La Controriforma cattolica nel XXImo secolo
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LIBER ACCUSATIONIS SECUNDUS

2. La frattura a Roma da Pio XII a Giovanni Paolo II

LA frattura, segno di eresia, di scisma, di setta, ha dunque in Polonia, a Cracovia, una data : 1962. Essa ha un nome : Wojtyla, che tradisce Sapieha. Essa ha una ragione, o perlomeno una realtà : la vostra prassi rivoluzionaria, e questa parola di prassi con cui voi designate la vostra pastorale da quest’epoca è la prova sufficiente che una teoria la ispira senza apparire ancora ufficialmente. La rottura con la tradizione di san Pio X è dunque ben là.

A Roma, le cose hanno seguito il loro corso in modo più capriccioso, ma non meno sicuro. Dalla morte di Pio X, nel 1914, al nostro sfortunato 1983, in cui la rottura è già consumata. Anche se è fuori tema il contrapporre sull’essenziale Pio XI a Pio X, lo stesso buonuomo Giovanni XXIII a Pio XII. Se i pontificati di questo mezzo secolo osservano il curioso movimento del pendolo, da destra a sinistra e ritorno, cui si assiste nella Chiesa dalla Rivoluzione francese, cioè dall’organizzazione del mondo in Contro-Chiesa, l’uno prò, l’altra contro, con qui e là dei papi di transizione, resta pur sempre solamente una fede, una religione, una legge, quelle che abbiamo ritrovato perfettamente insegnate da Pio XI nell’enciclica Quas Primas. E questo dura fino al 1958, forse anche fino al 1963.

Nessuno, fino al grande sconquasso conciliare avrebbe pensato a proclamare la propria fede nell’uomo, a predicare il culto dell’uomo, nè a mobilitare la Chiesa in una battaglia per l’uomo. Se qualcuno lo avesse rischiato, lo si sarebbe preso per un pagliaccio o per un folle, piuttosto che per un empio e un bestemmiatore !

LA SCOSSA PREPARATRICE DI PAOLO VI E DEL CONCILIO

L’annunzio di una grande frattura nella tradizione cattolica della Chiesa di Roma, Madre e maestra di tutte le Chiese, ha una data conosciuta da tutti, celebrata come la promessa di una nuova Pentecoste ( !) il passaggio dalle tenebre della Cristianità e della Contro-Riforma alla luce dello Spirito. In breve, una rottura paragonabile solamente al passaggio dall’Antica alla Nuova (ed eterna) Alleanza… E’ l’undici ottobre, giorno dell’apertura del Concilio, con il Discorso di cui Giovanni XXIII che lo pronunciò sarebbe considerato il solo responsabile, se non si sapesse, e da numerose fonti, tra cui il cardinale Colombo, che il primo e responsabile autore ne era l’arcivescovo di Milano, il cardinale Giovanni-Battista Montini.

Ma in cosa sarebbe consistita questa rottura e questo rinnovamento, nessuno poteva prevederlo esattamente. Nessuno ha tentato più di me, passo dopo passo, di inquadrare, di analizzare, di comprendere e di dire che cosa accadeva, cosa si distruggeva e cosa sarebbe uscito da una riforma del genere. I miei innumerevoli scritti su questo argomento capitale lo testimoniano. 1

La riposta, incredibile ma vera, a tale domanda, è che la rottura annunciata era, ed è restata fino al Vostro avvento, senza oggetto. Ciò che del resto era molto maligno : voglio dire, già da sè solo, la firma del Maligno. Veniva dunque allungata la mano sulla Chiesa, ma da estetisti per rifarle una bellezza, con mano di chirurgi per guarirla dalle infermità, tagliando qua e là, ricorrendo alla nostra fantasia, amputandola degli organi giudicati logori, necrotizzati, senza un’idea ben precisa di ciò che si sarebbe tolto o corretto e di ciò di cui si sarebbe tentato l’innesto o la protesi ! Il Papa apriva trionfalmente un’era di Riforma della Chiesa e nessuno sapeva nè quando nè dove si sarebbe arrestata. I più folli annunceranno ben presto una “ riforma permanente ”… Voi avete assistito a questo, sapete tutto questo.

