allora egli produce frutti (e qui sto per sottolineare, per fermar bene la vostra attenzione, su ciò che osate talvolta scrivere, subordinando la religione divina, l’amore divino, alla frenesia dell’egoismo e dell’orgoglio umani che sono dunque il vostro culto e la vostra felicità) non soltanto di adorazione di Dio, ma anche di profonda meraviglia di se stesso ( ! ! !). Quale valore deve avere l’uomo davanti agli occhi del Creatore se “ ha meritato di avere un tanto nobile e grande Redentore ”, se “ Dio ha dato il suo Figlio ” affinché egli, l’uomo, “ non muoia ma abbia la vita eterna ” ! »

E’ evidente ! Non potevate mancare di sfruttare a fondo queste parole del Vangelo di san Giovanni (3, 16) e le esultanti audacie della lirica liturgia di Pasqua ! E la loro inversione provocatoria, volta all’adorazione della misericordia divina, veniva ad essere citata da voi come sostegno per la vostra inversione umanistica, come rivelazione dell’infinito valore dell’uomo ! Dopo questo, come spiegherete all’Uomo che il Sommo Giudice lo getterà ben presto nelle pattumiere dell’inferno senza degnarlo di uno sguardo, senza alcun rimpianto, se non si converte dalle sue opere malvage ? Voi stesso di certo non lo credete ; oppure non lo credete più.

« In realtà, quel profondo stupore… (oh ! riferire tante bestemmie m’indigna, mi è intollerabile ! E’ davvero troppo ! Vedo fin troppo bene l’acciecamento e l’indurimento di cuore che tali menzogne provocano nelle anime !) …riguardo al valore e alla dignità dell’uomo si chiama Vangelo, cioè la Buona Novella… »

Una “ Buona Novella ” che esordisce con un severo richiamo al pentimento ! « Fate penitenza, convertitevi, poiché il Regno di Dio è vicino », 22 e che prosegue con questa accorata supplica : « Se non fate penitenza, se non vi pentite, perirete tutti ! » 23 Ma stiamo parlando dello stesso Vangelo ? C’è da dubitarne…

« Questa Buona Novella si chiama anche Cristianesimo. Questo stupore giustifica la missione della Chiesa nel mondo… »

No ! Ciò che giustifica le missioni è il comando divino di predicare il Vangelo a tutte le nazioni, è la salvezza delle anime, è l’amore traboccante di Gesù Cristo : Voi bestemmiate in continuazione.

« … e forse più ancora nel mondo contemporaneo. »

Perché ? Osatelo dire ! Perché è apostata, perché non sopporta nulla che non gli piaccia, che non gli faccia comodo, che non gli si prostituisca.

« Questo stupore, ed insieme persuasione ( !) e certezza ( !), che nella sua profonda radice è la certezza della fede, ma che in modo nascosto e misterioso vivifica ogni aspetto dell’umanesimo autentico, è strettamente collegato a Cristo. Esso determina anche il suo posto, il suo – se si può dire cosi – particolare diritto di cittadinanza nella storia dell’uomo e dell’umanità. »

Nel mio commento, scritto a caldo, nell’aprile 1979. Notavo : « è insensato ! » 24 Lo scrivo di nuovo, qui, a freddo. Ed è mostruoso. “ Per così dire ”, dunque, Cristo ha diritto di cittadinanza sulla terra, fra gli uomini, in ragione del fatto che la sua parola e le sue opere sono state e sono tuttora, per mezzo della Chiesa, di ammirazione, di servizio e d’esaltazione dell’Uomo ! Pare di sognare ! Una sola parola viene sulle nostre labbra a vendetta della fede : Anathema sit !

Così voi vi comportate non come Pilato – il pagano che riconobbe e proclamò Gesù innocente, la cui colpa, grandissima, fu l’indifferenza in cui si ostinò in faccia al suo Salvatore e Re, trattandolo come un uomo comune e inviandolo alla morte – ma come il Gran Sacerdote Caifa, del quale rinnovate il peccato. Grandissimo peccato quello, – e penso che vi meraviglierà molto sentirmelo dire – peccato di regicidio e di deicidio.

Infatti il Gran Sacerdote e il Sinedrio condannarono Gesù a morte – e alla morte di croce, maledizione suprema – perché gli rifiutavano ogni superiorità o regale o divina sugli altri uomini, e innanzitutto su loro stessi… e Caifa particolarmente su di sé. Gesù dunque, per loro, non doveva essere che un uomo comune. L’abbassarono talmente che in fatto di dignità gli preferirono Barabba, e, come re, Cesare !

Apparentemente con maggiori lodi e considerazione, ciò che voi fate è uguale al loro regicidio e deicidio. Egli è re, dite ? Ma è per dimostrarci che lo siamo tutti. E’ Dio, figlio di Dio ? E’ per assicurarci che a questo titolo abbiamo diritto di pretenderci e di farci Dio. Se Gesù tace, come nel giorno del Venerdì Santo, prima di morire per tanto disprezzo e odio… perché riconosce la vostra Autorità !

Per convincervi o della vostra menzogna cosciente o del vostro costante traviamento, terminerò con un solo esempio, sul quale nuovamente acconsentirò a veder giudicare tutto il processo. Spesso, e, già che siamo, in questa stessa prima Enciclica, voi richiamate, come elogio dell’uomo e della sua dignità, questa frase che leggiamo in san Giovanni (2, 25) : « Egli sapeva ciò che c’era in ciascuno ». La sfruttate a profitto del vostro umanesimo ottimista : « L’atteggiamento missionario comincia sempre con un sentimento di profonda stima di fronte a ciò che “ c’è in ogni uomo ”, per ciò che egli stesso, nell’intimo del suo spirito, ha elaborato riguardo ai problemi più profondi e più importanti ; si tratta di rispetto per tutto ciò che in lui ha operato lo Spirito, che “ soffia dove vuole ”. » Siamo al par. 12, e le note 75 e 76 rinviano rispettivamente a Gv. 2, 25 e a Gv. 3, 8. Si tratta di garantire la nuova missiologia conciliare, che inizia col rispettare le opere dello Spirito Santo, già ammirevoli in ogni uomo, costituite dalle diverse religioni e culture.

Il Cristo, il vostro Cristo postconciliare, ci viene da voi stesso mostrato come antenato e primogenito di questi nuovi missionari pieni di profonda stima per ciò che c’è in ogni uomo, ossia le eccellenti opere dello Spirito Santo. Per misurare la vostra menzogna e slealtà, è sufficiente aprire il Vangelo e leggere il passo : « Mentre egli era in Gerusalemme per la festa di Pasqua, molti, vedendo i prodigi che faceva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché li conosceva tutti, e non aveva bisogno che qualcuno gli rendesse testimonianza a loro riguardo : egli sapeva bene ciò che c’era in ciascuno. » 25

Ho forse torto a dire che siete un anticristo, la cui missione è quella di condannare a morte una seconda volta il Cristo, in seno alla sua Chiesa ?

VOI INSULTATE LA VERGINE MARIA, MADRE DI DIO

La vostra insegna è nota a tutti, : “ TOTUS TUUS” : vi siete dato tutto a Maria, la cui iniziale maiuscola campeggia sul vostro blasone pontificio all’ombra della Croce, stranamente decentrata per farle posto. Certo, una simile consacrazione vi ha immediatamente guadagnato la fiducia e l’affetto di milioni e milioni di cattolici. In compenso, essa spiaceva molto ai progressisti e ai modernisti, del tipo di quell’ Helder Camara, l’arcivescovo rosso di Recife, che, a una domanda postagli a proposito di questa vostra devozione mariale giudicata eccessiva, rispondeva brutalmente : “ Gliela si farà passare ! ” 26 Ed è un fatto che, ogni mese che passa, essa si manifesta sempre meno.

