La Controriforma cattolica nel XXImo secolo
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LIBER ACCUSATIONIS SECUNDUS

3. Una frattura filosofica :
dalla religione cattolica all’umanesimo wojtyliano

DA PAOLO VI…

NEL mio primo Libro d’accusa, a Paolo VI rimproveravo, innanzitutto e principalmente, la sua eteroprassi, il suo modo di sostituire ai dogmi e ai canoni della Chiesa una pastorale dai contorni incerti, una libertà mal definita ; e di conseguenza, ma soltanto per la sua inclinazione demagogica a mutare la religione, a rendere attraente la morale, a esser gradito alle orecchie e ai cuori pagani, l’accusavo di essere pervenuto a quest’incredibile eterodossia, allo stesso tempo eresia e idolatria, del culto dell’uomo, ch’egli ci rivelò a sorpresa, per così dire, il 7 dicembre 1965, nel suo discorso di chiusura del Concilio. Voi ve lo ricordate, forse voi solo gli attribuiste sul momento il suo pieno significato :

« La Chiesa del Concilio, è vero, si è assai occupata (…) dell’uomo, dell’uomo quale oggi in realtà si presenta : l’uomo vivo, l’uomo tutto occupato di sé, l’uomo che non si fa soltanto centro di ogni interesse, ma osa dirsi principio e ragione di ogni realtà…

« L’umanesimo laico e profano, alla fine, è apparso nella sua terribile statura e ha, in un certo senso, sfidato il Concilio. La religione del Dio che si è fatto uomo si è incontrata con la religione – perché è tale – dell’uomo che si fa Dio.

« Cosa è avvenuto ? Uno scontro, mia lotta, un anatema ? Poteva essere, ma non è avvenuto. L’antica storia del samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani – e tanto maggiori sono quanto più grande si fa il figlio della terra (sic !) – ha assorbito l’attenzione del nostro Sinodo.

« Dategli merito di questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo : anche noi, noi più di tutti, abbiamo il culto dell’uomo. »1

Così riassumevo questo delirio demagogico : “ Amore dell’uomo – Fiducia e fede nell’uomo – Culto dell’uomo che si fa dio ”. Ma non erano che parole, parole, parole di un oratore ebbro di questa dottrina che altri, – e chi altri più di voi stesso ? – avevano introdotto nella cosiddetta Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, al 1° capitolo, La dignità della persona umana, nei celebri paragrafi 12-22.2.

Paolo VI non giungeva a fare dell’uomo un dio ; la sua filosofia non arrivava ad una tale altezza speculativa ! Sognava più semplicemente di riconciliare l’acqua e il fuoco, l’ateismo moderno e la religione cristiana, senza giungere a proclamare di doversi instaurare un dialogo perfino tra il diavolo e il buon Dio, “ tra Cristo e Belial ” ! 2 In pratica, egli non voleva condannare e nemmeno contraddire nessuno, ma forzatamente, è un fatto, lasciava che l’orgoglio di questa generazione “ perversa e adultera ” si espandesse al massimo, a costo di dover piangere sulle spalle del suo amico Jean Guitton, che ce ne ha lasciato la confessione, lamentandosi che gli uomini diventavano sempre più umanisti e sempre meno cristiani. 3 Ma di chi è la colpa ? E tuttavia egli lasciava correre, lasciava al suo successore la responsabilità di reagire.

Diceva : « Ciò che mi preoccupa quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo un’idea di stampo non cattolico sembra talvolta prevalere, e c’é pericolo che quest’idea non cattolica all’interno del cattolicesimo diventi la più forte. Ma essa non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. » 4

Non era dunque questa la sua fede intima, se talvolta si è espresso in questi termini. Non sarà mai stata nemmeno il pensiero del suo successore, Giovanni Paolo I, di santa memoria. Ma questa concezione “ che non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa ” è la vostra, quella che volete sia riconosciuta, e che vi sforzate ora d’insegnare, come pensiero della Chiesa. E’ per opera vostra, è oggi, è in questo che consiste la frattura avvenuta a Roma del vostro personale umanesimo con i costumi e la fede della Chiesa.

… A VOI, FILOSOFO “ ATEO ”

Contrariamente al vostro preteso maestro e padre Paolo VI, in voi l’eterodossia è primaria, è una struttura concettuale che si regge su se stessa e vale per se stessa in assoluto. E’ la vostra filosofia, che non si distingue in nulla da quella umanistica moderna, che si pone e s’impone senza reticenze, senza limiti né controllo teologico, che ha la pretesa di andar oltre, d’innovare e salvare contemporaneamente questa filosofia moderna sulla quale il mondo, voi dite, non si ricrederà mai, e la fede cristiana, che tale filosofia si crede logicamente costretta, senz’altro a torto, voi dite, di distruggere.

Cosi professate di riconciliarvi con “ l’uomo che si fà dio ”, ma non soltanto per bontà o per adulazione, come faceva Paolo VI, ma per un’intima identità di concezioni filosofiche con i pensatori atei del nostro tempo e perché approvate le loro più sorpredenti audacie dialettiche. Il fatto è che pensate di aver raggiunto, voi per primo, voi solo, la “ sintesi ” che deve risultare dialetticamente dalle “ contraddizioni ” tra le fasi passate del cristianesimo e dell’ateismo che si affrontano. Già ne infiltraste il messaggio – cifrato, per cosi dire, perché nessuno allora vi comprese – nei testi conciliari. Più tardi, avete tentato d’introdurre a questa sintesi, d’iniziarvi, Paolo VI e il suo séguito, – durante questo Ritiro che predicaste loro in Vaticano nel 1976, in cui Gesù simboleggiava il cristiano, il pensatore d’oggi… voi stesso, alla fin fine – dietro questa misteriosa denominazione di “ Segno di contraddizione ”. E’ Lui, siete voi per mezzo suo, trascurando l’anacronismo, che vi ponete come segno di “ contraddizione ” hegeliana e di vittoriosa sintesi, durante tutto lo sviluppo di questo curioso Ritiro.

L’abbé Armogathe non ne ha fatto mistero, nella sua prefazione all’edizione francese 5 :

« E’ senz’altro come “ Segno di contraddizione ” che siamo chiamati a vivere il nostro essere cristiani – a cominciare dallo stesso autore – tra i due poli della sua formazione : l’attenzione lucida del filosofo, attento alle correnti di pensiero contemporaneespesso cosi estranee a quel cristianesimo che pretendono ignorare – e, dall’altra parte, la fedeltà appassionata del sacerdote e pastore, figlio di una nazione che non ha mai detto “ si ” ad altri che a Dio, alla Chiesa di Cristo e alla sua Madre. »

Una volta accettata quest’intima contraddizione, mentre si attende che venga superata, abbiamo detto un si contemporaneamente al mondo moderno – alla sua filosofia atea – e parimenti a Dio, alla Chiesa e a Maria ! Armogathe non lo smentisce, anzi insiste :

« La cultura contemporanea è ampiamente presente… L’autore non cerca di battezzarla né di ridimensionarla. L’interpella, ingiungendole di render conto, in nome delle sue stesse ragioni, della disperazione che l’invade. E le mostra come la Rivelazione cristiana da la risposta adeguata ai problemi che il mondo pone e che si dimostra incapace di risolvere da solo.

« Non c’è frattura tra questa sfida alle culture contemporanee e la fedeltà alla Tradizione della Chiesa ; è questo equilibrio che costituische la pietas dell’autore. » Nella preghiera del Gethsemani « le contraddizioni vissute in se stessi dai cristiani si radunano e si sintetizzano per annunziare la salvezza del mondo. »

Lacerati, in agonia, tra la tesi (l’Ateismo) e l’antitesi (la Religione), imitando Cristo nella sua preghiera, seguendo Karol Wojtyla nella sua nuova maniera di vivere questa contraddizione, i cristiani approderanno con lui alla sintesi del futuro : « questa è l’attrattiva di Segno di contraddizione, la qualità profonda che l’impregna : la fedeltà appassionata alla Tradizione della Chiesa, l’ansiosa attenzione per le ideologie moderne. Profetizzata da Simeone in riferimento a Gesù, questa contraddizione è racchiusa e contenuta nell’essenza stessa del cristianesimo ; è inerente a ogni annunzio del Vangelo » 6.

Evidentemente, nulla di tutto questo è secondo la lettera né lo spirito del Vangelo. Nuovo anacronismo, tanto delirante quanto lo sarebbe immaginare la Sacra Famiglia che di sera a Nazareth guarda la televisione israeliana ! Ma voi e i vostri siete sempre i soliti : i testi delle Scritture sono meri supporti per le vostre assurdità dialettiche. In san Luca – leggete il testo ! – Gesù è semplicemente causa di divisione profonda e di contraddizione in seno a Israele, provocando l’opposizione tra gli ebrei fedeli, che lo riconosceranno come Messia, e i perfidi giudei che lo respingeranno, lo condanneranno, lo consegneranno ai pagani perché venga crocifisso : « Ecco, egli è posto per la caduta e la resurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione » (Le. 2, 33). 7

Ma voi siete centomila anni luce lontano da Gesù e dalla sua Passione. Voi siete con Hegel e con Marx. Sicuro di superare la contraddizione, non volete respingere, criticare, tenere il broncio al mondo moderno nella sua forma prometeica più aggressiva, quella della filosofia atea ; al contrario, vi ci impegnate e trascinate in suo favore la Chiesa intera, dicendole : NON ABBIATE PAURA ! Non si tratta, sulla vostra bocca, di un discorso demagogico, e nemmeno di un’apologetica elaborata in favore di studenti di filosofia, sedotti dall’ateismo, che un professore “ aperto ” cerca di ricondurre alla fede senza forzarli a rinunciare al loro umanesimo.

Secondo voi, quest’umanesimo è la verità filosofica definitiva, quella che dirige la vita e la prassi dell’umanità di oggi, che va liberandosi dalle antiche superstizioni : umanità adulta, emancipata, laica, che deve affrontare la fede cristiana, e che la fede cristiana deve accettare. Voi v’incaricate d’inserire la Chiesa in questa nuova fase storica, in questa pratica di un cristianesimo ateo – o di un umanesimo cristiano, le due formule sono equivalenti – per portare a compimento la sintesi storica tra la fede nell’uomo e quella in Cristo e nel suo Dio.

Dato che tutto il nostro avvenire dipende da questo vasto progetto che fate vostro e che imponete alla Chiesa – progetto al quale abbiamo già opposto un fermo e decisivo “ NON POSSUMUS ” 8, occupiamo un po’di tempo nell’esaminare la natura di quest’umanesimo moderno di cui vi appropriate, in cosa è una sfida alla religione cristiana, e qual’è questa sintesi da voi creata, in cui consisterebbe la nostra fede, la nostra speranza e la nostra carità cristiane, vittoriose sulla attuale contraddizione.

UN VENERDÌ SANTO SPECULATIVO :
L’ANNICHILAMENTO DELLA RELIGIONE

« La grande tentazione della filosofia tedesca – ci rammenta un ungherese in esilio a New York, una delle menti migliori del nostro tempo, Thomas Molnar – è quella di sforzarsi di “ svelare ” in se stessa il “ Dio immanente ”, respingendo, ridimensionando e annientando ogni forma religiosa esterna. » 9

IL DIO IMMANENTE

Molti « filosofi e teologi tedeschi (qui chiamati in causa) hanno in comune questo : cercano di uscire da quel quadro della religione cristiana che hanno tutti ereditato ; uscendone, però, non mediante la conversione a un’altra religione, ma mediante la trasmutazione del cristianesimo stesso in un sistema speculativo nel quale l’uomo costituisce il centro cosciente e il centro motore. »

« Si ha l’evidente impressione di un’impazienza che cerca di uguagliare l’uomo a Dio, ossia di sostituire l’uomo a Dio… I nostri filosofi non si sottomettono più a Dio, alla ragione o al mistero dell’Incarnazione ; cercano di uguagliare Dio, di ricreare il mondo, di affermarsi come fonti dell’essere e dei valori. Impresa titanica, quella di Prometeo… »

Mi viene in mente la vostra predilezione, il vostro entusiasmo per il Promethidion di Norwid. Leggendo Molnar, ho sempre l’impressione che parli di voi ! Il vostro tentativo non è marginale, come noi latini saremmo portati a credere : è quello di uno slavo profondamente germanizzato ; procede sull’onda del torrente potente, vasto, rapido, della filosofia tedesca moderna. Proseguo dunque con profitto la mia lettura :

« Fintantoché l’uomo, la sua religione, la sua storia, restano ancorati alla trascendenza, l’edificio (la Chiesa, la fede, i suoi dogmi, il suo magistero) rischia di accasciarsi sotto il peso delle contraddizioni cristiane (Incarnazione, Resurrezione, miracoli, etc.) e delle conoscenze positive accumulate dalla scienza.

« Anche i filosofi tedeschi sembrano sforzarsi di trovare un altro ancoraggio, un altro fondamento considerato più prossimo alla speculazione umana – e precisamente una forza immanente. Pertanto la loro filosofia diventa un tentativo gigantesco e sistematico di spiegare e “ far marciare ” la religione e la storia senza ricorrere a un Essere trascendente, salvaguardando pur tuttavia i “ valori ” cristiani ; tentativo, conseguentemente, di trovare nell’uomo stesso l’ancoraggio definitivo per la morale, il senso della storia, il destino dell’umanità. » 10

Tutto questo, che è il fondo della filosofia moderna, che era già il punto di partenza dello sforzo modernista per salvare la religione, cosi come l’ha descritto san Pio X nell’enciclica Pascendi (1907), è la vostra filosofia, è la vostra preoccupazione, e non penserete neppure un istante a smentirla. Voi accettate, vivete questa sfida, questa mutazione, quest’inversione, perché siete sicuro che il vostro Dio non può esser vinto e che, in ogni modo, bisogna cambiare ancoraggio, dal Cielo di una volta alle radici intime del nostro essere. Che formidabile sfida ! Eccola :

UNA LOTTA TITANICA CONTRO IL DIO TRASCENDENTE

« Dopo Kant, Fichte, Schelling, Hegel, Nietzsche, e perfino dopo Feuerbach e Marx, la filosofia tedesca si è impegnata in una lotta titanica contro il Dio trascendente, ch’essa cerca di ricondurre all’immanenza e infine all’interiorità dell’uomo. A partire da Kant, che riduce Dio a guardiano della morale, passando per Feuerbach che ne fa una prodotto dell’uomo, fino a Nietzsche che ne proclama la morte, i più illustri filosofi tedeschi si sono accaniti a cancellare l’irruzione di Cristo, verus Deus, nel mondo dei viventi e nella storia, per poi liquidare la trascendenza in se stessa » 11.