Cossiché vent’anni dopo la morte di Pio XII, dunque nel 1978, quando siete stato eletto papa, la frattura non è sempre compiuta, palese, nè rinsaldata. L’opera del Vaticano II attende sempre il suo teorico e programmatore, colui che darà corpo alle sue figure di sogno, materia dogmatica, morale, disciplinare ai suoi slogans, alle sue grandi parole. Inutile nasconderlo, il mio obiettivo in questo Secondo libro di accusa, che fa seguito al primo contro Paolo VI, è di mostrare in Voi, Beatissimo Padre, quel teorico che mancava alla piena manifestazione del piano, quel distruttore della Chiesa, e, nella vostra filosofia, esattamente la ragione, l’oggetto e il fine di questa rottura irrimediabile di cui Paolo VI non ha saputo che sognare e preparare la venuta.

PAOLO VI IL TRADITORE

La vita di Paolo VI che ho minuziosamente studiato e raccontato 2, è un susseguirsi di tradimenti. Anch’essa dettata, guidata, poi costretta da impegni occulti e fortemente sgradevoli sui quali non è stata ancora fatta completamente luce. Già il suo stesso padre, Giorgio Montini, che fu ardente fautore delle idee e dei metodi di Pio X, passa, alla morte di questi, al servizio dei suoi avversari, entra nel Partito popolare italiano, ala sinistra della Democrazia cristiana, di cui diviene uno dei membri dirigenti e deputato.

Educato a questa scuola, Giovanni Battista, dal 1921 al 1922, ancora seminarista, si affida al deputato di Brescia di questo stesso Partito popolare italiano, Longinotti, il quale, in cambio di quale impegno da parte sua ?, lo raccomanda al cardinale Gasparri, suo intimo, e lo fa entrare nell’Accademia delle Guardie nobili e di qui alla Segreteria di Stato !, dove svolgerà tutta la sua carriera. Una carriera spenta di minutante, poi di uditore, poi di assessore, la cui sola passione di rilievo e la sola azione notevole è la lotta contro lo Stato fascista. E’ una lunga e ostinata “ resistenza ” democratica, è una insubordinazione contro lo Stato legittimo ed un tradimento della Nazione, se la morale cristiana ha ancora un senso ! E Montini diventa negli ultimi anni d’anteguerra al centro, non oso dire il centro, di un complotto internazionale, quello della “ Crociata delle democrazie ”, che doveva sboccare nello scatenamento della Seconda guerra mondiale. Una guerra per fare finalmente crollare il detestato Dittatore e restituire l’Italia alla Democrazia cristiana… E’ stata pagata cara !

Ho osato scrivere un giorno di lui, evidentemente quando era vivo : « Ha tradito, tradisce, tradirà » 3. Traditore di san Pio X, nello spirito e nelle opere, non era il solo ! Traditore di Mussolini, e chi non lo era, di questa razza democristiana d’Italia ! Ma più tardi, poiché era pervenuto, e questa volta di sua stessa iniziativa, grazie a cosi nobili precedenti, nelle immediate vicinanze del Sommo Pontefice Pio XII, tradì anche lui, certamente per ordine di quelle oscure potenze che avevano favorito e protetto la sua prolungata fortuna, che avevano forgiato la sua carriera. Imbrogliò dunque soprattutto Pio XII, e, fin dai primi segni di declino del pontificato e di un complotto mondiale, cominciò a non farne più mistero. Si era nel 1950. Jean Guitton, suo confidente, lo rivelò fin da ottobre ; fece una conferenza a Parigi, alla presenza di un uditorio di modernisti scelti con cura – io ero presente ! – per palesare a tutti che, nell’ufficio attiguo a quello del Papa, un monsignore sosteneva contro di lui la loro ribellione, assicurandoli della completa immunità.

Da allora, la sua clientela non cessò di aumentare e di diversificarsi : intellettuali di sinistra, teologi modernisti, perfino agenti sovietici infiltratisi nella Chiesa, uno dei quali, il gesuita Tondi, lavorava proprio nel suo ufficio. Non potrò mai credere che le grandi opere dello Spirito Santo possano venir preparate da simili manovre striscianti, da questi tradimenti occulti, da questa perfidia assassina, che arrivarono a dissimulare al Santo Padre il martirio dei cattolici cinesi e, orrore supremo a consegnare ai cekisti di Stalin i sacerdoti inviati segretamente da Roma per soccorrere i cristiani perseguitati in Russia !