Ma soprattutto, questa pietà mariale mostra qualcosa di forzato, di ufficiale di ripetitivo, di astratto, di superfluo, che sfocia infine in quest’ultima caratteristica : la sterilità. Voi parlate continuamente del santuario di Jasna Gòra e della sua venerabile immagine ; le rivolgete ogni sorta di discorso. Ma glielo rivolgete – perdonatemi ! – cosi come lo si potrebbe rivolgere a Demetra, l’idolo attuale dei seguaci di Steiner, o a una qualche dea protettrice di un certo popolo. C’è più del folklore che non dell’autentica devoziona mariana cattolica.

E’ FORSE ELLA UNA DEA DELLA FECONDITÀ ?

Un esempio ? La vostra preghiera del 15 agosto scorso a Nostra Signora di Jasna Gòra…

« Madre dell’Assunzione ! Mi unisco a tutti quelli che, nella mia terra natale, celebrano il 15 agosto quale grande festa della Chiesa e della nazione. L’Assunzione della Madre di Dio è allo stesso tempo la festa della maturazione della terra polacca. In questo giorno vengono benedetti le spighe raccolte nei campi e i frutti prodotti negli orti. Io partecipo a questa benedizione dei frutti della terra.

« Contemporaneamente, penso a tutto ciò che matura negli uomini, a ciò che ha maturato nei pensieri e nelle coscienze dei miei compatrioti durante questi ultimi anni difficili. L’uomo è chiamato a vivere nella verità e nella libertà. Dio gli ha dato la dignità di figlio di Dio affinché maturasse questa dignità (E qui, nuova “ transe ”, doppia e tripla, operata dallo Spirito di bestemmia : ogni uomo divinizzato, reso figlio di Dio ? affinché maturasse la sua dignità di uomo ?).

« Madre di Jasna Gòra ! Faccio voti e prego affinché la benedizione della tua Assunzione scenda su tutto ciò che ha maturato nel pensiero, nella coscienza e nel cuore dei polacchi. Che questo frutto sia duraturo ! frutto della maturità dello spirito che nessuna umiliazione o violenza potrà distruggere o calpestare. Che questo frutto possa sempre maturare in mezzo alle odierne contrarietà, come ha maturato il frutto della testimonianza del Beato Massimiliano nel “ bunker ” della morte a Oswiecim (Auschwitz).

« Vergine dell’Assunzione, ti offriamo i frutti della terra polacca ! E più ancora vogliamo offrirti, per la tua festa solenne, il difficile frutto della maturità delle anime polacche. Accettali e dacci la tua benedizione ! E fà che la terra polacca non smetta mai di fruttificare ! che l’uomo non smetta mai di maturare ». 27

Fate subire alla Vergine Maria lo stesso trattamento riservato al suo Figlio Gesù Cristo : Sfiguramento del suo dolce e puro mistero soprannaturale, cancellamento totale del suo insegnamento evangelico di conversione e di grazia, di fede e di sante opere ; ma trasfigurazione delle realtà carnali, umane e demoniache, sotto la copertura del mito religioso conservato. Qui, il vostro inno potrebbe venir rivolto a Demetra, durante una festa pagana della mietitura, per la fecondità della terra e delle viscere e del cuore dell’uomo, una preghiera pagana per il pane e per la libertà, per il benessere e per la rivoluzione.

E’ FORSE UN’AMABILE ILLUSIONE DI NEVROTICI ?

E’ stato notato che nei vostri numerosi pellegrinaggi, occasionati dai viaggi, avete poco interesse per le apparizioni e per le rivelazioni che ne conservano il ricordo e l’insegnamento, riguardo le grazie particolari ricevute in questi luoghi. Non parliamo, per ora, di Fatima, bensì dell’Immagine miracolosa di Nostra Signora di Guadalupe in Messico, di Knoch in Irlanda, di Efeso in Turchia : Ebbene, parliamo di rue du Bac, da noi a Parigi.

Dopo esservi raccolto un breve istante – mai un rosario in comune proposto ai vostri ospiti, mai ! – nella cappella della Medaglia miracolosa, rivolgete alla Vergine una preghiera spontanea. Cominciate con la parole “ Ave, Maria ” e con l’invocazione d’obbligo in tale luogo : “ O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi ”. Ma, ahimé, per seguitare : « Questa è la preghiera che hai ispirato, o Maria, a santa Caterina Labouré, in questo stesso luogo, centocinquant’anni fa. » 28

Il rimanente è di una perfetta banalità, mescolata ad autosoddisfazione personale e collettiva, postconciliare. Sulle visite della Santissima Vergine in questo luogo benedetto, questo punto della capitale in cui ella è venuta, su questa poltrona che vi si venera (con grande irritazione del clero locale !) in quanto ella vi si è seduta, sulle sue ammirevoli confidenze, nulla ! o piuttosto, certo ! la vostra negazione. Sì, ignorandola, avete negato la realtà del fatto – vi siete lasciato impressionare dagli scrupoli di quel sapientone di storico, ipercritico, rotto a tutti i sofismi della scienza moderna, che risponde al nome di René Laurentin ? 29 – anzi, peggio : avete parlato di una preghiera « ispirata » alla santa, e non richiesta e dettata con viva voce umana. Beatissimo Padre, meglio sarebbe stato per voi non esser mai entrato in questo santuario, piuttosto che esser venuto per negare l’evento che lo ha fondato e annullarne così i benefici. Dopo di voi, quei tizzoni d’inferno che vi si accaniscono contro potranno liberamente distruggere tutto ! In questo stesso discorso vi ripromettevate di recarvi l’anno seguente a Lourdes. E’ forse perché non era contenta della vostra incredulità, che la Vergine non l’ha permesso ? Vi ha forse voluto punire ?

E’ FORSE UNA MILITANTE FEMMINISTA ?

Ma ora, in nome dell’intera Santa Chiesa militante, debbo levarmi contro l’empio discorso che avete pronunciato, durante questo stesso viaggio, sul sagrato della reale basilica di san Dionigi. E’ incredibile che in un discorso così breve proponiate così tante empietà profanatóri delle cose più sacre. Non ne citerò qui che due passi, e sapete che costituiscono i due temi essenziali di questo discorso che non falsifico minimamente. Cominciamo con l’introduzione, che cito integralmente affinché il ruzzolone non appaia accelerato dalla mia penna :

« “ Benedetta tu… ”. Permettetemi, cari fratelli e sorelle riuniti all’interno e intorno a questa venerabile basilica di Saint-Denis, che ospita le tombe dei re di Francia, di salutare con voi Maria Madre di Cristo. Le parola di questo saluto voi le conoscete. Certo voi più di una volta (sic) le avete pronunciate o le avete sentite pronunciare da altri (strani “ fratelli e sorelle ” del Papa, che non hanno mai pronunciato loro stessi queste parole !) : « Tu sei benedetta fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno » (Lc, 1, 42).

« Questo saluto è rivolto a una donna che porta nel suo grembo un uomo : il frutto della vita e l’inizio della vita. Questa donna viene da lontano, da Nazareth, ed ecco, essa entra nella casa di suoi parenti che è venuta a visitare. Dalla soglia di casa essa sente : « Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore ! » (Lc. 1, 45).