Questa è l’ “ autonomia umana ” alla quale deve pervenire ogni filosofia moderna, secondo Hegel. « “ E’ giunto il momento – scriveva – di riassorbire Dio, quest’entità estranea, in quell’umanità che, all’alba della storia, l’aveva proiettato nei cieli ”. Per Hegel, questa reintegrazione doveva avvenire nel pensiero : il “ venerdì santo speculativo ” doveva emancipare gli uomini in vista di un’impresa terrena la cui energia sarebbe stata fornita dalla comprensione filosofica » 12.

Tutti costoro, « Heidegger, Bultmann, Gogarten, Gollwitzer, Rahner, Tillich, Bonhoeffer, Ricoeur, Moltmann, Teilhard (…Wojtyla ?), si sforzano di liquidare filosoficamente le basi della religione cristiana. I pensatori in causa sono, per la maggior parte, teologi o filosofi appassionati all’immanentizzazione del divino. Non si tratta di un complotto ordito dal Kremlino ; questo deriva logicamente dall’impresa heideggeriana, bultmaniana, etc. », e vorrei aggiungere : husserliana, scheleriana, steineriana e dunque… wojtyliana.

LA CONTRADDIZIONE HEGELIANA : DIO CONTRO DIO

« Due religioni vengono allora distinte sotto l’etichetta cristiana : quella vecchia, falsa, legata a idoli, a concetti fissi, quella che insegna Roma (evidentemente oggi bisogna qui fare una correzione, pensando non tanto a Paolo VI, che, sotto apparenze di modernità, era ancora rimasto a questa “ idolalatria ”, ma alla vostra elezione, grazie alla quale ciò non sarà più vero ; nel ’78 era la religione di Roma, ma a partire da questa data non lo sarà più) – e la religione di quella promessa che non si arresta ai miti, ai precetti, ai dogmi, e che proprio oggi comincia a sbocciare sotto l’effetto liberatore del mondo moderno.

« L’antitesi tra le due religioni è totale : il cristianesimo, che subisce la zavorra del platonismo e arreda il suo universo servendosi di una teologia e di un ordine morale fissista – e l’altro cristianesimo, post-religioso, e quindi in realtà senza nome, che si oppone alla morale concepita come obbedienza a comandamenti, che libera dalla imputabilità e ci apre l’avvenire che è Dio ». Come ? Che e Dio ? Certo ! Si legge in nota : « L’avvenire, scrive Moltmann, è la natura essenziale di Dio. » Siamo intesi ! 13

Durante questo terribile “ venerdì santo speculativo ”, nuovo processo, nuova passione e crocifissione del nostro Dio, del nostro Cristo, della nostra Chiesa, di fronte all’annichilamento sistematico della nostra religione, noi fremiamo d’indignazione, più che di spavento. Ma voi, tenendoci per mano, non cessate di dire : “ NON ABBIATE PAURA ! Ci sono io. Ho la chiave dell’enigma. Ho la risposta ! ”

Voi dunque accettate arditamente la “ dissoluzione del cristianesimo ”, la sua “ reinterpretazione ” che « abbatte una dopo l’altra tutte le verità della religione cristiana, a cominciare da Dio fino al termine stesso di “ religione ”, che bisogna sostituire con la fede aperta, sempre alla ricerca del prossimo svelamento dell’Essere. Il rovesciamento è totale, e allorché è compiuto (se mai riesca a compiersi), l’ateo è diventato per eccellenza l’uomo di fede. “ L’ateismo – scrive Ricoeur – non esaurisce il suo significato nella negazione e nella distruzione della religione, ma sgombra l’orizzonte in favore di qualcosa d’altro, di una fede suscettibile di essere chiamata post-religiosa, una fede per un’epoca post-religiosa ”. » 14

E anche su questo voi siete d’accordo ; l’avete dimostrato per la vostra insistenza nel proclamare in seno alla Chiesa, a rischio di essere mal compreso e di scandalizzare, il valore positivo, dissolvente, liberatore, dell’ateismo, non come indottrinamento totalitario, ma come filosofia libera e responsabile… Dobbiamo a voi l’elogio dell’ateismo inserito nella Costituzione Pastorale Gaudium et Spes, ai paragrafi 19, 20 e 21 !

Quale sarà dunque il risultato di quest’enorme sforzo – e di questo deicidio speculativo ? L’apparizione, lo svelamento, l’autocreazione di questo “ Dio immanente ”, l’antica aspirazione della filosofia tedesca, da Meister Eckhart, da Lutero, anzi molto di più, a vostro dire ! lo slancio più profondo, il movimento obbligato di ogni misticismo umano, sarà quello stesso di san Giovanni della Croce, la cui “ fede ” non sarà più tanto una “ religione ”, quanto un “ modo d’unione ” tutto interiore, dipendente dall’esperienza intellettuale, senza mezzi sensibili ed esterni ulteriori alla parole, e senza altro culto che immanente ! 15.

AUTODIVINIZZAZIONE, AUTOESALTAZIONE DELL’UOMO

Già parlando di Meister Eckhart, Molnar fa notare : « La tentazione dell’ auto-divinizzazione era forte : scambiare l’esperienza interiore per autosufficienza, e svalutare i sacramenti e la Chiesa stessa come istituzione » 16.

Si tratta dell’ “ auto-esaltazione ” già chiaramente discernibile in Lutero, con l’inevitabile contropartita dell’allontanamento progressivo da Dio, dunque la secolarizzazione e l’appiattimento della religione in umanesimo… « Come ha scritto il P. Louis Bouyer, la conseguenza ultima del protestantesimo è di chiudere Dio nell’impossibilità di comunicarsi all’uomo, e di chiudere l’uomo stesso nella sua solitudine, nell “ autonomia della sua arrogante umiltà ”. »

E. H. Boehmer commenta : « Agli occhi di Lutero, l’uomo non ha bisogno di mediatori umani e Dio stesso non ne ha più bisogno nella sua comunicazione agli uomini. Ogni cristiano è capace di proclamare la parola divina… » Già ! Ma, tipica incoerenza di tutte le autorità rivoluzionarie con i loro princìpi, a condizione di essere « “ autorizzati a farlo, a condizione che la congregazione l’approvi – poiché essa gli può anche togliere l’approvazione ”. » 17

E’ sempre in un “ uomo che si fa Dio ” che sfocia questo “ soggettivismo entusiasta ” di cui Molnar, dopo molti altri, rintraccia la sorprendente filiazione, dai mistici renano-fiamminghi a Lutero (ma non certo ai mistici del Carmelo !), e da questi a Kant, Fichte, Hegel, per terminare agli innumerevoli e vari sistemi alla moda, di “ riduzione eidetica ”, di “ messa fra parentesi fenomenologica ”, il cui solo fine è quello di cancellare il mondo oggettivo e il suo “ Dio ” banale, familiare, quotidiano, in favore di un dio autocreatosi, autodeterminatosi per mezzo dell’ “ io profondo ”, dell’ “ ego trascendente ”, « pietra miliare della fenomenologia husserliana. » 18

E’ l’ “ Essere ” « inesprimibile e introvabile, verso il quale l’uomo è in perenne pellegrinaggio », secondo Heidegger, evidentemente un viaggio intorno alla propria stanza !, è di quest’ “ Essere ” che la filosofia vuol essere “ il pastore“  ! Al termine di tale impresa, non esiste più null’altro che l’Io e le risposte da esso date agli eventi o alle parole divine, l’uno e le altre confondendosi d’altronde in un universo dubbio che l’uomo ha il compito di far esistere in forza della sua sola volontà. Siccome è questa filosofia che volete imporre a tutta la Chiesa, cito ancora il mio studioso :

« Nella misura in cui l’uomo è svalutato, l’uomo si afferma : Dio cessa di essere una persona, e Gesù un personaggio storico ; s’identifica all’astrazione heideggeriana, diviene Essere.

« Non è la Croce ad aver importanza, scrive Bultmann, discepolo di Heidegger, è il suo significato. Ciò che è importante nella Bibbia, diceva (già allora !) Lutero, non sono le res gestae di Dio, è il significato per me della parola di Dio, ciò che vedo in essa mediante lo sguardo della mia fede. »

Comincio a capire che non è casuale, ma è un metodo, questa costante falsificazione, questa trasposizione artificiosa, anacronistica, menzognera, che voi operate per tutti gli eventi e le parole della Scrittura ai quali imponete, con un dogmatismo incredibile, un altro significato : è il vostro io, la vostra fede, la vostra legge che colgono l’occasione per svelarsi. Infatti :

« Il criterio di verità si trasforma in criterio di fede, e – seconda fase – è l’io, come diceva Calvino, che stabilisce se un predicatore è uomo di Dio e se il Signore parla per bocca sua. »

Interrompo di nuovo, poiché finalmente ho compreso : la “ Verità ” testimoniata da Gesù di fronte a Pilato è la predicazione del Concilio Vaticano II, di cui il vostro io ci assicura che è la fede… E siccome il Concilio, su questo punto, esprimeva il vostro pensiero, la Parola di Dio, oggi mediata dalla parola di Karol Wojtyla, è in realtà parola di Wojtyla ! Questa è in concreto, in seno alla Chiesa, oggi, la fede nell’uomo : è fede di Giovanni Paolo II in Giovanni Paolo II. Circolo vizioso !

« La storicità del Nuovo Testamento ha importanza secondaria : gli eventi riguardanti Gesù, le sue azioni, non sono che lo sfondo della proclamazione della parola divina di cui in ultima analisi Yuomo-io diventa arbitro. »19 L’uomo Karol, arbitro di se stesso, ma anche di tutta la Chiesa ? Con qual diritto ? Lo Stato sono io ?

VOLONTÀ’ DI POTENZA CREATRICE

Ora giugiamo al culmine di questa dialettica. « Dato che solo l’uomo esiste (su questo, l’accordo di Kant, Fichte – idealismo trascendentale – Hegel, Nietzsche, Sartre, e dei teologi di questa scuola, è scontato), è sufficiente che l’uomo voglia (volontà di potenza) abolire l’ordine sovrasensibile – non soltanto Dio – per elevare il mondo a un grado più alto. » Questa è la trans-ascendenza ! « Nietzsche stesso lo dice : si tratta di innalzare il divenire alla dignità dell’essere, creare il mondo nuovo in cui il divenire benefici di quello statuto che in passato spettava all’essere. Nel linguaggio di Sartre : “ inventarsi liberamente ” ; in quello di Heidegger : mantenersi in ascolto dell’essere ; in quello di Gadamer : il tempo non è un “ adesso ”, né la successione degli “ adesso ”, è il carattere futurale (sic) del fenomeno. Nel linguaggio dei nostri teologi : Dio è il futuro ; i “ gruppi di ricerca ” debbono perennemente scrutare il senso dell’insegnamento, del messaggio, della “ quiddità ” stessa di Yeshouah di Nazareth (solo gli “ integristi ” professano questo senso come stabilito una volta per sempre !). »

Evidentemente, questa filosofia suppone che tutte le filosofie e teologie precedenti siano false, almeno per noi, attualmente ; si dirà dunque che sono sorpassate. « Le epoche che hanno preceduto la nostra non hanno niente da dire al nostro mondo in pieno rinnovamento, né all’uomo contemporaneo, alla soglia della maturità ». Oggi, « Dio si rivolge all’uomo con un linguaggio nuovo, incoraggiandolo a rendersi autosufficiente, ad autocrearsi, a diventare Dio » 20.

Voi fate combutta con questi filosofi contemporanei, allorché dite a Frossard : « Se la fede è indispensabile per camminare sulle acque, noi dobbiamo continuamente cercare una forma di fede tale che sia a misura di un mondo che si rinnova continuamente, e non soltanto a misura di un passato che abbiamo lasciato senza possibilità di ritorno. Del resto, ci sarebbe difficile indentificarci con quel mondo di una volta che peraltro ammiriamo ; vivremmo male in un mondo “ prima di Copernico ”, “ prima di Einstein ”… e perfino “ prima di Kant ” » 21.

E subito aggiungete : « Penso che il Concilio abbia adempiuto al proprio compito mostrando un volto della fede cristiana a misura del mondo di oggi. E del mondo di domani. » E qui cadete, per clericalismo, nell’integrismo : se infatti il mondo ieri era diverso, lo sarà anche domani. E il Vaticano II e voi stesso resterete sorpassati !

UNA FEDE IRRELIGIOSA

Ancora un ultimo sforzo, e, attraverso lo studio della “ teologia atea di Heidegger ”, giungeremo alla esatta comprensione dell’« ateismo moderno ». 22

« Il significato generale del pensiero di Heidegger è dissociare Dio e l’essere » : « l’espressione-slogan : Dio è morto ! significa che l’uomo contemporaneo ha trasferito la nozione di Dio dalla sfera oggettiva dell’essere a quella soggettiva dell’immanenza ». Pertanto non può darsi creazione dell’essere da parte di Dio, « l’essere non è generato da un qualche sboccio creatore, il che lo subordinerebbe a Dio ; al contrario, è Dio che si manifesta nell’intimo dell’essere… » Se si parla ancora di Dio, lo si farà nel senso di uno svelamento dell’essere, di una figura dell’essere, di una “ superfluità ”, di un “ lusso ” dell’essere. « Dio viene dunque concepito come oggetto di sola fede, e la fede è per il filosofo cosa indifferente. »

Un tal « Dio », in-esistente, a-morale, secondo Heidegger, « non è privo di amore ». Ma, secondo la sua interpretazione, « l’amore non è carità, è il “ forse ” escatologico che possibilizza la storia autentica. » Molnar confessa che questo “ amore ” lo lascia freddo, o meglio lo agghiaccia. 23

Si tratta dunque in definitiva « di un ‘altra religione alla quale il pensiero di Heidegger dà gli orientamenti fondamentali » 24. Ora, scrive Molnar, – senza pensare specificamente a voi, Beatissimo Padre – questa religione che è « l’ateismo moderno », per quanto sia paradossale, è professata da « gran parte del clero e della gerarchia… » e aggiunge : « a partire dal Vaticano II » 25. Ecco qual’è la religione di una vasta parte del gregge di cui siete il pastore. La domanda è : questa religione che non è più tale, questa « fede post-religiosa », l’accettate o la respingete ?

Si tratta di una critica radicale di tutta la filosofia occidentale a partire da Platone, fatta eccezione per la scuola tedesca, prima mistica e poi idealistica ; critica radicale estesa anche a quel cristianesimo che si allinea alla metafisica greca. Heidegger e la sua scuola rimproverano al cristianesimo di aver fatto dell’Essere un Dio, e di conseguenza Creatore, Rivelatore, etc., senza potersi più fermare ! L’uomo viene allora assoggettato da questo Dio, mentre in verità l’uomo insudicia e avvilisce l’Essere rivestendolo delle sue idee, delle sue definizioni e figure idolatriche.