Alla fine, convinto da testimoni irrecusabili, nel corso di drammatici confronti, del triplice e quadruplice tradimento del suo intimo collaboratore, Pio XII se ne sbarazzò nominandolo arcivescovo di Milano, proponendosi però di non nominarlo mai cardinale, per evitare che un simile fellone potesse venir eletto da un conclave come suo successore ! In forza di quale orribile ricatto Montini evitò la meritata decadenza, ottenendo al contrario questa incomparabile base di lancio per l’ultima ascensione ? Per quale minaccia, capace di intimorire un papa ? A queste altezze vertiginose dell’iniquità lo spirito si arresta, preso dall’inquietudine, e ogni penna perde il suo inchiostro.

Quale fede, quale pastorelle potrebbe intonarsi a simili connotati ? Quale dottrina, quale grande progetto Montini manifestò a Milano ? Proprio nessuno. La sua ambizione di mediocre funzionario s’era trasformata in messianismo personale. Vivendo di luce riflessa sotto il prestigioso Pio XII, aveva finito con immaginarsi di doverne diventare obbligatoriamente il successore : grande come lui, più grande di lui. Sapeva soltanto che, per giungere a questo, doveva prendere in contropiede gli insegnamenti e le direttive del papa, di cui molta gente irrequieta e ribelle assicurava fosse vicina la fine, dato che il mondo non lo sopportava più. Analogamente aveva agito a suo tempo, a un grado inferiore e con maggior onestà, quel cardinale le cui manovre erano diventate tanto chiare da costringere Pio IX ad esiliarlo a Perugia… il che non gl’impedì affatto di venire poi eletto papa col nome di Leone XIII. Così l’esiliato di Milano si dichiarò con tanta forza amico dei “ lontani ”, dei lavoratori, dei novatori, amico del mondo moderno, perfino amico degli uomini del futuro, che alla fine divenne il candidato di tutti gli scontenti, i sognatori e gli ambiziosi.

Il divorzio è già compiuto a metà allorché la moglie si separa dal marito, anche se non ha ancora scelto un altro uomo. La generazione che ha fatto il Concilio Vaticano II sapeva già fin dal 1950, sotto Pio XII, a causa dell’Enciclica Humani Generis, che tradiva, che avrebbe tradito, che avrebbe rotto la lunga, millenaria fedeltà della Chiesa al Cristo, ai suoi pontefici, ai suoi dottori e santi, per sposare il mondo. Ma, in che modo ? Montini la convinse che non avrebbe dovuto fare altro che uscire per strada, camminare, chiamare : i pretendenti sarebbero accorsi.

Osservate bene questo campione del vostro predecessore e padre. Allorché si mise in prima fila, fin dall’annuncio del Concilio, presentando la sua candidatura alla successione di Giovanni XXIII, si esercitò al profetismo dei novatori :

« Qualche cosa di profetico scorre nell’atmosfera del nostro tempo. Dobbiamo fare attenzione. Dobbiamo cercare di comprendere i disegni di Dio, i movimenti della storia, le correnti dello Spirito, l’ora delle responsabilità… Bisognerà che a un mondo che, senza saperlo, marcia a ritroso verso Cristo, la voce dei pastori dica : Voltati e guarda, il Cristo è là. » 4 Questo mondo che cammina a ritroso verso l’avvenire dove è il Cristo ! Queste formule fanno accapponare la pelle. Tutte grottesche.