« L’ultimo giorno del mese di maggio, la Chiesa ricorda questa visita e queste parole ; essa saluta Maria Madre di Gesù Cristo. Essa rende onore alla sua maternità in un momento in cui questa è ancora soltanto un mistero nel suo grembo e nel suo cuore. Voglio anzitutto rendere onore alla maternità e alla fede nell’uomo che esso implica. »

Ascolto quindi con un orecchio solo, ed ecco ciò che odo : « Rendere onore alla maternità significa accettare l’uomo nella sua piena verità e nella sua piena dignità, fin dal primissimo inizio della sua esistenza, (ecco ! e il peccato originale ?) – …E’ il culto della maternità. – Il primo diritto dell’uomo è il diritto alla vita. Noi dobbiamo difendere questo diritto e questo valore. In caso contrario tutta la logica della fede nell’uomo, tutto il programma del progresso veramente umano, ne sarebbero scossi e crollerebbero. (l’aborto, crimine contro l’uomo e il progresso ! Tutto qui ? Ed è il Papa che lo dice ?)

« Sulla soglia della casa di Zaccaria, Elisabetta disse a Maria : beata te che hai creduto (cf Lc. 1, 45). Rendiamo onore alla maternità, perché in essa si esprime la fede nell’uomo. – L’atto di fede nell’uomo… – La Madre proclama la sua fede nell’uomo… – Bisogna credere fin dall’inizio nell’uomo – Per il fatto che è uomo, grazie a questo, grazie alla sua stessa umanità, è immagine e somiglianza di Dio infinito ». 30

Voi non parlate mai di grazia, mai eccetto che in questa occasione : quando dite che grazie alla sua umanità, grazie alla dignità, l’uomo è grande, l’uomo è trascendente. Grazie all’uomo, l’uomo è uomo ! anzi, ben più che uomo : è, “ in qualche modo ”, Dio !

…E UNA MILITANTE RIVOLUZIONARIA ?

Siamo dunque caduti dalla Vergine “ benedetta più di tutte le donne ” alla donna qualunque, dalla Maternità divina alla maternità comune, dalla fede di Maria nella Parola di Dio alla fede nell’uomo, da Gesù Figlio di Dio incarnato alla progenitura qualunque di una coppia umana priva di fede e di legge che non siano umane. Andate a terminare il vostro discorso, discorso più massonico che cristiano, più comunista che evangelico, con quello che veniva denunciato da san Pio X come un « blasfemo raffronto tra Vangelo e rivoluzione » : 31

« Il problema fondamentale del mondo del lavoro non è affatto, oggi giorno, la giustizia e la lotta per la giustizia sociale ? Tutt’altro : ciò vuol dire che non c’è mezzo di distaccare la realtà del lavoro umano da questa giustizia e da questa nobile lotta. La liturgia di oggi, nella festa della Visitazione di Maria, non parla anch’essa così in un certo senso ? La verità sulla giustizia di Dio non risuona forse contemporaneamente all’adorazione di Dio, la cui misericordia è per tutte le generazioni, nelle parole che l’evangelista S. Luca ha messo sulla bocca della Vergine(evidentemente Ella non era abbastanza intelligente né ispirata per trovarle da sola ! Il fatto è che non avete nessune idea né conoscenza in questo campo, ma lo fate per apparire moderno agli occhi dei modernisti al sarcasmo) che porta nel suo seno il figlio di Dio ? (qui, contrariamente a poco fa, avete necessità di metterli, Lei e Lui, del tutto da parte, molto altre, affinché il loro messaggio rivoluzionario venga il più possibile autorizzato, divinizzato, assolutizzato). « “ Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili ; ha ricolmato di bene gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote ” (Le. 1, 51-53)

« Queste parole dicono che il mondo voluto da Dio è un mondo di giustizia. Che l’ordine che deve reggere i rapporti tra gli uomini si fonda sulla giustizia. Che quest’ordine deve essere continuamente realizzato nel mondo »

Ma vediamo bene che non è così ! La giustizia, ognuno lo sa bene ! non è di questo mondo. Altrimenti, allora, vi si sarebbe dovuti attendere, voi e i militanti cristiano-comunisti di saint-Denis la Rossa, con la CGT pagata per essere là, quel giorno, attorno a voi.

« Il mondo del lavoro umano, la grande società dei lavoratori, se sono costruiti decisamente sulla forza morale, – e così dovrebbe essere ! – devono per conseguenza rimanere sensibili a tutte quelle dimensioni dell’ingiustizia che si sono sviluppate nel mondo contemporaneo. Devono essere capaci di lottare nobilmente (ma certo !) per ogni forma di giustizia : per il vero bene dell’uomo, per tutti i diritti della persona, della famiglia, della nazione, dell’umanità. Questa giustizia è la condizione della pace, come si è espresso con penetrazione Giovanni XXIII nella sua enciclica Pacem in Terris : La disponibilità ad intraprendere una lotta così nobile, una lotta per il vero bene dell’uomo e in tutte le sue dimensioni deriva dalle parole che pronuncia Maria portando Cristo nel suo cuore, pronunciate con un riferimento al Dio vivente quando dice : « Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore ; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili ; ha ricolmato di bene gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote » (Lc. 1, 51-53).

Cristo dirà un giorno : « Beati quelli che hanno sete e fame di giustizia perché saranno saziati  » (Mt. 5, 6). 32

Come se nelle Beatitudini fosse in campo la questione della giustizia sociale… e socialista ! Come se nel Magnificat si parlasse di lotta rivoluzionaria ! Terminate questo discorso inserendoci « questa fame e questa sete » di giustizia sociale, di cui « le parole della Madre che venera Dio con tutta la sua anima, mentre porta nel cuore il Figlio di Dio », sarebbero impregnate, integrando questo Magnificat rivoluzionario nell’ambito del vostro umanesimo. Chiedete che questa “ nobile lotta ” per la giustizia sociale venga riconosciuta come propria dei suoi primi fondatori : la Vergine Maria e Gesù di Nazareth… « Bisogna domandarlo, se non per altre ragioni (deve trattarsi di motivi religiosi, che però non osate neppure citare in mezzo a tutti questi militanti comunisti !), almeno in nome della verità integrale dell’uomo. In nome della sua libertà interiore e della sua dignità. E anche in nome di tutta la sua storia. »

La Rivoluzione, certo, ma cristiana ! E perché cristiana ? In nome dell’umanesimo integrale ! Il Magnificat, le Beatitudini evangeliche, sono dunque manifesti di rivoluzione umanistica ? Siete a questo punto ; e noi ne siamo stanchi. E’ certo che nessuno dei vostri uditori tornerà da un tale raduno con la minima idea, col minimo desiderio di recitare il rosario in famiglia : gli parrebbe di disertare la lotta, la nobile lotta ! né di recarsi ai vespri della parrocchia la domenica sera, per cantarvi con gioia il Magnificat : gli sembrerebbe di peccare contro l’Uomo !

Voi strumentalizzate la devozione alla Santa Vergine, ancora molto grande nella Chiesa, a vantaggio del vostro umanesimo. Ma la vera devozione alla Vergine Maria, no, non l’avete, non l’irraggiate ; al contrario, l’estinguete nelle anime nella misura in cui, ascoltandovi, in esse si radica e si fortifica il culto dell’Uomo e della Donna !

VOI ESTINGUETE LO SPIRITO SANTO, SVALUTATE LA CHIESA !

Se Cristo è la figura esemplare, ossia mitica, dell’Uomo, se la Vergine Maria Madre di Dio è l’immagine della Donna fonte di vita o della madre “ che ha fede nell’uomo ”, che sarà mai per voi la Chiesa ? Infatti, Gesù e Maria sono saliti al Cielo, invulnerabili ai colpi dei nemici di Dio, inaccessibili alla calunnia, alle ingiurie dei loro perfidi amici. Nessuno può confonderli con le immonde realtà terrene, se non in forza di blasfeme figure retoriche… Invece, la Chiesa e il suoSpirito Santo – dico appunto il suo spirito divino, che è in lei, che è suo proprio, che è la sua stessa Anima, – possono essere coinvolti in cose del tutto umane. L’una e l’altro sono vulnerabilialle persecuzioni dei loro nemici e ai maltrattamenti dei loro perversi figli e ipocriti discepoli.