L’Essere di Heidegger è inaccessibile, non è Dio. Si « svela », certo, ma questo termine di « svelamento », sì altamente significativo in quanto rassomigliante a quello di « rivelazione », ne rappresenta tuttavia l’inverso : « Mentre Dio (il Dio dei filosofi, e di Abramo, Isacco e Giacobbe, il Dio di Gesù Cristo : il Dio anteriore al 1978, beninteso) si rivela per sua volontà a un uomo, o a un gruppo, comunicando con loro mediante un linguaggio e precisando i suoi comandamenti – l’Essere di Heidegger non ha nulla di personale e di trascendente, non ha linguaggio, non ha comandamenti da dare. » Si svela senza dir nulla, lascia all’uomo di determinare il proprio significato. A mala pena gli apre la possibilità di seguire un sentiero, dei « sentieri che non conducono da nessuna parte ».

Liberato, autonomo, autogestito, « il vero fedele non è colui che si ràdica a forme passate (definizioni, leggi morali, dogmi, tradizioni), ma colui che s’immerge néll’hic et nunc per cogliere l’ultimo messagio di Dio, messagio d’altra parte subito sorpassato. L’esistenza umana è una responsabilità di ogni istante, è dunque una risposta totale »… ad una domanda mai espressa. Lo stesso avvento di Cristo, secondo Bultmann, discepolo fedele di Heidegger, diviene nella nostra esistenza « un’autoproiezione verso l’avvenire, una decisione che si rinnova e che diventa responsabilità. »

Lasciamo la conclusione « al P. Gabriel Moran nel suo Design for Religion (titolo che la dice lunga, dato che design significa “ progetto ”). Egli mette in dubbio la funzione docente dei vescovi. “ La religione cristiana non la s’insegna  ”, scrive.  » Voi stesso dicevate a Frossard : «  La fede non costringe l’intelligenza, non l’assoggetta a un sistema di “  verità già confezionate  ”. » 26 (le spregiative virgolette non sono mie).

O meglio, lasciamo l’ultima parola al P. Gregory Baum : « Mi piace pensare che l’uomo non debba più sottomettersi ad alcuna autorità esterna a sé. La teologia non è una scienza autonoma, deve soltanto seguire e classificare l’esperienza religiosa di ciascuno di noi. » 27

Questa persona, non potrete giudicarla. Fedele al suo “ ateismo moderno ”, ha abbandonato la Chiesa. Era, ve ne ricorderete, uno dei maggiori esperti del Segretariato per l’unità… Ma gli altri, come potrete giudicarli, concedendo che accettiate di giudicare qualcuno ? E se vi rifiutate di giudicare chiunque , e soprattutto costoro, vuol dire che accettate talmente il loro “ ateismo moderno ” da farlo interamente vostro !

In questo venerdì santo speculativo, siete vittima o carnefice ? il servo di Dio giudicato e condannato a esser crocifisso, o Pilato ? o Caifa, anzi, il gran sacerdote di oggi ?

UN SABATO SANTO DIALETTICO :
IL CRISTIANESIMO PREDICATO AGLI INFERI

Ebbene ! Per i papi di Roma, peri cattolici romani, per noi, la causa è chiara. E d’altronde : “ Roma locuta est, causa finita est ”. Questa filosofia immanentista è falsa, antireligiosa e per giunta inumana, conduce infallibilmente al Gulag marxista, come dimostra il nostro Thomas Molnar :

« L’ateo puro, oggi, è il marxista ; da ciò segue che è il più aperto di tutti, la guida verso il futuro. Anche se i filosofi che abbiamo passato in rassegna non s’impegnano direttamente nella via marxista, è chiaro come il giorno che il marxismo è sempre lì, alla prossima svolta, ad attenderli, e ad attendere i loro studenti, i loro seminaristi e le loro coorti, pronti a dialogare con lui. Anche se Marx non è stato presente alla fonte (all’elaborazione del sistema hegeliano) o al tavolo di studio di Heidegger e di Bultmann, anche se non ha avuto un ruolo maggiore nel pensiero di Ricoeur, Moltmann, Tillich, Teilhard – il marxismo è sempre lì per cogliere il frutto di un albero che non ha mai annaffiato. » 28

C’è dell’altro. Dato che tutte queste filosofie si consacrano, nel loro iperdogmatismo, al “ pensiero moderno ”, vale a dire all’unica maniera di pensare possibile e reale per l’uomo moderno, esse “ nientificano ”, ignorano superbamente e perseguitano, quasi che non dovesse esistere, tutto quanto non s’identifica con loro e si oppone al loro regno. Pertanto, nulla sussista ufficialmente nel mondo nel campo religioso, filosofico, morale, politico e artistico, che non s’indirizzi in questo senso soggettivista e ateo dell’idealismo dialettico e della sua naturale ireligiosità.

E’ falso, empio, totalitario : ecco tre ragioni, ciascuna delle quali già sarebbe sufficiente, per insorgere contro il cosidetto “ Pensiero moderno ”, e per accettare come destino o di vincerlo, o di morire nel Gulag in un oscuro venerdì santo collettivo. E’ chiaro il carattere liberatore per lo spirito umano, salvatore delle anime ed eroicamente reazionario della LXXX denuncia del Sillabo, il riassunto, oggi tanto odiato, degli errori contemporanei riprovati da papa Pio IX, in data 8 dicembre 1864 : « Il romano Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a compromesso con il progresso, il liberalismo e la civiltà moderna » ? 29 No ! insegnava Pio IX con tutta la sua infallibile autorità di magistero ordinario, non può ! non deve farlo ! Non ci si riconcilia, non si transige con l’errore, l’empietà, il mortale pericolo per le anime e le società ! Non è possibile farlo senza rinnegare la fede cattolica e tradire il popolo. Un Pontefice lo può ancor meno che chiunque altro…

ROMANO PONTEFICE, VOI ACCETTATE L’ATEISMO

Voi, romano Pontefice, nonostante la condanna del vostro grande e santo predecessore, professate di riconciliarvi e di venire a patti con questo pensiero moderno ateo, irreligioso, tirannico, e avete deciso di trascinare in questa via di perdizione la Chiesa, diventata vostro gregge, gregge troppo fiducioso ! All’indomani di un venerdì santo deicida, decidete di raggiungere gli “ assassini della fede ” e di discendere agli inferi per dialogare con loro. Dallo scontro delle contraddizioni farete sgorgare la vostra nuova sintesi di un ateismo cristiano, o di un cristianesimo post-religioso.

Ne ho la prova assoluta in questo “ Ritiro ” che predicaste in Vaticano nel 1976 a Paolo VI. Il titolo ne riassume il tema : SEGNO DI CONTRADDIZIONE, di contraddizione dialettica tra la religione della vittima e la religione dei carnefici. In vista di quale risurrezione ?

Innanzitutto, v’insediate decisamente, come fosse cosa scontata, in questo pensiero moderno, aggressivamente ateo. Qual’è difatti, secondo voi, “ l’itinerario dell’anima a Dio“  ? Nessuna esitazione né dubbio : « L’itinerarium mentis in Deum – secondo la formulazione di san Bonaventura – emerge dall’intimo dell’uomo, dal profondo di tutte le creature. » Ma voi abbandonate ben presto le creature per non considerare altro punto di partenza che l’uomo solo e singolare : l’uomo moderno ! « Su questa strada, la mentalità moderna trova il suo appoggio nell’esperienza dell’uomo e nell’affermazione della trascendenza della persona umana. L’uomo supera se stesso, l’uomo deve in qualche modo (sic) superare se stesso. » 30

Ecco ! In fatto di punto di partenza evidente, verificato dall’esperienza, abbiamo tutto il veleno della filosofia moderna, a malapena attenuato dalle riserve destinate a parare ogni critica eventuale. Gli atei vengono subito chiamati in causa, abbracciati, presentati quali nostri maestri in scienze umane : « Gli atei del nostro tempo » fanno a modo loro, del tutto analogamente ai nostri contemplativi, esperienza dell’« Inconoscibile e dell’assolutamente Trascendente. » Esperienza negativa conosciuta dai mistici più elevati ; voi citate una strofa di san Giovanni della Croce. Ecco i nostri fratelli atei nella “ notte oscura della fede“  !

Con questa esperienza, voi dite, essi scoprono se non altro una realtà indubitabile : la loro propria “ trascendenza ”, in mancanza di quella di Dio che, non trovandola, negano. Ma che importa ! In virtù di questa stessa negazione, sì !, già li considerate membri della nostra confraternita : « La Chiesa del Dio vivente raduna tutti gli uomini che in qualsiasi modo (ma qual’è dunque questo modo ?) hanno parte in questa meravigliosa trascendenza dello spirito umano. » 31

Tra noi e i nostri fratelli atei, tuttavia, s’intromette una contraddizione totale, dialettica, hegelo-marxista, che il movimento stesso del Pensiero puro – o della Materia bruta -, come ognun sa, risolverà in una superiore sintesi. La contraddizione è questa : per gli uni, la persona umana è « creata ad immagine e somiglianza di Dio (Cfr. Gen. 1, 27) » ; per gli altri, « è posta “ al di là del bene e del male ”, come avevano desiderato ( !) Nietzsche e altri fautori dell’autonomia assoluta dell’uomo. »

Già qui, Beatissimo Padre, ci avete un po’ tradito. Invece di tener fermo su questa verità – che l’uomo non è che un nulla di fronte al suo Creatore, ma da Lui dipendente in virtù di una relazione di amore e di grazia – avete fatto l’uomo grande. A pagina 30, immaginate la creatura come un frammento dell’essere divino : « Il Dio d’infinita maestà, Ipsum Esse Subsistens, “ si divide ” (virgolette vostre) in esistenze più o meno perfette. » Uhm ! In séguito proclamate, d’accordo con l’avversario, la trascendenza dell’uomo come verità evidente e sperimentale ; poi considerate gli atei come nostri fratelli nel cristianesimo. Ora descrivete questi sostenitori dell’antitesi hegelo-marxista alla nostra fede, mentre esitano sinceramente tra il riconoscimento di un Dio di cui l’uomo sarebbe immagine e somiglianza, e la proclamazione dell’autonomia dell’Uomo che si fa Dio. Che dilemma !

Voi annullate tutti quelli che non si sentono minimamente oggetto di tale tentazione, per nulla trascinati in questa dialettica. Costoro, voi dite, appartengono ad un altro secolo, i loro pensieri non sono che larve di pensiero. Non hanno problemi perché sono privi di vita e di responsabilità :

« Ciò può suonare un po’ strano, ma penso che oggi non si può comprendere né Sartre né Marx senza prima aver letto e meditato fino in fondo i tre primi capitoli della Genesi. Essi costituiscono la chiave per capire il mondo d’oggi alle sue radici, e nelle sue assai radicali – e perciò drammatiche – affermazioni ed anche negazioni. » 32

Abile loquela di predicatore, che sa riaccendere l’attenzione al momento di entrare nel vivo dell’argomento o di abbordare una dimostrazione più ardua ? Ci si aspetterebbe di sentirvi spiegare l’irreligione moderna alla luce del peccato originale, del suo primo orgoglio ispirato da Satana, della tara intellettuale e morale che ne è derivata a tutta la stirpe di Adamo ed Eva : ingannati dal diavolo, disobbedirono a Dio. Più tardi gli uomini universalizzeranno questa rivolta primordiale e pretenderanno di essere i padroni supremi, i soli signori della terra, dalla quale oseranno scacciare Dio ! In questi ultimi, apocalittici tempi del mondo, giungeranno, secondo quanto annunciano le Scritture, fino a negare Dio, a uccidere Dio, e allora renderanno a se stessi un culto.

Discorso ecclesiastico classico, questo, che d’altronde ha sempre convinto, convertito, elevato le anime alle altezze della fede. Ahimé, nulla di tutto questo ! Servendovi della Parola divina come veicolo per la vostra dialettica, accumulando impudentemente anacronismi e falsificazioni nessuno dei quali è casuale o innocente, vi accingete a sforzarvi di giustificare, davanti a Paolo VI e alla sua corte, l’Uomo nel suo triplo progetto di disobbedienza totale, di dominio dell’universo come padrone assoluto, e di autodivinizzazione.

Nella contraddizione tra ateismo e cristianesimo voi traslocate nel campo degli atei, vi spingete nella loro direzione quanto più oltre è possibile, fino al punto di scontrarvi, a loro esclusivo servizio e vantaggio, con noi. Intendete dimostrarci che l’uomo aveva ragione e diritto di realizzare questo triplo progetto “ umanistico ”, e che è una menzogna di Satana, menzogna ripetuta senza sosta dal partito dei preti, che lo ha convinto che si trattava di cosa proibita da Dio e peccaminosa. Non c’è peccato, odio o rivolta che non derivi da una proibizione : divieto supposto ingiusto e menzognero, inventato dal diavolo ! Vediamo come procedete, in uno stile che i vostri stessi amici confessano essere difficile e denso – io lo considererei piuttosto esoterico, o comunque tedesco.

OBBEDIRE, SOTTOMETTERSI, ADORARE : TRE MENZOGNE DI SATANA !

Al capitolo IV, Le vie della negazione, 33 presentate – o meglio, mostrate, citando testi del Vaticano II – i due avversari alle prese, come fossero fratelli in pacifico dialogo. Da ima parte, i cristiani post-conciliari, voi e i vostri simili, nel vostro « nuovo umanesimo », la fede purificata da ogni « concezione magica dell’esistenza » e da ogni « residuo di superstizione » ; dall’altra, gli atei, anche loro nel loro « nuovo umanesimo », arroccati sui metodi e sulle scoperte scientifiche, e sui progressi recenti della filosofia, conseguentemente in atteggiamento di « rifiuto di Dio e della religione ».

Abbiamo dunque questo nuovo umanista cristiano, liberato da ogni angustia di un tempo, che, uscendo dal ghetto cattolico cristiano, cerca di comprendere con simpatia questo scienziato o filosofo moderno, sincero e generoso, ma tuttavia ateo e antireligioso, col quale dialoga. Da dove gli viene questa negazione di Dio, o questo rifiuto della religione ? Da Satana, voi dite. Non è che l’abbia trascinato nella sua rivolta ! No, non ancora. Ma l’ha ingannato, suscitando tra lui e Dio un terribile, ingiusto equivoco, imputandogli come crimine ciò che gli è più naturale, più normale, più appassionatamente e necessariamente caro !, facendolo quindi ribellare inevitabilmente contro Dio e i suoi sacerdoti.

« E’ il Seprente che mi ha ingannata. » (Gen. 3, 13). Tutta la colpa è di Satana. Ma quale colpa ?

Per prima cosa, però, caratterizzate Satana, nella sua « realtà non-empirica » ( ?), in tutto opposta a Dio, parola contro la Parola, “ l’Anti-Verbo ” che detta all’uomo un “ Anti-Vangelo ”, e, come ognun sa, “ mentitore fin dal principio ”. Questo nemico di Dio e dell’uomo insinua astute menzogne nelle loro limpide relazioni naturali per suscitarne imbrogli, il che gli riuscirà anche troppo bene ! Siccome non posso scrivere un romanzo, riassumo subito la vostra dimostrazione. Satana persuade l’uomo che Dio pretenda da lui un’obbedienza cieca, pronta e disinteressata, dunque in se stessa ingiusta e odiosa : primo conflitto. Inventa poi che Dio non tolleri la pretesa dell’uomo a farsi dominatore e re del mondo, gelosia irritante e ripugnante : secondo conflitto. Infine, nella nostra epoca, inventerà che Dio non sopporterà mai che l’uomo stesso si faccia Dio – avendone la capacità e l’incoercibile aspirazione – spingendo così l’uomo all’assassinio, al deicidio fatale : terzo conflitto e fine della vicenda.