Siamo dunque alle prese con il più temibile problema di scienza storica ed ecclesiastica del nostro tempo. Come è potuto accadere che mons. Montini abbia continuato a svolgere un ruolo di primo piano ed a proseguire la sua scalata al vertice, dopo essere stato allontanato da Roma da Pio XII ? Come è accaduto che fu desiderato cosi fortemente dal conclave del 1958, che il cardinale Roncalli fu eletto dietro l’unica garanzia di preparargli la strada ? Come fu che questi, dopo averlo rapidamente elevato alla porpora, gli affidò delle responsabilità decisive prima e durante la prima sessione del Concilio, designandolo anche come suo successore obbligato ? Come fu che il conclave del 1953 lo indicò per la Carica suprema, quando tutti erano a conoscenza dell’esistenza di un dossier che lo riguardava presso la polizia del buoncostume di Milano ? Il fatto mi è stato rivelato ed attestato alla vigilia del conclave dal rev. padre de Saint-Avit 5 di San Paolo fuori le Mura, che respinse i miei tetri pronostici con le sue vigorose negazioni , non sarebbe, non avrebbe potuto essere Montini.

E tuttavia lo fu ! La frattura è ben là, ma occulta, in questa onnipotente iniziativa sottratta alla Chiesa stessa, nel suo supremo organo di decisione, e detenuta, da allora, da qualcosa che non è la Chiesa. E di cui si trema a pronunciare il nome.

PAOLO VI, VOSTRO PRECURSORE

Giunto dove voleva, che fece dunque papa Montini ? Non fece nulla, come anche il Concilio nulla fece. Un assordante baccano, una babele mai vista, delle spese enormi, questo è niente. Questo non costituisce nient’altro che un passivo certo schiacciante. Diede l’impressione di agire… Strepitando contro il trionfalismo, si fece gran festa. Si squarciarono tutti i sacchi di grano del granaio, si spillò il vino da tutte le botti della cantina. Si festeggiò, si discusse gravemente. Si pretendeva distruggere per ricostruire ; ci si preparava a cambiare di Chiesa… Di fatto, le idee e le forze mancarono, fortunatamente !, ai demolitori. Nonostante i loro sforzi, la vecchia fortezza, solidamente costruita, resistette. “ Sono le buone mura ” che permettono di restaurare tutto. Se la Chiesa dei loro sogni avesse avuto dei contorni più precisi, se avesse potuto prender corpo, la nostra Chiesa millenaria, reale, non ci sarebbe più e la frattura avrebbe per data 1962-1965, per co-autori il Papa e il Concilio e per pretesto l’“ aggiornamento ”. Provvidenzialmente, mole sua stat, che traduco : essa sussiste, essa tiene ! Non “ per la sua massa ”, ma per la sua consistenza propria, il suo ordine, la sua struttura vitale, il suo potere organizzatore, in breve il suo Spirito Santo. La Chiesa cattolica ha perseverato nell’essere fino ad oggi. Deo gratias !

Paolo VI, lo sapete bene ! era più un uomo colto che un pensatore ; un emotivo, non un intellettuale, e, in più, un capo, un ambizioso solitario e tetro che per sopportare la noia pagana della sua vita aveva bisogno di essere amato, lusingato, applaudito. Fin dalla sua elevazione alla tiara, egli moltiplica le iniziative dannose, gli annunci di grande riforme, le une inutili, le altre invivibili. Lo sguardo retrospettivo ci mostra la totale e spesso la rovinosa vanità di tutto questo. Persuaso di riuscire molto piacevole, egli si precipita a Costantinopoli, a Ginevra e a Manhattan. Inventa dei Segretariati per dialogare con i fratelli cristiani, i fratelli non cristiani, i fratelli non credenti. Egli perdona a tutta la terra le aggressioni ed i crimini commessi contro Dio e il suo Cristo, prima di ogni segno di pentimento. Egli si batte umilmente il petto per le colpe dei suoi predecessori, non per le sue !, al cospetto di tutti i nemici viventi e operanti della Chiesa eterna ! Che senso ha tutto questo ? nient’altro che disonore, rovina e decadenza. Si è troppo detto che il mondo ci si appassionava. Se ne faceva beffe !