Ora, chi ha peccato peccherà di nuovo ; chi ha tradito, tradirà. Sarebbe stupefacente, e incoerente da parte vostra, se voi non sfiguraste anche e maggiormente questa meraviglia divina che, letteralmente, è caduta in vostro potere, se non l’abbassaste al livello di una misera cosa del tutto umana come le altre, per meglio trasfigurare in tal modo le realtà umane comuni nello splendore del divino. E questo è ciò che constatiamo in mille passi, poiché qui il campo del sacrilegio è vasto.

Voi assimilate lo Spirito Santo che abita nella Chiesa a uno spirito naturale presente dovunque nell’Uomo e che conduce tutti i popoli verso l’universale compimento finale. E assimilate la Chiesa alle opere geniali dell’umanità – in qualità di uno dei suoi risultati più grandiosi, certo ! Non c’è metodo più efficace di questo per « estinguere lo Spirito Santo » e svalutare, screditare la Santa Chiesa di Gesù Cristo, nostra Madre, nostra sola speranza !

NOTRE DAME DE PARIS, EDIFICIO MASSONICO !

I parigini sono stati non poco sorpresi dallo strano elogio che voi, durante il vostro viaggio in Francia, avete fatto alla loro insigne cattedrale, Notre Dame. La si amava come “ dimora di Dio tra gli uomini ” ; la prosa della Dedicazione, quella propria della diocesi di Parigi, la canta con una profondità di teologia mistica raramente eguagliata… La si credeva opera dei cristiani pienamente ispirati dalla loro fede, edificata per la gloria di Cristo e della sua santa Madre. A sentir voi, bisogna cambiar tono. Anzi, non esattamente. Bisogna riversare le nostre lodi dalle nostre sante energie cristiane alla segreta saggezza dei massoni, veri costruttori delle nostre cattedrali per la gloria del genio umano ! Voi affermate :

« Ami tu ? Domanda fondamentale, domanda comune. E’ la domanda che apre il cuore e che dà alla vita il suo significato. E’ la domanda che decide della vera dimensione dell’uomo. In essa l’uomo tutto intero è chiamato ad esprimersi, e, ancora, ad andare oltre se stesso ».

Già qui il vostro spirito blasfemo vi fa cadere dalla nostra santa religione alla pretesa religione dell’uomo che si supera nell’esperienza dell’amore, rendendosi così superiore a tutto. Preso in questo laccio massonico, continuate :

« Mi ami tu ? Questa domanda è stata posta un momento fa in questo luogo. E’ un luogo storico, un luogo sacro. Qui si incontra il genio della Francia, il genio che si è espresso nell’architettura di questo tempio (sic) otto secoli fa e che sta ancora (sottolineo) a dare testimonianza all’uomo. L’uomo, infatti, attraverso tutte le formule con le quali cerca di definirsi (ecco qua, il vostro linguaggio si fa apertamente massonico, gnostico ; che audacia è la vostra ! e che disprezzo del vostro uditorio cattolico che beve i vostri veleni come acqua fresca !) non può dimenticare che egli pure è un tempio : egli è il tempio in cui abita lo Spirito Santo. Per questa ragione l’uomo ha innalzato questo tempio che gli rende omaggio (a lui, chi ? all’uomo o allo Spirito Santo ? a tutti e due, naturalmente ! che per voi sono un’unica e medesima realtà : lo Spirito dell’uomo, questo Spirito di bestemmia che è in voi) da otto secoli : Notre Dame. » 33

Il colpo che causano queste parole è voluto : Nostra signora testimone dell’Uomo, non dell’uomo collettivo, astratto, ma dell’uomo qualunque, in segreto del massone, preteso erede delle tradizioni gnostiche dei costruttori del Tempio di Salomone e delle cattedrali medievali, oggi costruttore dell’Uomo, tempio luciferino proclamato tempio dello Spirito Santo. Che linguaggio per un Papa ! Pare di ascoltare Malraux, che fu grande iniziato, il quale vedeva nell’arte medievale la rivincita dell’uomo contro l’arte bizantina, la cui “ trasfigurazione ” distruggeva l’uomo, lo svalorizzava : « Una stessa trasfigurazione – diceva questo spirito maligno – procede da tutti gli innocenti fino al Cristo trionfante… L’uomo prende coscienza di se stesso e inventa i suoi eroi. Ilgenio cristiano diventa quello dell’offensiva occidentale », l’offensiva contro Dio !

Le conseguenze di quelle parole pontificie, che potrebbero non parere altro che un bizzarro gioco dello spirito, sono immense e tragiche per la Chiesa. Se Notre-Dame è una manifestazione del genio dell’uomo del XIII secolo, uomo tormentato da uno Spirito che lo spinge a superarsi, ad oltrepassarsi nelle opere della sua arte, allora, seguendo la Senna, potete vedere il Louvre, più avanti, ad occidente, l’Arco di Trionfo, e, più moderni ancora, la Tour Eiffel, la Défense ! E siccome questo “ Progresso ” dell’arte è quello dell’apostasia umanistica e del trionfo dell’Anti-Chiesa, che un Papa gli renda omaggio è la più mortale sconfessione che si possa formulare contro la Chiesa. La vita, oggi, non è dunque più a Notre- Dame, ma altrove : al Beaubourg, al Trocadero !

LA PREGHIERA, RICREAZIONE UMANISTICA

Entriamo a Notre-Dame, questo tempio-esposizione del genio dell’uomo, piuttosto che casa di Dio fra gli uomini, come pensa la lode divina perpetuamente sulle labbra dei figli della Chiesa… Cosa si fa, secondo voi, in questo luogo ? Si prega. Ma cos’è pregare ? Il 30 ottobre 1978, allorquando eravamo felici di sapervi in pellegrinaggio alla Mentorella, e di apprendere che avevate l’abitudine di salirvi per pregare, abbiamo udito di lassù, sulla vostra bocca, riflessioni non meno strane :

« La preghiera, dicevate, che in vari modo esprime il rapporto dell’uomo col Dio vivo, è anche il primo compito e quasi il primo annuncio del Papa. » Ed evocavate la testimonianza di « persone autorevoli » che « confermano il risveglio spirituale dell’uomo moderno. » Ma in che termini improvvisamente inquietanti ! « Molte di queste testimonianze – dicevate – hanno parlato dei bisogni dello spirito umano che non sono inferiori a quelli del corpo. Nello stesso tempo hanno indicato, in primo luogo, la Chiesa, come capace di soddisfare a questi bisogni. » Hum ! Hum ! ecco delle strane testimonianze e dei testimoni sospetti, di mentalità umanistica, modernisti certamente, che fanno gran pubblicità alla Chiesa che preferiscono.

L’umile risposta del Papa a questi sentimenti è la seguente :

« La Chiesa prega, la Chiesa vuole pregare, desidera essere al servizio del più semplice e nello stesso tempo del più splendido dono dello spirito umano (ah !) che si realizza nella preghiera. La preghiera è infatti la prima espressione della verità interna dell’uomo, la prima condizione della autentica libertà dello spirito (ahi, ahi, ahi !).

« La Chiesa prega e vuole pregare per ascoltare la voce interiore dello Spirito Divino, affinché lui stesso possa in noi e con noi parlare eoi gemiti inseprimibili di tutto il creato. La Chiesa prega e vuole pregare per rispondere ai bisogni del profondo dell’uomo, che talvolta è così ristretto e limitato dalle condizioni delle contingenze della vita quotidiana, da tutto ciò che è temporaneo, dalla debolezza del peccato, dall’abbattimento e da una vita che appare senza senso. La preghiera dà un senso a tutta la vita, in ogni suo momento, in ogni circostanza.