Tutto ciò non è che sogno e menzogna, voi dite. Dio non è così contrario all’uomo ! E questa contraddizione, per la prima volta nella storia dell’umanità, viene quindi ad essere smascherata e superata da voi. “ Signori atei e deicidi, – voi direte loro – io vi ho compreso. Avete fatto bene a ribellarvi, a dominare la terra, a uccidere tutti questi falsi dèi che ostacolano il progresso dell’umanità. Il discepolo e apostolo del Dio venturo vi saluta come fratelli e precursori nel nuovo umanesimo in cui Dio diventa amico dell’uomo e non più il suo rivale. Fino a oggi infatti vi hanno ingannato su Dio e sulla vera religione. ”

Questo è il vostro nuovo umanesimo. Vediamone l’intera spiegazione.

E’ PECCATO NON DISOBBEDIRE, MA COMANDARE

« Si comincia dalla prima menzogna : essa potrebbe ancora essere riconosciuta come un errore dell’informazione, vi si potrebbe perfino riconoscere una certa apparenza di ricerca dell’informazione giusta. La donna facilmente e con spontaneità corregge l’informazione errata, forse senza presentire che essa costituisce solo un inizio, un preludio di ciò che vorrà dirle il “ Padre della menzogna ” (cfr. Gv. 8, 44). Ed ecco che cosa segue : prima, egli mette in questione la veracità di Dio : “ voi non morrete ! ” ; in séguito, colpisce la natura stessa dell’Alleanza tra Dio e l’uomo. » 34

Saranno in pochissimi a far notare, Beatissimo Padre, che voi qui già barate. Avete fatto sparire una carta e, alla pagina seguente, ne farete apparire un’altra. Avete eluso l’esistenza di un comando dato da Dio ai nostri protoparenti, comando al quale erano tenuti a obbedire, no ? In luogo di questo comando, introducete un altro principio, di vostra confezione : « il discorso di Satana comporta la distruzione della verità sul Dio dell’Alleanza, sul Dio che crea dall’amore, che per amore offre all’umanità l’alleanza in Adamo, che per amore pone dinanzi all’uomo delle esigenze che toccano la verità stessa del suo essere creato. » (p. 39)

Non è più Satana, qui, ad ingannare l’uomo, ma voi. Voi negate, per omissione cosciente – e questo è peccato mortale – che Dio ha diritto di comandare e che ha comandato di fatto alla sua creatura, sotto pena di castigo, ciò che gli è piaciuto ordinarle, esigendone l’obbedienza per il puro e semplice bene, merito, vantaggio e gloria dell’obbedienza. Voi fate diventare peccato l’autorità, e rendete la disobbedienza una reazione naturale e virtuosa ad ogni usurpazione della libertà umana, da parte di Dio o di chiunque altro ! L’amore, secondo la vostra menzogna, esclude ogni legge che vada al di là di ciò che di suo esige « l’essenza stessa dell’uomo » sotto la guida della « ragione » !

“ E’ vietato vietare ”, esclamate con gli atei moderni. Questa è la legge primaria del vostro comune umanesimo. Quelli che osano pensare il contrario sono aguzzini dell’uomo e complici del demonio, e quelli che danno loro retta sono vittime del demonio e dei suoi fidi. Le vittime sono gli anticlericali di ogni epoca, che hanno creduto vera questa esigenza e che pertanto si sono ribellati. I carnefici, sono tutte le religioni che hanno preceduto voi e il vostro Concilio.

« Il Dio dell’Alleanza viene presentato alla donna come un sovrano geloso del mistero del suo dominio, come un avversario dell’uomo a cui bisogna opporsi. » Sembra quasi che voi v’insinuate nella pelle del Serpente per far apparire inetta, odiosa, insopportabile e rivoltante, la dolce autorità di Dio sulle sue creature. Una volta sfigurata la divina verità in menzogna di Satana, una volta patrocinata la disobbedienza dell’uomo e il suo rifiuto per principio di ogni legge divina, abbozzate un primo tentativo di riconciliazione. Vi rivolgerete agli atei dicendo : Ma questo Dio non è quello che vi annunciamo, o almeno non lo è più. Il Dio d’amore, l’Amore stesso, non proibisce nulla, non ostacola l’uomo, e si guarderebbe bene dal vessarlo ! Permette tutto, desidera e vuole tutto ciò che l’uomo vuole e desidera. Se si permette di proibire un frutto, è solo perché è avvelenato !

Satana è dunque per voi « autore di una conclusione errata », ossia che Dio, oltrepassando i suoi diritti e violando la libertà e i diritti dell’uomo, imponga ordini ! Ma a Satana, proseguite, « non gl’importa affatto la “ divinità ” dell’uomo. Gli preme soltanto di comunicare, di trasmettere all’uomo la sua ribellione, quell’atteggiamento cioè col quale luiSatana – ha definito se stesso e col quale si è messo, in conseguenza, fuori della verità, il che significa fuori dalla legge di dipendenza dal Creatore. Ecco il contenuto del suo “ Non serviam ” (non servirò) (cfr. Ger. 2, 20), che è la vera antitesi di un’altra autodefinizione : “ Mi-cha-El ”“ Chi come Dio ? ” (cfr. Giuda, 9 ; Ap. 12, 7) » 35

Vediamo ciò che intendete dire. L’uomo nella sua “ deità ” – già, gli riconoscete una “ deità ” di natura ! – non doveva far altro che seguire la sua propria e personale legge. Essendo trascendente, avrebbe dovuto sapere che Dio non poteva obbligarlo se non a ciò che per principio lo obbligava la sua propria “ deitas ”, la sua divina natura, la sua intelligenza, la sua volontà, la sua coscienza. Non avrebbe dovuto – o meglio, Eva non avrebbe dovuto – cadere nella trappola di Satana prestando fede a questa mostruosità, secondo cui Dio commetterebbe un tale abuso di potere da imporle un comando !

 ”Ribellarsi è il dovere primario ! ” proclama l’uomo moderno. Certo, voi dite, ma bisogna che prima ci sia motivo per ribellarsi ! E giurate e spergiurate, nel vostro dialogo con l’ateismo, che Dio – o perlomeno il vostro Dio – non ha mai esercitato l’autorità, non ha mai preteso imporre dall’alto, dall’esterno, la “ sua volontà ”, il suo beneplacito, ad alcuno. I ribelli di ogni tempo a Dio e alla religione lo sono stati per sbaglio, a causa di un disastroso equivoco la cui origine va cercata nel Paradiso terrestre, in Satana – o comunque, nel caso si tratti di un mito babilonese, in questo Spirito di Menzogna e del Male che avvelena i rapporti tra l’uomo e Dio deformandoli da rapporti di amore e libertà in rapporti da servo a padrone.

Ecco dunque, nella vostra predicazione agli empi, la prima tappa dell’intesa : il peccato è di principio nell’autorità che comanda, non nella rivolta che giustamente ne segue. Ma voi giurate e spergiurate agli empi che il vostro Dio non oserà mai ordinare alcunché alla “ deità ” umana.

NON E’ PECCATO FARSI RE, BENSÌ RIFIUTARVISI

« Si può dire che ci troviamo all’inizio o meglio alle origini della tentazione dell’uomo, alle origini di un lunghissimo processo che si snoda attraverso tutta la storia. Pur nelle apparenze della semplicità della descrizione biblica… » 36

Prima tappa : Satana ha fatto credere all’uomo che Dio voglia dar ordini, si renda nemico della sua libertà, dignità, della sua coscienza responsabile, della sua “ deità ”. L’uomo ha prestato fede a questa macroscopica menzogna, e ne è derivato un equivoco e un imbroglio secolari. Questo non era tuttavia che il primo dei successi del “ Male ”.

« Satana non riesce ancora a vincere in tutto, cioè si rivela incapace di seminare nell’uomo una ribellione totale, quella che egli porta in se stesso… » Qui annunciate la terza tentazione ; è difficile seguirvi. Per ora ci troviamo nel momento della nascita storica della seconda menzogna, del secondo equivoco e di conseguenza, purtroppo, del secondo conflitto.

« … Satana riesce invece a provocare nell’uomo una svolta verso il mondo, deviando progressivamente nella direzione contraria al destino a cui era chiamato. Da quel momento il mondo rimarrà il terreno della tentazione dell’uomo, il terreno del voltare le spalle a Dio, in diverse maniere e in diverso grado ; un terreno di ribellione invece che di collaborazione con il Creatore ; un terreno dove si alimenta la superbia umana, invece della ricerca della Gloria di Dio. Non a caso la Scrittura parlerà dello “ spirito di questo mondo ” (1 Cor. 2, 12) come antitetico allo spirito di Dio, e dell’ “ amicizia verso il mondo ” come inimicizia verso Dio (Gc. 4, 4).

« Il mondo come terreno della lotta tra l’uomo e Dio, della contrapposizione del creato al suo Creatore : ecco il grande dramma della storia, del mito e della civiltà ». Il mito biblico del Serpente ingannatore ci predisporrà pertanto a comprendere e a giustificare il mito pagano di Prometeo, dell’uomo che vuol essere padrone del mondo e che sfida Dio.

Una volta riconosciuta la contraddizione, che ne fate ? La sciogliete, o piuttosto la superate allo stesso modo in cui avete risolto la prima. Facendo riferimento al Concilio – ma già allora si trattava del vostro pensiero e forse nella vostra stessa stesura – sentenziate : questa contestazione è fittizia ; è risultato di un nuovo artifizio del Demonio, che, a partire dalla nascita dell’umanesimo, provoca un secondo equivoco tra l’uomo moderno e Dio, equivoco deplorevolmente esacerbato da Chiese e religioni fino ai nostri giorni. Il Vaticano II ha compreso tale menzogna e ha sciolto l’equivoco proclamando solennemente « l’autonomia degli uomini, delle società, delle scienze, pienamente legittima » (cfr. Gaudium et Spes, n. 36). Ed ecco l’antitesi al messaggio demoniaco : « Non solo quest’autonomia è postulata dagli uomini del nostro tempo, ma è anche conforme al volere del Creatore. » 37

Menzogna di Satana, dunque, finalmente denunciata e smentita dal Concilio ? Anzi – debbo dirlo, Beatissimo Padre, poiché ci si perde – abbiamo la denuncia e la smentita che possano essere menzogne, in quanto questa condanna dell’autonomia dell’uomo nel mondo, da voi attribuita a Satana, è di dottrina cattolica, immutabile e sacra, della Bibbia, della Tradizione et del Magistero infallibile ! Voi attribuite questa Parola veramente divina a Satana, per poterla rifiutare, e per scaricare così sulla Chiesa e sul Dio cattolico tutta la responsabilità della rivolta umanistica, della sua clamorosa religione, della sua volontà di emancipazione e della secolarizzazione totale di un mondo infine vuoto di Dio !

Menzogna di Satana la pretesa volontà di Dio di regnare sul suo creato ? Detestabile equivoco ? Comprensibile, giusta e legittima, quindi, la rivolta della società moderna contro quest’imperiale divinità, contro il suo Cristo Re, la sua Chiesa “ politicizzata ” e ogni religione ? Siete proprio voi, il romano Pontefice, a parlare così ! E’ il Concilio Vaticano II ! Trasformate ogni Parola divina in menzogna di Satana ? Sì, l’uomo è libero e il mondo gli appartiene interamente e a buon prò. Non si parli più di obbedienza, voi perorate, questa parola è un tranello ; parliamo di giustizia. Ecco il vostro argomento :

« Anche se fondamentalmente il termine di “ giustizia ” può essere adoperato solo nelle relazioni tra pari, non esageriamo affatto quando pensiamo che l’uomo che ha raggiunto un grande progresso, conquistato una grande civiltà e una tecnica sempre più perfetta, come l’uomo d’oggi, sembra essere ancor più ingiusto nei confronti di Dio creatore, proprio perché è l’uomo del progresso. »

Discorso capzioso, eppure vi seguo perfettamente in questo dedalo. Concedete tutto all’uomo, per meglio dirgli, da parte del vostro Dio, non del nostro : “ Di che ti lamenti ? Sei creatore come Dio, ti avvantaggi pienamente di tutti i beni dell’universo, sei re e signore ! Se ti lamenti, te lo giuro e spergiuro, non può trattarsi altro che di un equivoco, di una menzogna di Satana, del nemico di Dio e dell’uomo ! Uomo, tra Dio e te non può esserci concorrenza, rivalità, contestazione riguardo al mondo, perché Dio te l’ha dato come possesso e regno supremo.

« Ecco dove si svolge l’antico dramma della tentazione dell’uomo : tra il secolarismo e la secolarizzazione. Mentre la “ secolarizzazione ” attribuisce la giusta e dovuta autonomia alle cose terrene (saeculum) – per riprendere i termini impiegati dal Vaticano II – , il “ secolarismo ” invece proclama : Il mondo va tolto a Dio ! E poi ? E poi va dato tutto all’uomo ! » 38

A tale discorso empio, denunciato da tutti i Romani Pontefici (fino a voi) come grido di “ demoni usciti in carne e ossa dall’inferno ” (Pio IX), a questa parole di odio verso Dio e di rivolta contro il benefico giogo di Nostro Signore Gesù Cristo e della sua Chiesa, cosa rispondete ? Rispondete con parole distensive, cedendo in tutto a questi tizzoni d’inferno, per poter meglio dimostrar loro che, alla fin fine, non hanno più alcun motivo di lamentarsi di un Dio cosi umiliato e spogliato.

« Ma davvero il mondo può esser dato all’uomo più di come gli è stato dato all’inizio della creazione ? Può essere dato in maniera diversa ? Può essere dato fuori dell’ordine oggettivo dell’essere, del bene e del male ? E quando sarà dato in maniera diversa, fuori cioè dell’ordine oggettivo, non si rivolterà per caso contro l’uomo, assoggettandolo nella schiavitù ? Non lo strumentalizzerà ? Basta avere presenti in questo momento i progressi della fisica nucleare con la relativa follia degli armamenti, i progressi della medicina con la relativa follia dell’aborto !