Nessun Papa, nessun Concilio, ci è stato assicurato, hanno tanto amato il mondo quanto Paolo VI e il Vaticano II. Che cos’era questo amore, se non delle parole vuote di senso e di contenuto ? Nè Paolo VI, nè del resto la massa dei vescovi di questa generazione, avevano partecipato ad alcuna delle epopee militari, scientifiche o politiche, filosofiche, artistiche, coloniali o missionarie della storia. A partire dal 1917, la vita dell’umanità è rimasta di una schiacciante piattezza, se si esclude l’orribile lebbra del bolscevismo…

Paolo VI e il Vaticano II non avevano più l’amore concreto delle persone, dei popoli, dei poveri, delle civiltà, cui le loro novità non apportavano nient’altro che infelicità e rovine. Lui stesso, Montini, non conosceva gli uomini che attraverso i dossiers della segreteria di Stato e le civiltà nei libri della sua biblioteca. Tante proclamazioni di amore infinito fatte in Concilio all’indirizzo dell’umanità intera, non venivano dall’amore divino, malgrado la loro infiammata retorica, poiché esse non manifestavano mai l’ansia per la salvezza delle anime, nè la vera carità che scopre e realizza i migliori mezzi per sollevare coloro che soffrono. Paolo VI aveva l’arte delle “ belle lettere ” per esprimere i sentimenti inefficaci e pubblicitari della “ bell’anima ” di fronte allo spettacolo della miseria umana. Nè lui nè i Padri conciliari ebbero alcuno di quegli ampi progetti protettori, moralizzatori e salvatori grazie ai quali, talvolta, nella caotica storia dell’umanità, alcuni certi grandi spiriti o certe assemblee ispirate allontanano dalla loro testa i pericoli che li minacciano e già piombano su loro. Essi non hanno nulla creato, nulla fatto. E dopo di noi, il Diluvio !

I discorsi di Paolo VI si prestano all’ironia. Ah !, diceva, quanto è potente il mondo moderno ! Quanto è grandioso ! Si è camminato sulla luna ! 6 Anche le catastrofi lo meravigliavano sempre. Egli si affrettava ad auspicarne, ad annunciarne la fine, non trovando loro nessun altro rimedio se non utopico, irreale. Poi, sconcertato, smarrito, non vi prestava più attenzione, e tanto peggio per ipoveri sconcertati, affamati, uccisi, perseguitati, deportati. Egli riversava sempre di più le sue illusioni su un altro luogo della terra, attirandovi sventure e maledizioni.

Ciò che gli ho rimproverato, ciò che del resto ho etichettato con un nome, una sigla, per darne un’idea afferrabile, fu l’utopia di una religione tutta dedita al servizio dell’umanità nella costruzione di una Torre di Babele futura che decorò del nome di “ civiltà dell’amore ”… E’ ciò che ho più concretamente denominato : il MASDU, il Movimento di Animazione Spirituale della Democrazia Universale 7.E’ per lanciare la Chiesa cattolica dentro questo enorme turbine che il Papa e il Concilio si adoperarono alla sua “ riconversione ”, dall’anatema al dialogo, e dall’opera di redenzione del mondo a quella, che si illudevano più facile e più attesa, altra illusione !, della sua umanizzazione.

E’ per fare ciò di cui aveva fretta, che si affrettò a proclamare la libertà religiosa, ad aderire al progetto congariano di un ecumenismo senza ritegno, infine a profanare, a desacralizzare a fondo la Cristianità secondo il disegno maritainiano di un Umanesimo integrale. Che distruzione ! Che rovine ! E con quale vantaggio ? Devo riconoscere che tutti questi progetti non venivano nè dagli Slavi nè dai Germani. Paolo VI era il discepolo convinto di quei Francesi faciloni e vanitosi, i Maritain, i Mounier, i Congar, i de Lubac e l’immancabile Teilhard le cui gloriose opere non sono più lette da nessuno ed i nomi sono dimenticati già prima della morte. Piccoli spiriti progressisti, senza paragone possibile con i maestri del modernismo tedesco ! Questi tedeschi, fortunatamente, Paolo VI non li comprendeva. La sua cultura latina lo rendeva allergico alle loro profonde elucubrazioni.

Questa superficialità scusa un papa ? La scusa lui ? Lo si vorrebbe, per la sua salvezza eterna. Ma è nella disobbedienza, nell’infedeltà ai suoi predecessori ed ai dogmi e alle regole della santa Chiesa romana che egli ha voluto, lanciato e condotto fino in fondo questa folla riforma. Egli « prepara il socialismo con l’occhio fisso ad una chimera », come aveva detto di Marc Sangnier san Pio X, nella sua Lettera sul Sillon 8. Se fosse stato modernista, la sua opera sarebbe stata più temibile, e soprattutto, soprattutto non gli sarebbe stato dato alcun contrappeso. Ma non aveva la statura di un eresiarca… Credo che fosse appena un demagogo.