« Perciò il Papa, come Vicario di Cristo in terra, desidera anzitutto unirsi a tutti coloro che tendono all’unione con Cristo nella preghiera dovunque essi siano, dovunque si trovino. Come un beduino ( ?) nella steppa ( !), o le carmelitane o cistercensi nella profonda clausura o l’infermò sul letto di un ospedale nelle sofferenze dell’agonia, o ogni uomo un uomo in attività, nella pienezza della vita, o individui oppressi e umiliati… Dapertutto. » 34

E’ la vostra costante dottrina. Ritroveremo ben presto il vostro “ beduino ”, in un altro vostro discorso, per illustrare la vostra certezza che in ogni uomo abita lo Spirito Santo, che è anche Spirito della Terra, che supponete gemere in tutto il creato con sospiri ineffabili, con aspirazioni alla trascendenza, e trovare felicemente il suo cammino nell’uomo – il che, sia detto tra noi, è un incastro brutale tra i versetti 23-26 dell’ottavo capitolo dell’Epistola ai Romani, che parla dello Spirito Santo che abita nelle nostre anime, e i precedenti versetti 19-22 che evocano la sofferenza del creato che attende la sua liberazione, non in virtù del suo progresso immanente, non dello spirito dell’uomo, ma dalle opere dei santi !

E’ a questo bisogno, aspirazione, slancio verso la trascendenza che, secondo voi, la preghiera risponde : questa suolime forma di attività spirituale in cui l’uomo si ritrova, si riconquista e si supera, si divinizza sotto la spinta dello Spirito che è in lui. Per pregare in questo modo, tutti i templi sono ugualmente validi, e forse quello della Natura è dopo tutto il migliore ! , come appare dalla vostra stessa vita, secondo le testimonianze dei vostri intimi. 35 Ecco un altro colpo inferto dal nuovo Papa alla sua Chiesa ! E’ precisamente a questo punto della mia riflessione che ritrovo il vostro intrigante beduino. Già l’evocavate a proposito della preghiera, nel vostro ririto a Paolo VI. Debbo anche qui citarvi a lungo per essere sicuro di non deformare il vostro pensiero :

« L’uomo possiede il concetto dell’infinità. Lo adopera, nel suo lavoro scientifico, ad esempio nella matematica. L’infinità trova quindi in lui, nella sua intelligenza, lo spazio adatto per accettare Colui che è infinito, Dio dell’immensa maestà, Colui a cui la Sacra Scrittura e la Chiesa danno testimonianza dicendo : “ Santo, Santo, Santo, Dio dell’universo. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria ! ”

« Questo Dio, nel suo silenzio, professa il trappista oppure il camaldolese. A Lui si rivolge il beduino nel deserto, quando arriva l’ora della preghiera. E forse anche il buddista, concentrato nella sua contemplazione, che purifica il suo pensiero preparando la strada al nirvana. Dio che trascende assolutamente tutto il creato, tutto ciò che è visibile e comprensibile ».

Qui raccontate un fatto molto inquietante che riferite come esempio rimarchevole :

« Durante la prima sessione, il Sinodo dei vescovi si era occupato tra l’altro del problema dell’ateismo. I monaci degli ordini contemplativi avevano inviato al sinodo una lettera molto caratteristica (per istigazione di chi ? di chi, se non di voi ?) nella quale esprimevano la loro comprensione di fronte all’atteggiamento degli atei contemporanei, cercando di considerarlo attraverso la propria esperienza, cioè di uomini di fede, di preghiera e di totale dedizione a Dio, i quali, nonostante tutto ciò, non sono liberi dalle tenebre dello spirito e dei sensi. Dio assente dai pensieri, inindividuabile dal cuore, Dio apparentemente morto, per le dimensioni del cuore e dello spirito umani. Appunto Colui che esiste in perfetta pienezza e che vive : questo Inpercepibile e assolutamente Trascendente. Ecco un paradosso del Dio dell’infinita maestà, del Dio trascendente ! » 36

Voi rendente questo misticismo (ateo) una “ verità ” che sarebbe testimoniata da san Giovanni della Croce, e già sappiamo in che modo, in suo nome, aprite la Chiesa agli atei. Ma questo significa spegnere lo Spirito Santo e svalutare la Chiesa, e perfino le religioni giudaica, mussulmana e pagana ! A proposito di san Giovanni della Croce, contesto una simile intrepretazione della sua dottrina mistica, la quale non esclude ma include la comunicazione materna dello Spirito Santo mediante i sacramenti e gli insegnamenti della santa Chiesa, e di essa sola ! Il più elevato misticismo non ne ha mai dispensato alcuno, al contrario ! E’ per questo che d’altronde non c’è vera mistica al di fuori della vera Chiesa, e l’ateismo è il contrario della contemplazione ! I vostri cari atei ? sono nemici di Dio ! E i vostri contemplativi riciclati sono ben strani monaci e monache…

Ma a questa concezione umanistica della preghiera, che, ripeto, estingue lo Spirito Santo, svaluta la Chiesa e demoralizza i suoi fedeli, voi ci tenete. Riconducete ad essa Frossard, il quale, ancora una volta, dialogando con voi, farebbe la figura del buon cattolico che discute con qualcuno che non lo è più ! Non sto per rimettere sotto i vostri occhi questo colloquio che voi conoscete meglio di me. Prendo soltanto questo passo significativo :

« Le sue osservazioni – dite al vostro compare che geme sulla perdita dello spirito di preghiera, e quanto a ragione ! – devono fare riflettere. Più ancora, devono rendere inquieti. Devono rendere inquieti dal punto di vista (di che ? della gloria di Dio ? dell’amore di Cristo ? della necessità della grazia ? della salvezza eterna ? No, naturalmente…) di ciò che avviene nell’uomo. Lei chiede giustamente (questa domanda di forma modernista che sembra essergli stata suggerita da qualcuno) : “ La preghiera, la contemplazione, non è forse una necessità vitale per l’anima umana ? ”

« Il fatto che essa deperisca nell’essere umano, nella società – rispondete – è angosciante non solo per la vitalità della Chiesa, ma anche e soprattutto (ah ! questo soprattutto vi è stato sussurrato all’orecchio dallo Spirito di bestemmia che è in voi) per l’uomo stesso. Come potrebbero non preoccuparci il venir meno del senso della trascendenza, l’indifferenza per tutte le sfide (sic) che ci lancia l’assoluto (risic !) e la nostra reclusione nell’immanenza, o piuttosto il nostro assoggettamento a ciò che è caduco ? » 37

Ecco ! Ciò che vi angoscia in questa perdita dello spirito di preghiera non è la “ morte di Dio ”, è l’oscuramento dell’idea di trascendenza al termine del quale l’uomo non crederà più in se stesso, e, ecco la cosa più grave ! avrà perso il senso della propria trascendenza ; sarà la catastrofe della “ morte dell’uomo ” !

Dopodiché, non ci si meraviglia più se per voi tutte le religioni sono uguali, dal momento che l’Uomo con esse alimenta il suo intimo movimento verso il Trascendente ! « In questo spirito – ricordava Frossard – Giovanni Paolo II diceva ai giudei, ai musulmani e ai cristiani non cattolici del Portogallo (del Portogallo cattolico !… Che corruttore di nazioni !) :

« “ Qualunque sia la nostra religione, ci unisce la testimonianza della fede in Dio. Tutti siamo chiamati a proclamare i valori religiosi in un mondo che nega Dio. La nostra testimonianza, il nostro esempio possono aiutare quelli che lo cercano… Testimoniare la propria fede è contribuire al bene del prossimo, al bene comune dell’umanità. Giudei, cristiani, musulmani, a tutti noi Abramo, nostro comune antenato, chiede di seguire la via della misericordia e dell’amore ” » 38

Quanto all’amore e alla misericordia, in fatto di fede cristiana, ecco inferto un infame colpo alla Chiesa di Cristo, da voi abbassata al livello delle false religioni. Ecco dunque questo peccato contro lo Spirito Santo che non sarà mai perdonato, né in questo mondo, né nell’altro. Se dico il vero, ritrattate. Se dico il falso, dite in cosa m’inganno, e condannate i miei errori dall’alto del vostro Magistero infallibile ! Ma finitela di screditare la Chiesa e di soffocare lo Spirito Santo !