« A tutto questo fa riferimento il testo conciliare sulla giusta e non giusta autonomia delle realtà terrene e delle istituzioni umane : “ l’oblìo di Dio priva di luce la creatura stessa ” (cfr. Gaudium et Spes n. 36). Che frase eloquente, piena di profondo significato ! » 39

Che frase abominevole, al contrario !, piena di astuzia e di menzogna diabolica ! Tutta la vostra dimostrazione, infatti, priva il mondo di ogni autorità divina, di ogni diritto, legge, grazia di Dio, beneplacito e disegno soprannaturale del nostro Padre celeste, per concedere agli empi che quest’univeso è interamente ed esclusivamente di loro dominio, al punto che non avrebbe potuto esserlo di più né meglio, e ch’essi non debbono più sottomettersi ad alcun dovere, sacrificio, rinuncia e divieto prescritto da Dio ; soltanto, per un senso innato di giustizia, e per spontanea gratitudine, debbono ringraziare il Creatore per questa regalità ch’Egli, abdicando totalmente alla sua per loro esclusivo vantaggio, ha donato agli uomini.

E dovendo nuovamente render conto dell’esistenza dei divini comandamenti – come di quello che proibisce l’aborto – evocate qui, non i crimini e meno ancora i peccati dell’uomo, ma le sue possibili “ follie ”. Avete così perorato la causa di Dio, del vostro Dio inaudito, un Dio che ha rinunciato volontariamente a governare il mondo secondo i suoi disegni per abbandonarlo al potere dell’uomo ; anzi, degli uomini, poiché infatti ce ne sono moltissimi, miliardi, e se non è Dio ad essere il loro sommo Re, in quanto tutti rivendicano di esserlo, chi prevarrà sugli altri, e per mezzo di quali assurdi e terribili espedienti ? Voi non vi curate di tali conseguenze. Vi siete curato soltanto di soddisfare l’ateo di questo secolo apostata, attribuendo a Satana la dottrina cattolica – per lui insopportabile – dell’Onnipotenza e Regalità di Dio, e di Gesù Cristo Figlio di Dio fatto uomo, sul mondo e sulla storia.

Seconda tappa della vostra intesa con gli empi di questo secolo : il peccato sta nelle divine autorità – ecclesiastiche, politiche, padronali, paterne – che governano e regnano in nome di Dio, che impongono agli uomini una legge divina, un’idea della Regalità divina, tali da sottrar loro “ ingiustamente ” il governo del mondo ; non sta dunque negli empi che gridano “ Non vogliamo che Egli regni su noi !  ”. Voi giurate e spergiurate che il vostro nuovo Dio non è il nostro. E’ giunto quindi il momento di pronunciarvi la frase che Gesù dovette dire a Pietro che lo tentava : “ Vade retro, Satana !  ” (Mt. 16, 23).

NON E’ PECCATO FARSI DIO, BENSÌ CONDANNARE TALE CULTO

Voi potete così proseguire nel vostro incantesimo, nel vostro pezzo di strada con gli atei moderni. Bisogna pertanto giungere al problema più spinoso : se l’uomo è Dio, Dio non può esserlo ; ad essere Dio, bisogna che sia o l’uno o l’altro, ognuno dei due dovendo forzatamente escludere il rivale. Ecco che ci arrivate :

« Tuttavia l’Anti-Verbo non si ferma qui. Esso va più avanti e più a fondo, seguendo la linea della sua ispirazione originaria. (…)

« Il concetto di alienazione nella formulazione marxiana – o perlomeno nella formulazione dei suoi seguaci a noi contemporaneiviene attribuito, come sappiamo, alla religione. La religione esercita, a loro dire (ossia . secondo la loro pretesa, secondo il pensiero di Marx) una funzione alienante. Alienare significa qui disumanizzare : privare della sua natura umana, sottintendendo che questa natura è proprietà e diritto esclusivi dell’uomo. Nella religione l’uomo priva se stesso del proprio diritto all’umanità in vantaggio di Dio, cioè in vantaggio di un concetto che si è formato lui stesso, assoggettandosi quindi ad un suo proprio prodotto ! » 40

V’inserite sempre più, v’immergete mentalmente nella dialettica hegeliana e nella sua interpretazione più gretta, quella materialistica e marxista, in cui lo spirito non è che una sovrastruttura e le idee sono prodotti bruti di conflitti economici ! Prendete sul serio questa montatura della volgare propaganda ateistica, compreso l’immancabile fronteggiamento tra « il servo e il padrone », “ questa fiaba per filosofi puerili ”, come dice Molnar. 41 Volete prendere sul serio perfino questo, nella vostra ostinazione al dialogo. Non ne siete disgustato ! Ma così facendo vi disonorate e disonorate la religione. Quest’ultima sarebbe dunque una forma di alienazione, ossia di disumanizzazione, subita dall’uomo per colpa di un’idea che lui stesso si sarebbe forgiato diventando quindi schiavo del suo stesso “ prodotto ”. E’ assolutamente ridicolo ; ma che prendiate questo sul serio, è proprio grottesco.

In compenso – cosa grave – voi concedete a questi atei pretesi materialisti, “ en passant ”, che l’uomo sia padrone assoluto della sua natura, che abbia diritto al suo stesso essere, che è l’Assoluto – che lo era, prima che fosse asservito da questa dialettica. Questo postulato – evidentemente falso, indimostrabile ; postulato del quale tutti i ritornelli hegelo-marxisti non sono che accompagnamenti senza valore – lo accettate senza criticarlo.

Su questo tema, secondo voi, si delinea l’ultima tentazione di Satana : « Quando il Maligno nel capitolo terzo della Genesi dice : “ i vostri occhi si aprirebbero e diventereste come Dio “ (Gen. 3, 5), in queste parole noi troviamo tutta la prospettiva della tentazione dell’uomo, del proposito di metterlo in opposizione a Dio fino alla forma estrema. (…) Oggi ci troviamo forse al più alto grado della tensione tra la Parola e l’Anti-Parola nella storia dell’umanità intera. Una tale concezione dell’alienazione comporta non solo la negazione del Dio dell’Alleanza, ma la negazione dell’idea stessa di Dio, la negazione della sua esistenza e nel medesimo tempo il postulato, e, in un certo senso, l’imperativo, della liberazione dall’idea stessa di Dio, per affermare l’uomo. » 42

Mentre parlate, faccio molta attenzione, non a ciò che dite sull’alienazione, ma a questo postulato da voi mantenuto attraverso i giochi dialettici : quello dell’uomo padrone assoluto della sua natura su cui ha diritto morale esclusivo. E’ questo il punto fondamentale. Voi proseguite :

« Ecco un brano molto caratteristico dall’opera di Feuerbach sulla religione :

“ Dobbiamo al posto dell’amore di Dio riconoscere l’amore dell’uomo come unica vera religione ; al posto della fede in Dio espandere la fede dell’uomo in se stesso, nelle sue proprie forze, la fede che il destino dell’umanità non dipende da un essere che si trovi sopra di essa, ma dipende da essa stessa, che l’unico demonio dell’uomo è l’uomo stesso : l’uomo primitivo, superstizioso, egoistico, maligno, ma anche che l’unico dio dell’uomo è l’uomo stesso. ” » 43

Ci dite : è indubbiamente questa la tentazione suprema, annunciata dalle Scritture. Non abbiamo paura, sappiamo che ciò deve accadere. « Noi accettiamo con tremore ma anche con fiducia le parole ispirate dall’Apostolo : “ Nessuno v’inganni in alcun modo : prima bisogna che venga l’apostasia e si riveli l’uomo del peccato, il figlio della perdizione ” (2 Tess. 2, 3) »

Quindi, Feuerbach, Marx e i loro epigoni sono gli ultimi tentatori dell’umanità, oppure essi stessi furono tentati dal “ Male ” giunto al suo parossismo. Qual’è questa tentazione ? E’ quella di cancellare Dio dal pensiero e dall’universo umani per ricondurre all’uomo stesso la sua propria fede, speranza, amore, ridendolo unico oggetto del proprio culto e della propria adorazione.

Nel momento di questa tentazione suprema, romperete ogni intesa con gli atei, perdendo di colpo l’intero beneficio della predicazione fatta a questi demoni ? O vi feliciterete ancora con loro e, rinnegando per la terza volta la vostra fede cristiana, farete coro con l’umanesimo moderno, nella sua ultima ed estrema rivendicazione, proclamando la morte di Dio purché l’Uomo viva senza alienazione né ostacoli di alcun genere ? Sì : prigioniero della vostra sfida, resterete fedele ai vostri amici atei, contro Dio stesso.

« L’antropocentrismo laico si difende, giustamente, più dalla relazione dell’uomo a Satana che dalla relazione dell’uomo a Dio o a qualsiasi “ sacrum ”. L’uomo è solo, e per la sua grandezza è necessario che sia così, che sia solo, “ fuori dal bene e dal male ”, fuori da Dio e fuori da Satana. Tuttavia, forse non è questo ciò in cui consisteva tutta la perfezione sui generis della tentazione dell’uomo, perché lui creda di esser solo ? » 44

Non dimentico che stavate predicando un ritiro, davanti a papa Paolo VI, voi ancora giovane cardinale cinquantaseienne. Dovevate quindi avanzare le vostre proposte di conciliazione con l’ateismo circondandole con una certa nebulosità. In tale circostanza, in tal luogo, davanti a un tale auditorio, far accettare fino in fondo la legittimità e il valore dell’ateismo, la sua lotta contro ogni religione, perfino la sua prassi deicida, è una prodezza ; prodezza chi vi è riuscita, e che oggi vi ha valso l’esser papa.

Ma, chiaramente, cos’avete proposto ai moderni deicidi ? Questo : che l’uomo si accinga pure ad innalzarsi da solo nella sua grandezza, nella sua statura naturale di persona, senza appartenere che a se stesso, emancipandosi da tutto ciò che non sia se stesso : bene o male, diavolo o buon Dio – Umanesimo : al di là del bene e del male, e di ogni religone così come di ogni magia, stregoneria, superstizione e tabù primitivi. – Che proclami pure la “ morte di Dio ”, del Dio delle religioni, della tradizione, dei culti pagani… e cristiani, purché proclami anche e ugualmente la morte di Satana : esorcizzi i suoi timori, le fobie, i complessi, i rancori coscienti e inconsci.

Voi innalzate l’Uomo nel suo umanesimo ateo, saggio, risoluto. Sapete bene ch’egli disprezza la religione, che odia i sacerdoti e manda a morire i fedeli nei suoi immensi campi di concentramento. Tutto questo l’accettate e lo applaudite : bisogna che l’uomo sia infine solo se stesso, libero. Voi accordate ch’egli respinga ogni alienazione, e vi credete così bravo da concentrare l’attenzione sull’alienazione di Satana : “ l’Uomo si liberi tanto di Satana quanto si è liberato di Dio ”, suggerite, spingendovi nella direzione del loro ateismo più oltre di quanto essi stessi non avessero pensato.

Voi non spiegate la vostra manovra a Paolo VI e alla sua Curia romana ; è abbastanza chiara da permettere ch’essi l’intuiscano, in forza di quelle precedenti : è per colpa della menzogna demoniaca che già due volte il peccato è entrato nel mondo. Ecco la terza.

Non era la libertà dell’uomo ad essere malvagia, eppure è proprio questo ciò che il demonio ha fatto credere ai nostri protoparenti, spingendoli a un colpevole furore contro Dio, colpevole perché immotivato.

Non era il dominio dell’uomo sul mondo ad essere malvagio, eppure è proprio questo ciò che il demonio ha fatto credere agli umanisti del secolo scorso, disponendoli ad una rivolta criminale contro Dio, criminale perché irragionevole e dunque ingiusta, ingrata.

Oggi, ciò che è malvagio ai vostri occhi, Karol Wojtyla, non è che l’uomo si ritenga, si pretenda e si faccia Dio ; per voi, quest’autodivinizzazione è la verità del suo essere e della sua storia. Le divinità, nella misura in cui si oppongono ad essa, meritano la morte ; e se le religioni la condannano, sottoscrivono la loro stessa condanna. Non è questo il crimine, è oltre : altrimenti ci si lascerebbe ingannare dal Mentitore, che in noi è il Male che ci angoscia senza ragione appunto perché è il Male : altrimenti bisognerebbe pensare che non esiste un Dio che possa e voglia autorizzare, tollerare e amare – senza alcun animo di rivalità o di odio – che l’Uomo sotto i suoi occhi si faccia egli stesso Dio e in sua presenza si adori.

Per la terza e ultima volta proclamate dunque mentitore il diavolo proprio quando, per bocca di Feuerbach e Marx, è obbligato a dire la verità, cioè che l’uomo, per farsi Dio, deve negare il Dio vivo e vero, che per compiere la sua divinizzazione ideale è obbligato a annientare il lui l’idea di Dio e a sterminare intorno a sé tutto ciò che, sia esso cosa o persona, rende testimonianza a quel Dio a lui estraneo, a quel Dio che non lo è.

Menzogna di Satana, esclamate ! L’uomo può farsi Dio senza ferire il Dio che conosco e che io, io solo adoro, Dio trascendente, senza paragone con gli idoli del paganesimo e anche con le divinità antiche dei cristiani, il Dio Pantocratore dell’epoca costantiniana, medievale e controriformistica. II mio Dio, quello dell’epoca fenomenologica, non ha nulla da temere o da perdere dall’attuale divinizzazione dell’uomo. Anzi ! L’Uomo, rendendosi trascendente, restaurerà in sé “ l’immagine e la somiglianza ” del- l’iper-trascendenza, dell’Altra Trascendenza che è al di là del nostro universo, essa stessa “ extra-empirica ” come il suo Avversario, Satana.

Voi siete il solo, voi, nella Chiesa di tutti i secoli, ad approvare l’ “ antropocentrismo laico ”, che osa apertamente respingere il “ settarismo ” cristiano tradizionale, sentendosi cosi in diritto di esigere parallelamente dagli atei il rifiuto del loro settarismo diabolico. Voi non gli chiedete altro che di ammettere la possibilità che l’uomo “ non sia solo ”. Applaudite alla divinizzazione dell’uomo e vi lusingate di svelargli, nel cuore stesso della sua “ Egolatrìa ”, una presenza familiare e benevola, senza parole e senza volto, quella di un Dio nuovo, senza nome e innominabile, un Io sopra e dentro di me, immanente e trascendente.

A Issy-les-Moulineaux, nel vostro discorso ai vescovi francesi, avete evocato questa “ meta-tenta- zione ” alla quale l’umanità dei nostri tempi moderni è sottoposta. A tutta prima, non curandosi di conoscere il vostro pensiero, i vescovi avevano stupidamente creduto che vi riferivate alla tentazione per l’uomo moderno di farsi Dio !,il che non poteva venir ammesso né tollerato, in quanto, cosi facendo, prendeva il posto di Dio e giungeva a proclamare “ la morte di Dio ”. Sembrava che voi diceste : « L’uomo contemporaneo è sottoposto alla tentazione del rifiuto di Dio in nome della sua propria umanità. »

Ma il seguito del vostro discorso – che non era certo un anatema contro questi atei e deicidi del nostro tempo – avrebbe dovuto illuminare ed inquietare il vostro auditorio. « E’ una tentazione particolarmente profonda e particolarmente minacciosa dal punto di vista antropologico, se si considera che l’uomo non ha un senso suo proprio se non come immagine e somiglianza di Dio. (…) Dobbiamo essere ben coscienti di questa tentazione, non per “ giudicare l’uomo ”, ma per amare di più ancora quest’uomo : “ amare ” vuol sempre dire prima di tutto “ comprendere ”. » 45

E’ senz’altro sibillino. Tuttavia il significato è questo : bisogna comprendere, amare, incoraggiare l’uomo che si fa Dio, non condannarlo. La vera possibilità di Dio nel mondo moderno sta nel fatto che l’uomo, ammirando e amando infinitamente e assolutamente se stesso, si renda conto di essere Dio, Immagine e Somiglianza di un Altro, di un Dio altro e benevolo.