Dopo una prima epoca di immenso compiacimento di sè (1963-1968) ne segui un’altra più difficile (1968-1973) poi un’altra ancora che fu quella del disinganno (1973-1978). Preoccupato della sua autorità divina, spaventato dai pericoli che correvano la fede cattolica e la morale del Decalogo, ebbe il coraggio di reagire una volta, una sola volta, con una certa fermezza nel giugno 1968, con la promulgazione del suo Credo e dell’enciclica Humanae Vitae. Consapevole della sua incapacità a fare il minimo bene, dopo avere scatenato dei mali immensi che non voleva sconfessare a nessun prezzo, si rinchiuse melanconicamente in questa posizione apparentemente intermedia tra i due estremi del progressismo e dell’integrismo, che non era che l’impossibile conciliazione di due esigenze contraddittorie, quella della fedeltà alla Chiesa divina, e quella dell’apertura alla Contro-Chiesa di Satana. Morì senza aver scelto tra « la religione del Dio che si è fatto uomo » e « la religione (perché ce n’è una) dell’uomo che si fa Dio  » da lui associate, in un giorno di folle esaltazione, al cospetto di tutto il Concilio, della Chiesa e del mondo, vendendo la sua anima per piacere al diavolo, nella più sconsiderata delle bestemmie 9.

Egli aveva redatto con cura amorosa il suo testamento, che venne pubblicato dopo la sua morte. E’ l’opera letteraria di un uomo leggero, preoccupato di lasciare il ricordo del suo passaggio sulla terra come quello di un esteta e di un fine letterato, melanconico come un pagano dell’antica Roma, e tuttavia cristiano. Ma a parte me stesso, suo infaticabile contraddittore, nessuno lo lesse nè lo celebrò. Si tratta tuttavia di una bella composizione letteraria.

GIOVANNI PAOLO I, IL BENEAMATO :
IL RISORGERE MIRACOLOSO DELLA SANTA TRADIZIONE

Ebbene, ecco ! D’improvviso tutto rifiorisce. Il 6 agosto 1978, quattordici anni proprio quel giorno dal suo primo atto riformista, l’Ecclesiam Suam, la carta del suo pontificato !, Paolo VI moriva nell’indifferenza generale. Ci si dovette render conto che non era amato e subito la Chiesa nei suoi cardinali, nei suoi vescovi forse, e nei suoi fedeli, si risvegliò. Ci si sentiva sull’orlo del baratro. Occorreva che il pendolo tornasse indietro, presto e senza transizione, decisamente verso destra. Chi l’ha detto meglio di ogni altro è il vostro amico Malinski. Che gli sia resa lode !

« Secondo me, non verrà eletto nessuno del gruppo progressista. Certamente verrà eletto un Papa fra i conservatori o i centristi ma dell’ala destra. – Come vedo, cominci a fare previsioni. – Penso che una grande maggioranza dei cardinali ne ha già abbastanza, almeno per ora, degli esperimenti postcon- ciliari, e desidera una certa stabilizzazione per approfondire tutto ciò che il Concilio ha portato. Il Concilio lo apprezzo come pure tutto il fermento che ha risvegliato. Ma senza esagerazioni. Se prendi l’uomo della strada dopo tutto quanto ha sentito e visto accadere, dev’essere piuttosto disorientato. Non sa più in cosa credere, come vivere. Non sa distinguere fra l’opinione del suo parroco, quella di un certo teologo e l’insegnamento della Chiesa. Per cui, il Papa sarà di destra o di centro – conclusi » 10. Egli vede già il suo amico Karol papa ! Il 23 agosto egli ci torna su : « II mio argomento, se vuoi, quello principe, è il fatto che appartiene all’Episcopato polacco (…) perché ciò che ha compiuto l’Episcopato polacco non ha precedenti nella Chiesa universale. Considera solo ciò che è avvenuto nella Chiesa occidentale dalla fine del Concilio. Non so come lo vediate voi, ma per me è un dramma più grave della Riforma. E la Chiesa polacca è uscita da questa prova vittoriosa. » 11