ED ECCO RIDICOLIZZATE LE MISSIONI

La Chiesa obbediva da secoli al formale comando di Nostro Signore Gesù Cristo, inviando i suoi missionari a predicare il Vangelo a tutte le nazioni, al fine di convertirle, battezzarle, ammaestrarle e obbligarle a praticare tutto ciò ch’Egli aveva insegnato agli uomini per la loro salvezza. La Chiesa, essendo unica e santa, non poteva che essere “ missionaria ” ! Ma per voi non è così, o non lo è più. Nuova e grave svalutazione della sua natura, discredito gettato sulla sua attività più preziosa e sui suoi operai più coraggiosi !

Invece di convertire i pagani, di ricondurre in seno alla Chiesa eretici, scismatici, apostati e scomunicati, – poiché, come canta la prosa della Dedicazione di Notre-Dame de Paris, “ Haec est cymba qua tuti vehimur ” ! – al posto delle missioni, ecco che parlate di conversione della Chiesa al mondo, di allineamento della Chiesa all’umanesimo universale. Ma con che diritto inquietare, disturbare tanta gente che, senza di noi, esterni a noi, sono nella via del progresso, della cultura, della loro preziosa cultura autoctona, sforzandosi di conquistare da se stessi la loro autotrascendenza ?

Che diventeranno allora, cosa sono già diventate le nostre amate missioni, i nostri ammirevoli missionari ? Questi soffrono, quelle scompaiono.

« La missione – affermate nell’Enciclica Redemptor hominis – non è mai una distruzione, ma è una riassunzione di valori e una nuova costruzione, anche se nella pratica non sempre vi è stata piena corrispondenza a un ideale cosi elevato ». 39

Cosi, voi calunniate l’ideale vero, sovrannaturale, coraggioso, che sfida il furore dell’inferno e merita così spesso ai missionari la palma del martirio, e gli sostituite in qualità di ideale più elevato, malauguratamente spesso ignorato o disprezzato dalla Chiesa di ieri, la vostra teoria piatta, vigliacca, più massonica che cristiana, vergognosa e sterile, il cui fondamento sta in un umanesimo anticristo. In quest’ecumenismo senza limiti, si avrà ancora il diritto di convertire i pagani ? No. Oppure, se essi ci tengono assolutamente, e se lo fanno spontaneamente ! Ecco le vostre direttive :

« Quanto alla conversione, che deve avere la sua radice ( ?) nella missione, sappiamo bene ch’essa è opera della grazia, in cui l’uomo deve ritrovarsi pienamente. » Linguaggio oscuro, precisato dalla vostra parallela spiegazione ad André Frossard : « Per quanto si riferisce alle religioni non cristiane, la via del mandato missionario passa attraverso una migliore conoscenza delle “ fedi ” professate. Un cristiano consapevole della sua partecipazione alla missione di Cristo, che contiene la pienezza di ciò che Dio ha voluto rivelare di Sé all’umanità, non smetterà mai di desiderare che questa pienezza sia partecipata a ogni uomo. »

Come si vede, non temete affatto, in questa gara tra religioni a parlare di Dio nella maniera migliore, che vi sia coinvolta la salvezza eterna di qualcuno ! Ma dovete eludere lo scandalo di Frossard relativo a questa comoda missiologia postconciliare : « Come molti convertiti, incapaci di tacere la scoperta che li ha sconvolti, faccio fatica a comprendere questa forma di apostolato muto. Chiedo se sia nella linea del Vaticano II ». Quindi insistete su uno zelo missionario tanto più affettato in quanto non ha più ragione d’essere :

« Non smetterà mai di lavorarvi, pur mantenendo un rispetto totale per le convinzioni di coloro che credono diversamente (ah ! non c’è dubbio che questo “ diversamente ” vi è stato dettato ancora una volta dallo Spirito di bestemmia che è in voi !). Ma spesso non smetterà neppure di pregare per ciò che, egli lo sa benissimo, non sarà soltanto il frutto dei pensieri religiosi dell’uomo, per nobili che essi siano, ma un dono di Dio ! Lascerà Dio solo giudice della coscienza dei fratelli che credono diversamente, o che non credono affatto. E a Dio solo lascerà il diritto esclusivo di far fruttificate la Sua verità nelle menti e nei cuori (dopotutto è il suo lavoro, non il nostro !) facendo, da parte sua, con questa intenzione, tutto il possibile. » 40

La condanna di questa slealtà papale e conciliare, già predetta dall’ammirevole falange dei vescovi missionari al Concilio, 41 è scritta nei fatti : il reclutamento degli istituti missionari è esaurito, l’attività di conversione dei pagani, dei dissidenti, degli atei, è quasi dovunque finita nel nulla, e lo stato morale dei missionari non potrebbe essere peggiore : o vedono tutto nero, oppure, seguendo il vostro appello e il vostro esempio, sì sono anch’essi ri-convertiti in “ esperti in umanità ”, votati al benessere, alla cultura, alla giustizia e alla pace sulla terra, senza più alcuna preoccupazione per la salvezza delle anime e per il dominio universale di Gesù Cristo. Voi avete spento lo Spirito e prostituito la Chiesa.

LA SANTITA DELLA CHIESA E’ PROFANATA

Il dossier è opprimente, tanto denota da parte vostra, Beatissimo Padre, un’inclinazione incontenibile a svalutare tutto ciò che è vero, soprannaturale, santo e cattolico, per esaltare in compenso ciò che è falso, malsano, carnale e mondano nell’umanesimo contemporaneo, con una perversità sottile e sempre accorta. Non citerò infine che pochi esempi, scelti quasi a caso tra centinaia d’altri.

MARIA GORETTI, NON PIÙ EROINA DELLA VERGINITÀ, DELLA CASTITA CRISTIANE,
MA DELLA DIGNITÀ DELLA DONNA !

Si tratta del vostro discorso ai pellegrini di Senigallia, giunti a Roma nel 1980. Chi farà notare che, in questa dimostrazione serpentina, si tratta di una virtù che viene non più da Dio e si esercita per Lui fino al martirio, ma dall’orgoglio dell’uomo e opera per la sua esaltazione ? Debbo citarlo per intero per cercare di smascherare questo umanesimo laico il cui linguaggio è tuttavia ancora in apparenza così cristiano :

« Certo, il messaggio che proviene dalla storia di Maria Goretti non è di ordine manicheo, di svalutazione del corpo e della sessualità, poiché è propria della rivelazione biblica tutta una profonda e sana teologia del corpo. Si tratta, piuttosto, di un messaggio concernente sia la dignità personale a semplice livello umano, la quale va difesa da ogni sopruso e da ogni violenza, sia la consacrazione delle proprie energie anche fisiche al Signore ed alla Chiesa, nell’obbedienza radicale alla Legge di Dio. Il cristiano non coltiva la castità o qualsiasi altra virtù soltanto per se stessa, facendone un fine isolato o un ideale assoluto. San Paolo ci ammonisce : “ Se anche dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova ” (1 Cor 13, 3). La castità è un valore nobilissimo, se viene ordinata a Cristo Signore e inserita in tutto il contesto della tipica vita cristiana, alla quale lo Spirito Santo conferisce il proprio timbro fondamentale e inconfondibile, avendo tra i propri frutti anche “ il dominio di sé ” (Gal 5, 22), preceduto e contornato da molti altri.