LA VOSTRA DISCESA AGLI INFERI

Ora comprendiamo meglio la pace speculativa di questo sabato santo dialettico di cui la liturgia è quasi simbolo manifesto, di cui l’evento evangelico è divenuto, nella vostra fede, simbolo e annuncio profetico. “ Non bisognava che il Cristo morisse per entrare nella sua gloria ? ” Così quel Dio, di cui Cristo fu la manifestazione durante una fase della storia, compie la sua morte, oggi, sotto i colpi dell’umanesimo ateo. Bisognava che così fosse, e la sua scomparsa dal mondo non vi commuove. E’ il Dio antico che tramonta, quello eretto più dall’inganno di Satana che dalla propria stessa Parola, è il Dio dell’ “ Anti-Verbo ”, divenuto Dio di una cultura, di una civiltà che ha fatto il suo tempo, verso la quale si può provar nostalgia, ma che è irrevocabilmente e giustamente condannata a morire.

Un Dio che comanderebbe l’uomo come oggi non si osa fare neppure con un bambino ! Un Dio padrone dell’universo che regnerebbe su un popolo di servi, di schiavi, sottomessi a tutte quelle autorità dispotiche che governano tutte in suo nome ! Un Dio che, per bocca dei suoi profeti e sacerdoti, pretenderebbe essere il solo trascendente, il solo adorabile, che si riserverebbe di concedere la sua grazia a chi vuole, rendendosi quindi responsabile di tutte le emerginazioni, dei peggiori razzismi, gli uni adottandoli come figli e figlie e rendendoli suoi eredi diletti, gli altri considerandoli creature di nessun valore, estranee alla sua vita, dissimili, disgraziate !

In questo modo percorrete la via dell’umanesimo ateo. Discendete vivo agl’inferi per rinnovare il Vangelo. Avete scelto le filosofie della morte di Dio affinché venga alfine riconosciuto ad ogni uomo il suo diritto ad autorealizzare la sua “ deità ”, affinché nessun Dio né re si levi come rivale dell’uomo che si sa, vuole e fa re del creato e dio trascendente, senza tollerare più sulla sua terra l’ombra di un signore qualsiasi.

Evidentemente, in vista di questa liberazione, trionfo, esaltazione dell’uomo, è necessario che gli atei compiano la loro opera : l’antitesi deve storicamente divorare la tesi per nutrirsene e generare così la sintesi. Il marxismo s’inserisce in questa provvidenziale dialettica storica. Bisogna che il Dio antico muoia in tutta la sua realtà empirica, in tutto il suo corpo sociale. E’ il deperimento al quale si assiste sia all’Est che all’Ovest, quello di una fede dogmatica troppo letterale, di una concreta comunità ecclesiale troppo angusta, dalla mentalità arretrata, paurosa, da ghetto o da ergastolo, da mendicante di sacramenti e d’indulgenze. Voi non collaborerete manifestamente a questo deperimento, ma, conscio della sua feconda inevitabilità, nemmeno vi opporrete.

La morte di Dio consiste anche nella scomparsa, sotto i colpi del destino, di una certa civiltà cristiana, legata a questa religione sorpassata e improntata al suo stesso teocratismo. Voi certamente deplorate che questo mondo sorpassato debba cadere sotto i colpi del totalitarismo ateista, della sua propaganda antireligiosa, mediante guerre, persecuzioni, genocidi e oppressioni. Ma non riterrete opportuno prendere la difesa delle attività contro-rivoluzionarie o delle mentalità reazionarie perseguitate dalle polizie dei nuovi regimi. Non vorreste occuparvi di politica ? Questo pretesto non è così degno di fede da poterlo considerare sincero. Quello che è certo è che per voi la via marxista è l’avvenire. Preferireste che fosse non violenta ; ma è la via ineluttabile del divenire storico.

VI SIETE ALLEATO CON GLI ATEI

Dall’adolescenza in poi vi siete posto su una linea diversa da quella del cattolicesimo polacco tradizionale, eminentemente teologica, teocratica, teocentrica, che conquistò il più grande pensatore slavo del nostro tempo, Wladimir Solowiev 46, che lo considerava la forma ventura dell’umanità rigenerata.

Voi siete sulla linea opposta, quella dell’antroposofia, dell’antropocentrismo, dell’umanesimo fenomenologico. L’avete confidato, una volta, a tremila insegnanti italiani riuniti a congresso su un tema loro suggerito dalla vostra stessa predicazione, del che vi felicitavate con loro :

« Nel sottotitolo del tema da voi prescelto “ Una scuola per l’uomo. Redemptor hominis, un messaggio per i docenti cattolici  ”, ho trovato un esplicito e intenzionale riferimento a quello che, come ben sapete, è il leitmotiv dell’Enciclica “ Redemptor Hominis ”, che ho pubblicato nella scorsa primavera, pochi mesi dopo che il Signore mi aveva chiamato alla suprema responsabilità nella sua Chiesa visibile.

« Voglio confidarvi, in proposito, che la riflessione sull’uomo, e, prima ancora, un interesse peculiare e diretto per l’uomo concreto, per ogni singolo uomo – come creatura costituita in dignità naturale e soprannaturale, grazie alla convergente e provvidente azione di Dio Creatore e del Figlio Redentore – è per me un habitus mentale che ho avuto da sempre, ma che ha acquistato più lucida determinazione dopo le esperienze della mia giovinezza e dopo la chiamata alla vita sacerdotale e pastorale.

« Ma, ovviamente, nell’Enciclica non c’è soltanto questa componente di ordine psicologico e personale, ossia il riflesso della mia interiore sensibilità “ de homine atque prò homine ” : in essa c’è anche l’obiettiva e ben più alta ragione che “ l’uomo è e resterà sempre la via della Chiesa ” (cfr. Red. Hom., n. 14) » 47.

Così, fin dalla vostra giovinezza, avevate questo culto, quest’attrattiva per l’uomo, in una specie di ebbrezza in cui lo sentivate quasi riscattato e divinizzato per principio, perfetto in natura e sovrannatura, il che rendeva ogni uomo, l’uomo qualunque, simile a un Dio. Teilhard, da bambino, adorava con fervore il suo “ pezzo di ferro ”, da lui immaginato pieno di vita, di spirito e di grazia cristica ! Voi invece consideravate “ l’uomo ”, che sarà la vostra “ via ” in vista di diventare, in forza della vostra predicazione, “ via ” della Chiesa intera !

Gli studi che faceste a Roma non hanno interrotto questa linea. Forse la vostra interpretazione (che contesto) della fede in san Giovanni della Croce ha dissolto nella vostra stessa “ fede ” ogni contenuto religioso, liberandola per poter marciare, leggera e rapida, nella via dell’umanesimo ateo.

Ad ogni modo, a Lublino, è proprio in questo umanesimo che cercherete il nuovo fondamento della vostra etica. Ciò significa ammettere che aprioristicamente per voi tutto era già morto nell’antico cristianesimo ; l’idealismo tedesco l’aveva già portato alla tomba. Vi proponevate di esaminare le possibilità della risurrezione del suo Dio, certamente uguale eppure diversa dalla precedente, non più carnale ma spirituale, non più umiliata ma glorificata.

Fin dai primi anni di professorato, manifestaste la vostra avversione per la controversia, la vostra repulsione per le condanne. La via da voi scelta vi spingeva a distaccarvi dai professori ecclesiastici, e per contro a mantenervi in stretto contatto con quei laici, soprattutto i più giovani, disposti a seguirvi nella vostra linea rivoluzionaria, quella del dialogo non speculativo ma pratico, costruttivo 48. Non si trattava più di opporre dottrina a dottrina, ma di cercare di pensare e di vivere – e di far progredire il più possibile – la visione del mondo propria dell’altro, e la relativa prassi, – dunque, nel vostro caso, quella marxista – per vede se le parallele, prolungandole all’infinito, non convergessero.

« Nei primi anni del dopoguerra in Polonia, gli scienziati cattolici, nelle discussioni con i marxisti, dimostravano che la materia non può possedere il carattere dell’assoluto. Dispute di questo tipo sono ormai spente… » Voi stesso lo dite, e non faccio fatica a crederlo, ma questa è la giustificazione della vostra personale decisione, del vostro colpo di testa e atto di forza, disapprovato dall’insieme dei vostri colleghi professori di filosofia, sia laici che religiosi ! « … e l’attenzione è ora concentrata sul problema antropologico. » 49 Di chi il merito ? Vostro, vostro soltanto, a dispetto degli altri, che profetizzavano tutti che, per questa strada, sareste giunto all’ateismo. Essi non sospettavano nemmeno che era proprio questo ciò che volevate.

In questo sabato santo della polonia oppressa, voi sorridevate dei loro timori. Eravate certo che vi sarebbe stato un “ passaggio ”, termine che esprime il significato della “ Pasqua ” !, attraverso questo stesso ateismo, passaggio rigeneratore, ed eravate certo che sareste pervenuto – voi da solo e per primo – allo svelamento di un Dio nuovo, accettabile a tutti, credibile per l’umanesimo ateo, al cuore stesso di quest’ “ antropocentrismo laico ”, come voi stesso amate definire il sistema. Lascerete che la logora religione sociologica deperisca e v’indirizzerete verso il marxismo sfondandone i limiti determinati da un materialismo desueto, per rivelare anche a lui la piena statura dell’uomo.

Proseguivate nella vostra confidenza a Paolo VI :

« Tuttavia la Weltanschauung e il sistema marxista continuano ad affermare che la materia costituisce il limite invalicabile per l’uomo, il suo inizio e il suo punto di arrivo, la pienezza della realtà che definisce completamente le mete della sua esistenza individuale. »

Voi lo volete, questo chiavistello materialista salterà, a condizione che si segua questa via “ scientifica ”, fenomenologica, senza alcun a priori, specie religioso !, purché si ammetta il regno assoluto dell’uomo nell’universo materiale, l’uomo come sola realtà nella sfera “ empirica ”, riconoscendogli autonomia, dominio, trascendenza. Questa è la vostra audace via, non ammessa dai vostri colleghi cattolici della KUL. Ma ciò non vi scuote. Eravate certo di poter dimostrare alla fin fine che in ogni sistema umanistico ateo, compreso quello marxista, sussiste la possibilità di un altro Dio, di un Altro trascendente, nella sfera dell’ “ extra-empirico ”.

Così avete destabilizzato la Polonia e già scosso il muro che la sua Chiesa opponeva all’infiltrazione ateista. E’ inutile insistere qui su tale aspetto. Divenuto cavaliere solitario, libero, mentre il Primate cardinale Wyszynski e l’arcivescovo di Cracovia mons. Baziak erano internati dal regime, adottaste una posizione aperta, preconizzaste nuovi rapporti tra Chiesa e Stato comunista e, più oltre, col Partito. Quel fumetto venduto in tutto il mondo con la dicitura : « unica biografia illustrata autorizzata dal Vaticano » lo dice senza mezzi termini. 50

Alla morte del cardinale Sapieha, Blazynski vi attribuisce strani pensieri : « Si ripromette di riempire il vuoto lasciato dalla scomparsa di Sapieha e di far di tutto per diventare la guida spirituale del popolo polacco » 51 : ambizione precoce, per un giovane sacerdote trentunenne ! Più avanti, la vostra elevazione al cardinalato gli ispira questa riflessione : «  Karol Wojtyla è ormai il pinnacolo della Chiesa polacca. Solo il cardinale Wyszynski gli è superiore… e tutti sono concordi nel sostenere che Wojtyla non è fatto per succedere a un Primate ». L’immagine seguente è di una linea suggestiva, davvero troppo suggestiva per questa leggenda : «  Wojtyla è ora la guida spirituale della sua nazione. » 52

Dunque voi siete uno “ spirituale ”, che la vince, e di larga misura, sui politici, per così dire. Costoro non rispondono ai primi approcci tentati dal Partito che opponendogli un silenzio testardo e un totale disprezzo. Si accontentano di trattare col potere sulle condizioni di una coesistenza di fatto tra questi due mondi della religione e dell’ateismo che si oppongono in tutto e s’ignorano a vicenda.

Voi, “ guida spirituale ” della nazione, preconizzate il dialogo intellettuale e la rivendicazione della libertà religiosa piena e integrale proprio in nome dell’umanesimo marxista. « Nella sua Polonia nativa, insiste sulla dignità dell’individuo, superiore a quella dello stato. »

Questa è una breccia nella difesa della Chiesa. « Egli ha sempre scoraggiato – dice di voi Blazynski – le forme più combattive di anticomunismo e la convinzione secondo cui la Chiesa ha diritto a dare ordini anche a coloro che non condividono la sua fede. » 53

VOI AVETE IL CULTO DEGLI IDOLI INFERNALI

« Wojtyla si è dimostrato estremamente accomodante verso l’ateismo », prosegue Blazynski, e vi cita, sforzandosi di comprendervi : « E’ necessario dimostrare all’ateo che la religione non è alienazione dal mondo ma conversione a Dio. » 54

E commenta : « Un dialogo con gli atei è assolutamente necessario », e cita la testimonianza che su voi dava il cardinale Koenig, arcivescovo di Vienna 55 : « Possiede una profonda conoscenza della teoria e della pratica dell’ateismo, e sa come affrontarla. » Quanto ad affrontare, secondo voi non si tratta di assalirlo, ma di inserirsi nel suo sistema e di lavorare in esso e per esso…

« La Chiesa non deve più restare in silenzio, ma prendere la parola – avete predicato una voltaE’ fondamentale rendersi conto in quale misura una reinterpretazione del Vangelo (sottolineatura mia) apra vie nuove all’insegnamento. I cristiani hanno il dovere di “ trasfigurare la faccia della terra ” e di “ rendere la vita umana più umana ”. “ E’ loro compito dare al cosiddetto progresso sociale il suo vero significato ” » 56

Tale è questa logica infernale del vostro entrismo, della vostra collaborazione col comunismo – per cui godete in anticipo della riconoscenza del Partito, che avrete fedelmente servito -, della trascendenza, dell’uomo che credete poter scorgere nel suo umanesimo… e dell’Altra trascendenza, che sperate venga accettata dal Partito come riconoscimento dei vostri validi e leali servigi per la causa dell’umanità.