Ma voi stesso, il 24 agosto, avete lasciato sfuggire il vostro sentimento : « Mi sembra – e questo è confortato dalle dichiarazioni di molta gente – che la Chiesa abbia bisogno, e così il mondo, di un Papa molto spirituale. Questa dovrà essere la sua prima e indispensabile caratteristica, affinchè possa esser padre di una comunità religiosa. » Sentivate questo bisogno universale di un ritorno alla vera religione. 12

E il conclave scelse, come in un solo impeto, il cardinale Albino Luciani. Era un segno della Provvidenza per coloro che erano spinti nella disperazione e nell’idea che la tradizione fosse interrotta a causa dello scisma e degli scandali dell’ultimo Papa e del Concilio. Come nel 1903, al punto finale del pontificato di Leone XIII era apparso, uscito dal Cuore stesso di Dio, Giuseppe Sarto, per risollevare la Chiesa ! Cosi Albino Luciani. Per tutta la sua vita, in tutti i punti ammirabile, ed ora grazie alla scelta che il conclave faceva di lui, il mondo scopriva con sbalordimento che lo spirito di san Pio X, la sua pietà, i suoi costumi, le sue abitudini mentali e morali, erano sempre care all’autorità romana e capaci, dopo il Vaticano II ! dopo Paolo VI !, di ricreare senza intrighi, senza mercanteggiamenti, la quasi-unanimità dei principi della Chiesa e del popolo fedele del mondo intero.

Ho letto la sua vita, ho studiato i suoi scritti, le sue prediche. La novità conciliare vi resta come un bagaglio sganciabile a piacere, che non appare mai nè consustanziale alla fede cattolica, nè di valore uguale, e nemmeno risultante necessariamente da essa in virtù di non so quale evoluzione ed accelerazione della storia. Non citerò che un suo solo testo, tratto dalla sua allocuzione del 13 settembre. E’ netto, è preciso, è assolutamente e fermamente cattolico. Nè banale nè ingenuo. Ascoltandolo, con Lui ci si sentiva nuovamente cattolici !

« Io ero presente quando Papa Giovanni ha aperto il Concilio l’il ottobre 1962. Ad un certo punto ha detto : “ Speriamo che con il Concilio la Chiesa faccia un balzo avanti. ” Tutti lo abbiamo sperato ; però balzo avanti, su quale strada ? Lo ha detto subito. Sulle verità certe ed immutabili. Non ha neppur sognato Papa Giovanni che fossero le verità a camminare, ad andare avanti, e poi, un pò alla volta a cambiare. Le verità sono quelle, noi dobbiamo camminare sulla strada di queste verità capendo sempre di più, aggiornandoci, proponendole in una forma adatta ai nuovi tempi. » 13

Queste parole che, dette con gentilezza ed humour, erano dirette a rimettere in sesto le idee capovolte dai quindici anni trascorsi mi avevano risollevato al punto di spingermi a credere che i tempi precedenti la Riforma conciliare fossero ritornati ; dunque che la tradizione non avesse subito che una parziale cesura, più apparente che reale. La Chiesa si preparava a recuperare la “ lampada meravigliosa di Aladino ” che scioccamente sua moglie aveva ceduto al mago. L’arcivescovo di Venezia raccontava questa storia a proposito del cambiamento dei catechismi :

« Il mago ad un certo punto vuole la sua rivincita. Passa nelle strade gridando : “ Scambio delle lampade nuove con delle vecchie ”. Sembra un affare eccellente, ma in realtà è una truffa. La moglie di Aladino è credulona e ci casca. Durante l’assenza del marito, essa sale al granaio, prende la lampada di cui non conosce i poteri soprannaturali e la dà al mago. Il furfante se ne impadronisce lasciandole in scambio tutte le sue lampade di rame scintillante, senza alcun valore.