« Perciò, l’invito che viene da Maria Goretti a tutti noi, ed in particolar modo ai giovani ed alle giovani, è di curare in profondità la propria identità battesimale e di inserire nel quadro di questa formazione, come una delle sue componenti, anche la coltivazione nutrita e gelosa della propria integra dignità non solo cristiana ma pure umana, di cui la castità è una espressione di prima importanza. » 42

Ce l’abbiamo messa per arrivarci, ma alla fine, nella conclusione, è stato detto. Già al Parco dei Principi invitavate i giovani alla castità, ma non per imitazione di Gesù Cristo, di Gesù crocifisso, non in spirito di penitenza o di libertà del cuore per la preghiera e per la carità, o di sottomissione alla legge divina per lo splendore del sacramento del matrimonio e della sua fecondità, ma proprio per ciò che non è, non può essere, altro che un impossibile ideale pagano : il rispetto della propria dignità di uomo e la volontà di restare padrone di sé.

Che capovolgimento, nella predicazione di un Papa ! Si vada a rileggere quest’allocuzione. A proposito di Maria Goretti, da dove comincia e dove finisce ? Comincia dall’uomo e dalla sua dignità il cui modello e guardiano è Gesù Cristo, e finisce con l’uomo e la sua dignità, giustificazione e legge ultima della sua azione. Esser casti, morire per la propria castità, viene certo presentato come un’esigenza del battesimo ; ma non più per desiderio di imitare Gesù, Gesù crocifisso, che ha sofferto nella sua carne e ha offerto la sua carne alla morte in riscatto dei nostri peccati, non più per rifiutare al demonio il dominio su di un corpo che è tempio dello Spirito Santo e che è stato riscattato dal Signore a caro prezzo (1 Cor. 10, 20)… Lo si fa per volontà di conservare intatta la dignità della persona umana, per l’autonomia e per la libera padronanza di sé, del proprio cuore e del proprio corpo.

Infatti, Beatissimo Padre, osserviamo la coordinazione e l’ordine deliberato di questi termini ascendenti : “ anche la coltivazione nutrita e gelosa della propria dignità non solo cristiana ma anche umana ”… In un tale caso, non c’è né santa né martire, ma soltanto un’eroina dell’orgoglio umano… di cui non si trova certo un esempio nell’umanesimo antico e moderno ! E’ una reinterpretazione della santità cristiana secondo il modernismo ateo o… post-cristiano !

SAN MASSIMILIANO KOLBE, MARTIRE UMANISTICO DEL DIRITTO ALLA VITA !

In occasione della canonizzazione del padre Kolbe, il 10 ottobre 1982, avete attribuito al dono della sua vita due ragioni, accuratamente mescolate, l’una cristiana, l’altra umanistica ; l’una della più pura carità, l’altra di uno spirito rivendicativo, più ostentato che filantropico. Ecco questa nuova alterazione del cristianesimo operata dal vostro “ antropocentrismo laico ” :

« Padre Massimiliano Kolbe, essendo lui stesso un prigioniero del campo di concentramento, ha rivendicato nel luogo della morte, il diritto alla vita di un uomo innocente, uno dei quattro milioni. Quest’uomo vive ancora ed è presente tra noi. Padre Kolbe ne ha rivendicato il diritto alla vita, dichiarando la disponibilità di andare alla morte al suo posto, perché era un padre di famiglia e la sua vita era necessaria ai suoi cari. Padre Massimiliano Maria Kolbe ha riaffermato cosi il diritto esclusivo del Creatore alla vita dell’uomo innocente ed ha reso testimonianza a Cristo e all’amore. Scrive infatti l’apostolo Giovanni : “ Da questo abbiamo conosciuto l’amore : Egli ha dato la sua vita per noi ; quindi anche noi dabbiamo dare la vita per i fratelli ” (1 Gv, 3,16). « Dando la sua vita per un fratello, Padre Massimiliano (…) in modo particolare si è reso simile a Cristo. »

Ma eccovi più scaltro. Perché voler fare di questo santo un martire ? E’ morto eroicamente, vittima volontaria della propria carità fraterna, ma non si può dire che sia morto in testimonianza della fede cattolica, per la sua fede… A meno che – ed è questa la vostra segreta intenzione – non operiate qui una nuova e sottile sostituzione della fede cattolica, che un tempo faceva martiri, con la “ fede nell’uomo ”, e con la “ lotta per la propria dignità ”, futilità massoniche in favore delle quali siete in ricerca di “ martiri ” da far onorare in tutta la Chiesa, a fianco di Gandhi, Martin Luther King e altri “ martiri ” della causa dell’Uomo ! Si tratta proprio di questo. Ecco la conclusione della vostra omelia :

« Come sempre, quando proclama la santità dei suoi figli e delle sue figlie, così anche in questo caso, essa (la Chiesa) cerca di agire con tutta la precisione e la responsabilità (sic) dovute, penetrando i tutti gli aspetti della vita e della morte del Servo di Dio. »

Interrompo un istante per proclamare che tale certezza costituisce, nel caso di padre Kolbe, una grande, grandissima menzogna ; e voi lo sapete perfettamente.

« Tuttavia ( ?) la Chiesa deve, al tempo stesso, stare attenta, leggendo il segno della santità dato da Dio nel suo servo terreno, di non lasciare sfuggire la sua piena eloquenza e il suo significato definitivo. E perciò, nel giudicare la causa del beato Massimiliano Kolbe si dovettero – già dopo la beatificazione – prendere in considerazione molteplici voci del popolo di Dio, e sopratutto dei nostri fratelli nell’episcopato, sia della Polonia come pure della Germania, che chiedevano di proclamare Massimiliano Kolbe santo come martire.

« Di fronte all’eloquenza della vita e della morte del beato Massimiliano, non si può non riconoscere ciò che pare costituisca il principale ed essenziale contenuto del segno dato da Dio alla Chiesa e al mondo nella sua morte.

« Non costituisce questa morte affrontata spontaneamente per amore all’uomo (ah ! ci siamo…) un particolare compimento delle parole di Cristo ? Non rende essa Massimiliano particolarmente simile a Cristo, modello di tutti i martiri, che dà la propria vita sulla Croce per i fratelli ? Non possiede proprio tale morte una particolare penetrante eloquenza per la nostra epoca ? Non costituisce essa una testimonianza particolarmente autentica della Chiesa nel mondo contemporaneo ?

« E perciò, in virtù della mia apostolica autorità ho decretato che Massimiliano Maria Kolbe, il quale in seguito alla beatificazione, era venerato come Confessore, venga d’ora in poi venerato anche come Martire ! Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi fedeli ! » 43

C’è tutto : campagna di stampa, movimento di opinione, decisione suprema. Massimiliano Kolbe sarà ormai il primo martire cattolico del “ diritto alla vita ”, della “ dignità umana ”, dell’ “ amore per l’uomo in quanto uomo ”, per lui stesso, l’uomo ! Un martire wojtyliano ad uso dell’umanesimo ateo, marxista ad est, massonico ad ovest. Un ponte tra l’est e l’ovest, e anche un patrono per tutti gli antifascisti della terra che denuncia nei torturatori nazisti i negatori dei Diritti dell’Uomo e degli ideali del 1789, che oggi debbono essere il Credo dell’umanità intera.

C’è qualcosa, tuttavia, nella vita di questo santo, che disturba questa strumentalizzazione del suo cadavere. E’ la sua stessa vocazione di lotta contro la massoneria e i suoi ideali satanici, per la formazione di una Milizia integralmente cattolica, schierata sotto lo stendardo dell’Immacolata. E qui voi praticate forzatamente ciò che il catechismo chiama “ menzogna per omissione ”. Questo santo, dunque, ce l’avete contro, in Cielo ! e sulla terra. 44

I MARTIRI DI OTRANTO, EROI DELLA DIGNITÀ DELL’UOMO !