Ciò che deduco da questo sabato santo dialettico è che voi accettate serenamente la condanna, la crocifissione, la tumulazione con i sigilli apposti sulla pietra sepolcrale e i soldati che fanno la guardia, di Gesù Cristo e della sua Chiesa del passato. Ma, in forza dell’implacabile logica di questo nuovo padrone di cui siete diventato schiavo, giungerete a desiderare appassionatamente l’innalzamento, l’esaltazione dell’umanesimo ateo, e perfino la riabilitazione dei suoi idoli un tempo spezzati e abbandonati. E’ dunque necessario che questo sabato santo sia cosi nero e omicida affinché la vostra Pasqua sia fiorente ?

SERVITORE DI IDOLI !

Leggete piuttosto come rispondevate ad André Frossard, che è un uomo libero mentre voi già non lo siete più.

Avendo constatato che non c’è più nulla di buono nel nostro folle mondo, in cui « la religione sembra dubitare di se stessa, e così la scienza ; e le ideologie degradate si sono ridotte da sé alla loro più semplice espressione poliziesca », avendo notato che « la paura di un conflitto universale cresce a poco a poco : l’uomo si è chiuso nella storia anziché dominarla », Frossard conclude ottimamente : « L’uomo ha creduto all’umanesimo, alla scienza, al progresso, ad ogni altra sorta di idoli metafisici finiti in polvere l’uno dopo l’altro ; adesso non crede più a niente e non aspetta alcuna luce o compassione da un qualsiasi “ altrove ” spirituale. Tuttavia, dalla sua situazione di nausea, sente ancora, talvolta, una specie d’aspirazione dolorosa a un “ qualcosa d’altro ”, di cui è incapace di dire il nome e che spesso va a cercare presso diverse tecniche o mistiche più o meno suicide. » 57

Se non mi sono ingannato nell’interpretazione del vostro pensiero e della vostra pastorale nel loro complesso, niente è più opposto ad essi di queste riflessioni. E’ la constatazione dell’erroneità delle vostre vedute, dello scacco totale delle vostre empie opere. Ora, sicuro di una risposta favorevole che ridoni fede, gioia e speranza alle moltitudini cattoliche, Frossard vi pone su questo argomento la domanda alla quale un apostata risponderà freddamente e malvagiamente : no !, e alla quale un cattolico, figlio di Dio e della Chiesa, risponderà con gaudio e con ardore : sì, certamente !

« Di qui la mia domanda a Giovanni Paolo II sul mondo. Non è forse venuto il momento di parlare a chiare lettere di Dio agli uomini, senza tante inutili divagazioni psicologiche, o senza ricorrere a quelle attenuazioni dottrinali che salvano una parte della morale soltanto distruggendo la festa cristiana ? » 58

Ho detto che un seguace del demonio risponderà con furore di no ; un uomo di Dio risponderà con fervore di sì. Ecco il momento in cui vi si può giudicare. Voi rispondete : sì, ma… no ! anzi, al contrario !

SI…

« San Paolo ha risposto molto tempo fa scrivendo a Timoteo : “ Ti scongiuro davanti a Dio e davanti a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno : annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna… ” (2 Tim. 4,1-2).

« Queste parole di Paolo – “ Insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna ” – significano che bisogna parlare (sic) sempre e dappertutto di Dio, essere suoi testimoni di fronte agli uomini e di fronte al mondo, non soltanto perché tale è la missione e la vocazione del discepolo, ma perché questo è il bisogno più profondo dell’uomo e del mondo : il mondo e soprattutto l’uomo nel mondo non hanno significato al di fuori di Dio… »

MA…

« Vorrei che mantenessimo le giuste proporzioni e il senso della relatività indispensabili ad ogni constatazione sullo stato della coscienza umana. Suppongo che la sua opinione – “ L’uomo ha creduto all’umanesimo, alla scienza e ad ogni sorta di idoli metafisici ” – riguardi certi ambienti del mondo contemporaneo. Se riguardasse tutti gli uomini, bisognerebbe allora dire che li riguarda in ogni caso in modo molto diverso. Potrebbe darsi che quelli che hanno perduto di più la fede (sic) in questi ideali siano proprio quelli che l’avevano professata con maggior ardore ; è in loro soprattutto che essa sembra venir meno.

« Capisco che era nelle intenzioni di questa fede “ laica ”, secondo lei ( !), eliminare la fede religiosa. Doveva infatti condurre l’uomo a credere nel mondo senza restrizioni, e a pensare che la sua esistenza in questo mondo – con tutto ciò che esso gli poteva offrire – costituisse il suo unico, totale e definitivo destino, che tutto il significato della sua vita fosse chiuso in quest’unica dimensione. Per parlare il linguaggio dell’esistenza, piuttosto che quello della conoscenza, si trattava di fare in modo che l’uomo si abbandonasse con totale fiducia al mondo, per realizzarvi i suoi ideali di umanesimo, di scienza, di progresso.

« Secondo lei (sic), questa fede secolare, “ laicista ” o programmata come tale, sta per crollare tra i nostri contemporanei : ci sarebbe dunque un bisogno particolarissimo, qualcosa che forse potremmo addirittura chiamare una possibilità e un’eccellente occasione per parlare di Dio, per testimoniare di Dio, in una maniera semplice e chiara, “ senza inutili divagazioni ”. Secondo san Paolo e la sua lettera a Timoteo, questo bisogno non ha mai fine. La verità dev’essere proclamata “ in ogni occasione opportuna e non opportuna ”. »

E PERTANTO… NO !

« E se ciò oggi è necessario più che mai, non è tanto perché (ah ! eccola l’abilità diabolica a virare dal si al no, senza che nessuno se ne accorga !) l’uomo avrebbe perduto la sua fede nel Progresso, nella Scienza, nell’Umanesimo (ai quali concedete la maiuscola), ma perché occorre aiutarlo appunto a non perdere (sottolineatura vostra) questa fede nell’umanesimo, nella scienza e nel progresso – che scrivo di proposito questa volta senza le maiuscole, anche se si potrebbe usarle senza inconvenienti per il mio argomento. Con o senza maiuscole, l’umanesimo, la scienza e il progresso ci parlano dell’uomo, ne danno testimonianza, rendono manifesta la sua trascendenza (oh !) rispetto al mondo. In essi, per essi, l’uomo può realizzarsi “ come la sola creatura della terra che Dio abbia voluto per se stessa ”. Cosi parla la Gaudium et Spes. E proprio in questo senso il libro della Genesi indica l’uomo quale “ immagine e somiglianza di Dio ”, come abbiamo visto. »

NO, AL CONTRARIO !

« Di conseguenza, se la situazione dell’uomo nel mondo moderno – e soprattutto in certi ambienti culturali – è tale da far crollare la sua fede, diciamo la sua fede laica (sic) nell’umanesimo, nella scienza e nel progresso, è certamente il caso di annunciare a quest’uomo il Dio di Gesù Cristo, Dio dell’Alleanza, Dio del Vangelo, semplicemente perché (quest’espressione è di un’incredibile densità) egli ritrovi cosi (mediante la fede in Dio, in Gesù Cristo, nel Vangelo) il senso fondamentale e definitivo della sua umanità, vale a dire il senso propriamente detto dell’umanesimo, della scienza, del progresso, e perché non dubiti e non smetta (oh !, soprattutto che non smetta !) di vedervi il suo compimento e la sua vocazione terreni. » 59

E’ in questo modo che accettate l’invito di Frossard : sì, predicate con chiarezza Dio, il Cristo, la Chiesa… ma per qual fine ? per ricondurre gli uomini alle loro disgustose idolatrie, per persuaderli del valore “ fondamentale e definitivo ” del culto della carne, della terra, del mondo e del suo Principe ?

Frossard ha un sussulto, e obietta : « Tuttavia, “ l’umanesimo, la scienza e il progresso ” sono proprio i vari articoli del credo della Ragione elevata a divinità dai francesi della Rivoluzione, che le eressero una statua in place de la Concorde, a Parigi, nel 1793. » Purtroppo il suo pensiero slitta e finisce col perdere ogni gravità : « E’ vero che il culto della “ dea Ragione ” durò poco e che esso non è stato elevato, da nessun punto di vista, al rango di festa nazionale, come speravano i suoi fondatori. Non per questo è meno significativo ; ed è proprio ad esso, fra gli altri, che pensavo parlando al Santo Padre di “ idoli metafisici ” : la Ragione sarà stata adorata per qualche tempo da uomini increduli che credevano finalmente a molte cose, e che sono stati portati dalla disgraziata condizione del mondo a constatare che la ragione non sempre basta a fare la saggezza. »

A questo punto, Frossard cambia semplicemente discorso, e si lascia (volontariamente ?) scappare la sua notevole selvaggina senza allarmarsi. Si cambia quindi argomento :

« Ma – ed è la mia domanda al papa – (no, si tratta di un’altra, che distoglie l’attenzione dalla questione cruciale) da che cosa deriva il fatto che gli uomini, creature razionali, diano prova di tanta inettitudine (sic) nel regolare razionalmente la loro vita, i loro rapporti, i loro atti ? » 60

Ecco ! Siete sciolto dalla questione religiosa che vi provocava quelle difficoltà, e ricondotto nei facili labirinti della filosofia, nella quale non vi mancano mai le parole, non venite mai colto di sorpresa. E blaterate :

« Sì, perché l’uomo, essere razionale, agisce in maniera irrazionale ? Questione di fondo, appassionante, e appassionante problema di etica e di antropologia esistenziale. Questione immemorabile, anche ! Penso che essa occupi una buona parte della letteratura universale », e così, e cosà…

Uffa ! Si è eluso Dio !, per concludere diluendo definitivamente il veleno e trionfando totalmente su questo ritorno in forze, così pericoloso, della fede cattolica :

« Si tratta dunque di un problema (sic) antico come il mondo e di ordine universale. Per portare la risposta della fede cristiana, comincerò col citarle un passo della Gaudium et Spes, conciso e sintetico. E’ il capitolo consacrato alla dignità della persona, che inizia con queste parole : “ Credenti e non credenti sono pressocché d’accordo nel sostenere che tutto quanto esiste sulla terra deve essere riferito all’uomo come a suo centro e vertice ” (Gaudium et Spes, 12,13). » 61

Ecco, avete di nuovo innalzato l’idolo e rovesciato Dio. Eppure ve l’avevate vista brutta. Frossard tace, vinto ; impressionato ? convertito ? Non so. Ciò che questa conversazione m’insegna, è l’inaudita malizia del vostro : Si, ma… no, al contrario ! Questa triade mi dà la prova : in forza del “ Sì ”, che voi tenete al vostro personnaggio ufficiale di cattolico ; in forza del “ No ”, che voi siete un servitore delle idee moderne cioè massoniche ; in forza del “ Ma ”, che ci riconduce da Dio agli idoli, che siete scaltro e che fate il doppio gioco ; infine, in forza dell’ “ Al contrario ! ”, che siete caduto coscientemente, volontariamente, in potere di Satana, Principe di questo mondo, del quale volete rinnalzare e servire gli idoli.

Voi siete dunque l’incarnazione o la reincarnazione di quest’ « altra bestia, sorta dalla terra, provvista di due corni come l’agnello (l’Agnello divino, il Cristo, Agnello senza macchia, immolato !), che però parla come un dragone, al servizio della prima Bestia, di cui va a stabilire l’impero dovunque, spingendo la terra e i suoi abitanti a adorare questa prima Bestia la cui piaga mortale era stata guarita » (Ap. 13, 11), (cioè quella di cui rinnalzate gli idoli prima abbattuti). Visione di san Giovanni nella sua Apocalisse : voi la conoscete !

Uccidetemi, se volete : ma sono fiero di avervi colto sul fatto, smascherato ed identificato.

PASQUA IDEALISTICA :
L’INSORGERE DI UN’“ ALTRA TRASCENDENZA ”

Senza vani rimpianti, e nondimeno senza alcuna riserva, l’antica religione è stata sacrificata alla sua antitesi moderna : l’umanesimo. Tale eliminazione non la si è potuta di certo vedere in concreto, o almeno non molto chiaramente ; questo “ venerdì santo speculativo ” avrà impiegato anni a tradursi nella “ riforma ” della vita cristiana, delle pratiche di pietà e infine delle fedi, riforme che dovevano compiersi nella dissoluzione totale del loro oggetto, nel deperimento naturale. Questo processo, avviato al tempo del Concilio, è oggi molto avanzato.

Ma il “ sabato santo dialettico ” non si è fatto attendere : occupa tutto il vostro pensiero, la vostra vita intellettuale, datrent’anni a questa parte. E’ il confronto tra l’umanesimo ateo e la religione cristiana, in cui la seconda arricchisce incessantemente il primo in forza della sua stessa negazione. Così l’umanesimo è secondo voi in costante evoluzione, mentre integra tutti i dati e gli aspetti del mondo attuale. Oggi l’uomo è tutto, la sua opera nel mondo assorbe tutte le sue energie. Umanesimo, ateismo, materialismo, hanno assorbito dialetticamente ogni altro assoluto, ogni altra dottrina !

Ecco dunque che secondo voi viene l’alba della Pasqua, l’ora della risurrezione della fede, o della fede nella risurrezione di Dio nel cuore dell’uomo. E’ attraverso l’umanesimo, l’ateismo, il materialismo accettati in tutto il loro rigore, che la Chiesa salverà la sua fede e ritroverà il suo Dio. Questa era la vostra certezza a Lublino, e fu il vostro insistente messaggio al Concilio 62. Ora viene la vostra vittoria e ricompensa : Dio viene, l’Uomo riscopre Dio in se stesso e a partire da se stesso. La fede non è più proibita, la fede in Dio non è più sorpassata, è una realtà seria, s’impone come valore dell’avvenire. Almeno, questa è la vostra convinzione.

DALLA TRASCENDENZA DELL’UOMO…

Tentiamo di assistere a questa miracolosa risurrezione di Dio, seguendo la vostra elaborazione filosofica di un umanesimo moderno rigoroso, “ scientifico ”, certo, ma più ancora nutrito di esperienza personale… E per assistervi, la cosa migliore è ascoltare uno dei vostri intimi amici mentre descrive quest’opera grandiosa, della quale afferma che non è « propriamente un’opera di scienza, ma piuttosto una creazione ». « Sono, fondamentalmente, opere letterarie, creative più che scientifiche, scaturite dalla lettura e dalla meditazione. Direi che il Santo Padre è un uomo che vive profondamente la realtà che incontra. Essa lo fa pensare. Tutto ciò che ha scritto è emerso da esperienze personali. » Chi parla è padre Marian Jaworski, e chi ci riferisce queste frasi è l’altro vostro intimo amico, Mieczyslaw Malinski. 63

Lasciamo che ci raccontino liberamente tutta questa storia, questa elaborazione del vostro sistema che – su questo sono tutti d’accordo – è « incentrato sul concetto della persona ».