« La cosa si ripete : ogni tanto passa un mago, mistico, filosofo, o uomo politico, e offre in scambio della mercanzia. Attenzione ! Le idee offerte da certi maghi, anche se brillano, no sono che di ottone e non hanno che un tempo. Quelle che essi chiamano vecchie e superate sono spesso idee di Dio, di cui è scritto che non passeranno. » 14

E ne ero meravigliato. Non ero il solo. Tutto il mondo credeva che la si fosse finita con Paolo VI e il Vaticano II, o almeno che la si fosse finita con le scelte forzate e che si stesse per ritrovare la libertà di vivere in pace, nella gioia della fede cattolica. D’altronde, non l’avete creduto anche voi stesso ? E non siete stato tentato, durante questi trentatrè giorni di grazia, dalla semplice, casta e pia fedeltà alla tradizione ? Voi che avete detto di questo papa meraviglioso, inatteso : « Credo che è l’uomo ideale per questa dignità. Grazie alla sua pietà e alla sua umiltà, è adatto a ricevere l’azione dello Spirito Santo. Attualmente la Chiesa ha bisogno di un Papa del genere. » 15

Ci si è persuasi, anche dopo il suo strano trapasso 16 che mai, mai sarebbero ritornati gli errori e gli scandali degli ultimi quindici anni del Concilio e del postconcilio. E l’Osservatore romano stesso lo assicurava, lo affermava ad un’opinione pubblica già inquieta, il 3 ottobre :

« Chi dice che il prossimo papa sarà praticamente il successore di papa Montini si sbaglia. Sarà al contrario (al contrario !, capite !) il successore di papa Luciani perché ora appare chiaramente che nei disegni di Dio un pontificato di trentatrè giorni vai bene un pontificato di trentatrè anni. » 17

Ahimè ! i cardinali, dopo essersi ripresi, ostacolarono i disegni di Dio ed elessero, in parte ingannati, in parte consapevoli, contro il corso tradizionale riemerso per un istante, Vostra Santità per continuare Paolo VI, farlo rivevere e consolidare l’acquisizione della rivoluzione. Occorreva un uomo giovane e forte, virtuoso e pio, energico ed autoritario, si ! Ma che allora si fosse ben sicuri di lui ! Che non sia reazionario ! Il cardinal Marty dirà : « Si deve andare avanti. Non ci si può fermare. Sarebbe ingiuriare quelli che hanno fatto il Concilio » 18. Essi vi scelsero !


(1) Lettres à mes amis, mensili : tomi II-IV (anni 1962-1967) ; CRC, tomi l-XIV (anni 1968-1982). Cfr. in particolare : Préparer Vatican III t. IV (1971-1972).

(2) Les grandes crises de l’Eglise. La grande apostasie : Paul VI et son MASDU, in CRC n. 97, ottobre 1975.

(3) Cfr. CRC n. 101, gennaio 1976.

(4) Cfr. I Concili ecumenici nella vita della Chiesa, Roma 1968, p. 17 ; cfr. anche M. JUFFE, Paul VI, Fleurus, Paris 1963, pp. 98-99.

(5) Vi feci due brevi allusioni in CRC n. 3, dicembre 1967, p. 8.

(6) Si legga “ l’Inno alla gloria dell’Uomo ”, in occasione della conquista della luna (Angelus del 7.2.1971) ; cfr. G. de NANTES, Liber accusationis, op. cit., pp. 33-34.

(7) Cfr. G. de NANTES,op. cit., pp. 40-56.

(8) San Pio X, Lettera Apostolica Notre charge apostolique (25.8.1910), in Insegnamenti pontifici, op. cit., p. 292.

(9) Cfr. G. de NANTES, op. cit., pp. 30 ss.

(10) M. MALINSKI. Op. cit., pp. 326-327.

(11) Ibid., p. 329.

(12) Ibid., p. 332. Cfr. CRC n. 186. p. 12.

(13) Cfr. CRC n. 136, p. 6.

(14) Cfr. CRC cit., p. 10.

(15) Cfr. CRC n. 186, p. 12.

(16) Cfr. J.J. THIERRY, Lettres de Rome sur le singulier trépas de Jean-Paul Ier, Belfond, Paris 1981.

(17) Cfr. CRC n. 136, p. 2.

(18) Cfr. CRC n. 136, p. 11.