Identica inversione, identica profanazione nel vostro elogio dei martiri di Otranto, il 5 ottobre 1980. Certo, voi affermate che il loro sacrificio è stata la suprema testimonianza resa alla fede cattolica, e che questo comporta « una straordinaria testimonianza resa a Cristo ». Citate giustamente il libro della Sapienza : « Dopo aver un poco sofferto, vengono ampiamente premiati, perché Dio, che li ha messi alla prova, li ha trovati degni di sé » (Sap. 3, 5).

Ma proseguite : « Qui tocchiamo un punto particolarmente importante nel fatto del martirio. Il martirio è una grande prova, in un certo senso (attenzione ! quest’espressione, di cui fate gran uso, prepara di solito un enorme sofisma, un’audacia, una anti-verità) è la prova definitiva e radicale. E’ la più grande prova dell’uomo, la prova della dignità dell’uomo al cospetto di Dio stesso ( ! ! !). E’ difficile dire a questo proposito più di quanto afferma proprio il libro della Sapienza : “ Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé ” (Sap. 3, 5). Non esiste una misura più grande della dignità dell’uomo di quella che si trova in Dio stesso : “ negli occhi di Dio ”.

« Il martirio è dunque la prova dell’uomo (sic) che ha luogo “ agli occhi di Dio ”, una prova nella quale l’uomo, aiutato dalla potenza di Dio (ah, anche !), riporta la vittoria. » 45

Piuttosto che il fiat umile e amoroso del cristiano che fa appello alla grazia di Dio per ottenere la vittoria – e che consuma il suo sacrificio totalmente unito a Gesù, con Lui e in Lui, rendendo cosi la sua “ bella testimonianza ” di fedeltà assoluta al suo Signore – non abbiamo piuttosto, nella vostra concezione umanistica, una specie di sfida sostenuta dall’uomo per impressionare il suo Dio, quasi un’eco dell’orgoglio satanico espresso da queste parole : « Ero similis Deo ! », tipiche dell’uomo empio, secondo Isaia (14,14) ? Trionfando sulla prova definitiva e radicale, sotto gli occhi di Dio, diventare eguale a Lui !

Se la Chiesa non lottasse con tutta la forza delle sue istituzioni e delle sue sante e vive tradizioni contro questa apostasia da fine del mondo, sarebbe la fine della religione sulla terra. Ma quanto tempo ancora la Chiesa resisterà ai vostri colpi ?


(1) Allocuzione all’UNESCO, 2.6.1980, in Insegnamenti, cit., vol. III, (1980), I, p. 1630.

(2) Ibid., pp. 1641, 1643 e 1640. Cfr. il mio commento al vostro viaggio in Francia, in CRC n. 154-157, Giugno-settembre 1980.

(3) Lettera al cardinale Casaroli per l’istituzione del Pontificio Consiglio per la cultura, 20.02.1982, in Insegnamenti , cit. Vol. V (1982), II, pp. 1776 – 1777.

(4) Omelia della messa a Le Bourget, 01.06.1980, I p. 1590.

(5) Ai rappresentanti della comunità mussulmana in Francia, ibid., p. 1559.

(6) Enciclica Laborem Exercens, 14.9. 1981, Libreria Editrice Vaticana, Roma 1981, nn. 4, 9.25.

(7) Angelus del 27.9. 1981, in Insegnamenti, cit., IV (1981), II, pp. 307-308.

(8) Cfr. La Documentation catholique, 5 aprile 1981, p. 324

(9) Alla città di Torino, 13.4.1980, in Insegnamenti, cit, III (1980), I, pp. 912-914.

(10) Enciclica Dives in misericordia, 30.11.1980 n. 6.

(11) K. WOJTYLA, Segno di contraddizione, cit., p. 120.

(12) Ibid., p. 132.

(13) Gaudium et Spes, n. 22, citato da voi cento volte, per esempio in Segno di contraddizione, pp. 114-115.

(14) K. WOJTYLA, op. cit., pp. 134-135.

(15) Ibid., p. 88.

(16) Lo facevo notare nel mio commento all’Enciclica : cfr. CRC n. 140, aprile 1979, p. 4.

(17) K. WOJTYLA, op. cit., pp. 115-117. Segnaliamo che la traduzione italiana del testo è, in questo punto, particolarmente manchevole sia per l’imprecisione che per i “ buchi ”, per cui abbiamo dovuto rimediare riferendoci all’integra versione francese, che è quella riferita dall’Autore (N. d. T.).

(18) Redemptor hominis, cit., n. 8.

(19) Ibid., n. 10. Commento in CRC n. 140, aprile 1979, Le due encicliche : il servizio e il culto dell’uomo, p. 5.

(20) K.WOJTYLA, op. cit., p. 116.

(21) 1 Pt. 1, 8.

(22) Mt. 3, 2 ; 4, 17.

(23) Lc. 13, 5.

(24) CRC n. 140, p. 5.

(25) Si legga il commento di sant’Agostino per la festa dell’Invenzione della Santa Croce, oggi 3 maggio, omelia del 3° notturno.

(26) CRC n. 148, dicembre 1978, p. 5.

(27) CRC n. 181, settembre 1982, p. 2.

(28) Nella cappella della Medaglia miracolosa, 31.5.1980, in Insegnamenti, cit.. IlI (1980), I, p. 1544.

(29) R. LAURENTIN, Catherine Labouré et la Médaille miraculeuse, Lethielleux, Paris 1976, vol. I, p. 137 e passim. Ahimé ! manca il corraggio…

(30) Omelia alla Messa per i lavoratori in Saint-Denis, 30.5.1980, in Insegnamenti, cit.. III (1980), 1, pp. 1562-1564.

(31) San PIO X Lettera Apostolica Notre charge apostolique, cit., p. 293. Cfr..CRC n. 47, agosto 1971.

(32) Omelia alla Messa per i lavoratori, cit., pp. 1568-1570.

(33) Omelia alla Messa in Notre-Dame, Ibid., p. 1523.

(34) Discorso alla Mentorella, 29. 10. 1978, in Insegnamenti, cit., 1 (1978), pp. 78-79.

(35) Cfr. il vostro articolo In ricordo di Jersy Ciesielski, nel Tygodnik Powszerchny del 20 dicembre 1970 ; cfr. CRC n. 187, p. 8.

(36) K. WOJTYLA, op. cit., pp. 24-25. Anche qui manca una frase nella traduzione italiana (N.d. T.)

(37) Non abbiate paura !, cit., p. 195.

(38) Ibid.,p. 219.

(39) Redemptor hominis, cit., n. 12.

(40) Non abbiate paura !, cit., pp. 93-95.

(41) Cfr. CRC n. 56, maggio 1972 : Les missions catholiques, VI Constitution conciliaire. Qui è riassunto l’intero dossier.

(42) All’azione Cattolica di Senigallia, 18. 10. 1980, in Insegnamenti, cit., III (1980), II, pp. 899.

(43) Cfr. L’Osservatore Romano, 11. 12.1982.

(44) Avrete certamente letto l’opera di J. GIERTYCH Liber against a saint : The truth about St. Maximilien Kolbe, Knight of the Immaculate and implacable ennemy of Freemasonry (Approaches, n. 79). Questo Giertych, eroico proseguitore dell’opera di Roman Dmowski, è restato, comesapete, vostro compatriota e servo ammirato e devoto.

(45) Omelia sul colle dei Martiri in Otranto, 5.10.1980, in Insegnamenti, cit.. III (1980), II p. 776.