« Sì, era un personalista. L’oggetto del suo interesse era l’uomo, nel significato più profondo della parola. C’è in lui un tentativo di sfruttare le “ chances ” che nel mondo odierno sono offerte dalla filosofia della persona. Ha sentito questo problema anche prima del Vaticano II, quando redigeva i testi per questo Concilio. Voleva che si affrontasse il problema dell’uomo, del “ soggetto ”, molto trascurato dalla filosofia cristiana e ripreso dalla filosofia moderna. Non è mai stata elaborata una completa antropologia cristiana. (…) Alcuni nostri filosofi polacchi si opponevano a questo movimento, affermavano che l’antropologia porta all’ateismo. Il cardinale sapeva che non si doveva abbandonare questo campo. In lui il problema di Dio, il problema di Cristo, tutto è visto in questa prospettiva. Il fatto che Cristo redime non significa alienazione, ma identificazione dell’uomo. » 64

Ecco chiarissimamente esposta la dialettica storica in cui intervenite. La sorpassata tesi è quella filosofia cristiana in cui Dio e Cristo sono tutto, in cui l’uomo è nulla (vi lascio la responsabilità di quest’analisi) ; teocentrismo e cristocentrismo diventati insostenibili e invivibili “ dopo Copernico, Kant, Einstein ”… L’antitesi è l’antropologia scientifica attuale, che esclude radicalmente ogni religione, al punto che i vostri colleghi della KUL erano convinti che la sua conclusione non poteva essere che un ateismo totale, senza più spiragli aperti sul Cielo… Jaworski ha appena indicato la vostra ipotesi di lavoro : se il cristianesimo non comportasse in alcun modo una sottomissione, una rinuncia, insomma un’ “ alienazione ”, e se al contrario consolidasse l’ “ identità ” dell’uomo, allora il séguito e la risoluzione del conflitto potrebbe senz’altro consistere in una sintesi di antropocentrismo e, giustamente, di cristianesimo puro.

« Questa concezione non si limita alla filosofia o alla teologia, ma va oltre… Nel pensiero contemporaneo è viva la sensazione dell’impegno dell’uomo e della sua responsabilità per il mondo entro la prospettiva della storia. Il cristianesimo era in ritardo. Eppure, le sofferenze del mondo – la fame, le guerre, i contrasti razziali – non possono venire liquidati dai cristiani con una lacrimuccia sentimentale, ma debbono costituire per essi un problema essenziale. Altrimenti, per i contemporanei, il cristianesimo si presenterà come si presenta l’abito medievale delle suore alle ragazze di oggi. » 65

Voglio subito dimenticare questo paragone che mi urta, mi attrista, m’indigna profondamente. Abbiamo ancora qui la concezione di una dialettica di esclusione, di una contraddizione tra il cristianesimo antico, non impegnato nell’opera politico-sociale e nel servizio della città terrena, e l’umanesimo ateo per natura dedito ai problemi del mondo. Ma, su questo secondo punto, il vostro amico non ci permette d’indovinare la vostra futura sintesi…

Vediamo ora l’esposizione abbastanza sistematica della prima e della seconda sintesi : quella che permette e promette di riconciliare antropocentrismo e teocentrismo, e quella che riconcilierà umanesimo secolarizzato e cristianesimo sociale.

L’IDENTITÀ DELL’UOMO

« Oggetto delle sue ricerche è l’esperienza, ossia le vicende dell’uomo. Di qui parte con le sue meditazioni filosofiche. Afferma che l’uomo ha costruito un sistema di norme di comportamento tratte dalla propria esperienza interiore.

« Si tratta di una presa di posizione estremamente avanzata per la dottrina morale cattolica, se si considerano i tempi in cui è stata concepita. Egli se ne rendeva perfettamente conto, e perciò cerca di definire con la massima precisione ciò che intende per “ esperienza ”. Si stacca esplicitamente dal significato sensualistico della parola, come d’altra parte da quello intellettualistico. Reputa quindi che l’esperienza non va concepita solo in modo sensuale, né solo mentale, ma affinché possa rendere fedelmente la realtà dell’uomo, va intesa integralmente, deve costituire la premessa di tutta la sua vita. Solo cosi si ha la possibilità di raggiungere l’essenza dell’uomo e della sua moralità.

« Come uno dei dati più importanti dell’uomo, considera l’azione. Con ciò intende un dinamismo dell’efficienza che caratterizza con le parole : “ sono artefice ”, oppure “ voglio, non debbo ”. Solo una simile azione umana costituisce il “ punto ” d’integrazione di vari “ strati ” dei quali si compone l’uomo, porta alla “ concentrazione ” della persona umana. E’ allora che l’uomo diviene soggetto : vive se stesso come soggetto. Solo nell’atto di efficienza la persona umana si crea, si compie, si realizza. Solo attraverso quest’azione l’uomo può diventare libero : “ l’uomo è libero ” significa che nel rendere dinamico il proprio io dipende solo da se stesso ” » 66

Cosi, secondo Jaworski, voi dimostrate che l’uomo non è “ alienato ”, ma si costruisce, si realizza da solo per mezzo della sua azione, al di fuori di ogni sottomissione religiosa, di ogni condizionamento morale o giuridico. Ed è un credente, un teista, anzi un cristiano, a dirlo. E’ forse questa una prova, un argomento sufficiente, una dimostrazione dell’esistenza di Dio ? della presenza all’uomo di un Creatore e Padre che non l’opprime, non l’annichila, e che tuttavia è per lui un Qualcuno che interviene nella sua vita, che ha un valore, col quale deve, vuole, ama orientare e sviluppare la sua azione ? Non sembrerebbe…

SOCIALITÀ DELL’UOMO

« L’altro aspetto della persona umana al quale s’interessa è la “ socialità ” dell’uomo. Si concentra nel concetto di partecipazione. Costituisce una “ relazione positiva rispetto all’umanità degli altri uomini ”. Analizzando appunto il rapporto “ io-noi ” (perché innanzitutto noi-ion ?), dimostra come il fulcro della comunità sociale sia il rapporto di molti “ io ” verso il bene comune. Per arrivare a una vera comunione, il bene che la comunità si prefigge deve essere un bene avente significato essenziale, un bene giusto. La posizione opposta dell’uomo, quando si tratta di vivere la comunità, è l’alienazione ; cioè quando nei rapporti umani scompare il “ tu ”, il “ noi ”, il “ prossimo ”, e subentra l’ “ altro ”, l’ “ estraneo ”, “ il nemico ”.

« Tali analisi portano alla definizione di una norma personalistica : “ La persona è un bene tale, che il giusto e pieno rapporto con essa è costituito solo dall’amore, e proprio questo contenuto positivo della norma è rappresentato dal comandamento dell’amore. La persona è un bene tale che non può essere utilizzato come strumento per ottenere un fine ”.

« Quest’affermazione costituisce il punto di partenza per parlare dell’evento dell’amore. Afferma che l’atto fondamentale è l’appartenere : “ appartenere a ”. Dice – e questo con san Tommaso – che come nell’atto conoscitivo l’uomo in un certo senso accoglie in sé l’oggetto conosciuto, cosi nell’atto di amore si dona tutto, esce da sé verso l’oggetto amato. » 67

Cosi, secondo Jaworski, voi dimostrate che l’uomo non viene affatto distolto, sottratto dal mondo – e specialmente dal servizio di ogni persona umana – per opera di una qualche alienazione religiosa. E si può sperare, leggendovi, che dei credenti come voi sappiano amare il mondo e gli uomini loro fratelli. Ciò non toglie che nulla, in una tale filosofia personalista, una tale etica del valore, implichi, almeno alla pari del mondo, l’esistenza o la presenza, né la “ grazia ” di un Dio creatore e legislatore come punto di partenza, o l’esistenza di un Salvatore e dispensatore di energie come forza di ausilio e di scorta di tale socialità.

Il problema, nella fase in cui siamo pervenuti, è questo : un cristiano di nome Karol Wojtyla trae dalla sua esperienza “ vissuta ” un’antropologia che soddisfa rigorosamente le esigenze draconiane dell’umanesimo contemporaneo : nessuna traccia di Dio in questa elaborazione, nessuna necessità di un’altra esistenza anteriore, superiore, causa o condizione o fine ultimo dell’uomo. Nel sistema di questo cristiano l’Uomo è tutto, principio e fine a se stesso, legge a se stesso e di ogni realtà.

Si tratta davvero, spiegano i vostri amici, di una filosofia completamente moderna : « Si intravede in questi scritti il pensiero di Gabriel Marcel, specie quello contenuto in Etre et avoir ; di Heidegger, da Sein und Sendung (Essere e missione) ; di Jaspers, di Sartre, ovviamente di Max Scheler, di Husserl, di Ingarden. Il tutto nell’alveo della filosofia esistenzialistica, attraverso il filtro di san Tommaso. Tuttavia bisogna aggiungere : la filosofia dell’uomo creato (sic) elaborata dal card. Wojtyla non è eclettismo ma costituisce una sua opera originale ed autonoma. » 68

Ecco che trascurate di dirci come il filosofo che siete, partendo da un umanesimo radicalmente ateo come quello di Heidegger e di Sartre, potrà far sgorgare, risuscitato, il Dio dei filosofi, il Dio d’Abramo, d’Isacco e di Giacobbe, il Dio di Gesù Cristo.

… ALLA RISURREZIONE DI DIO

Questa fase – la più delicata della vostra dialettica, la più intollerabile per le nostre pie orecchie, la più futile alle orecchie dei massoni e dei marxisti, ai quali tuttavia ne fate omaggio – l’avete esposta più volte, principalmente nella vostra indigesta opera Persona e atto 69, poi nelle vostre così confuse conferenze, « La struttura personale dell’autodeterminazione », « L’autoteleologia dell’uomo », etc. (nel secolo dell’auto, quest’autolatria !). Si tratta sempre di mostrare come e perché, sotto l’impero di quale bisogno, di quale desiderio, e per quale processo di autodecisione, come dice sommariamente Georges Blazynski, « L’uomo supera la propria umanità e attinge l’infinitezza di Dio. » 70

Non ammetto né il concatenamento logico delle vostre dimostrazioni né le loro basi fenomenologiche ; la loro validità è per quanto mi riguarda pertanto nulla. Mi accontenterò dunque di riportare due o tre testi, scelti da Blazynski, per non venir sospettato di essermi soffermato ai più incoerenti o blasfemi. Eccone qui un primo che già non è poi male ! E’ un sermone recente, del maggio 1978. Un sermone !…

« L’uomo deve rivelarsi a se stesso, deve completamente ricostruirsi, riscattarsi (follia !), perché l’uomo non è soltanto materia, come un pezzo di carbone o un blocco di pietra, così come non lo si può paragonare alla statua più bella.

« L’uomo è immagine del suo Dio – Dio l’ha fatto a sua immagine ! L’uomo si riscatta e si rivela a se stesso allorché s’identifica con quest’immagine, allorché scopre la sua somiglianza con Dio. » 71

Eccone un seconde, considerato dalla vostra biografia come caratteristico della vostra “ lotta per l’uomo ” e per la sua “ trascendenza ” :

« La comprensione dell’essere umano nella sua ricchezza totale, la comprensione dell’essere umano come soggetto personale capace di autodeterminazione fondata sulla coscienza che ha di se stesso – che vuole compiersi riferendosi alle facoltà trascendentali (follia !) della sua anima e che lotta con vari mezzi per raggiungere questa meta – è la condizione essenziale di una partecipazione consciente e creatrice all’attuale “ lotta per l’uomo ”.

« Questa lotta è in gran parte nata in seno al concetto di alienazione. Penso che questo concetto, utilizzato dal marxismo in vari modi e non sempre contestabili, non trovi il suo significato in rapporto all’essere umano come individuo della specie Homo, bensì in rapporto all’essere umano come soggetto personale.

« Egli può in diverse circostanze venire “ disumanizzato ”, e difatti ciò accade spesso a un livello elevato. Viene spogliato dei suoi diritti oggettivamente inalienabili. A un certo livello, viene spogliato di tutto ciò che costituisce la sua natura umana. Tutto ciò è contenuto nel concetto di alienazione, o deriva da questo concetto. (…) »

Ora, « è noto che Marx considerava (anche) la religione come fonte di alienazione. L’esperienza dell’essere umano che ritiene suo compito, nel contesto della realizzazione del marxismo, di riflettere profondamente sul problema dell’essere umano come soggetto personale, conduce a rendersi conto più chiaramente che il solo mondo in cui si possa ottenere e in cui si consegue completamente la vittoria sull’alienazione dell’uomo, è precisamente il mondo che troviamo nel Vangelo – e non un altro.

“ Soltanto in questo mondo, in questa dimensione di comprensione, di ragione e di senso etico del dovere, l’uomo può riuscire a liberarsi di ciò che lo “ disumanizza ”. E tutto ciò che lo “ deifica ” in questo mondo non può di certo provocare la sua “ disumanizzazione ”, poiché l’immagine di Dio è la misura essenziale dell’essere umano.

« Io credo che in questa direzione si apra una via nuova per la teologia e per la Chiesa nel mondo contemporaneo, una via che emerge nel mezzo di tutta l’intensità della “ lotta per l’uomo ”, che non cessa di intensificarsi. Un appello speciale, appello che la teologia non può ignorare, proviene da questa direzione. » 72

Sarebbe ingiurioso chiedervi cosa tutto questo possa insomma voler dire. Tanto più che i vertici del mondo teologico e filosofico, perfino tomisti, vi hanno espresso tutto il favore che ne provavano, come ad esempio quei teologi di Magonza che vi hanno proclamato dottore honoris causa della loro università Johannes Gutenberg con questa motivazione :

« In quanto il cardinale Wojtyla ha aperto nuove vie metodologiche all’etica cristiana fondandosi sulla fenomenologia e proseguendo la linea del personalismo cristiano ; e in quanto ha redatto un quadro convincente dell’inviolabile dignità dell’uomo secondo una originale dimostrazione di antropologia filosofico-teologica, contribuendo cosi mirabilmente all’attuale discussione teologico-morale sulla teoria della norma morale e i valori essenziali, conquistandosi pertanto gran fama. » 73 E’ ridicolo !

E’ ben chiaro dove volete arrivare, ma riuscite ad arrivarci ? Siete come una guida di montagna che cerca di tranquillizzare il suo gruppo lungo il cammino tra rocce a strapiombo e precipizi. Sono gli ultimi metri che contano ; e se non possono venir superati, invece della gioia e della gloria, per lui e per tutti quelli che ha trascinato in questa folle impresa, è la caduta, è la morte. In quest’ultima tappa della vostra audace dialettica, o fate apparire ai nostri occhi e alle nostre coscienze il vostro nuovo Dio allorché noi abbiamo già perduto l’antico, oppure ripiomberemo in un ateismo senza più passato né avvenire.

Pertanto io vi leggo e rileggo. Cosa si ricava da questi scritti ? innanzitutto questo : l’uomo marxista, se è qualcosa di materiale, non può essere soggetto ad alcuna alienazione : non è che un oggetto. Per sentirsi schiavo e volersi liberare gli mancano coscienza, sentimenti, spirito e libertà interiore. Così la spuntate sul materialismo. Si tratta proprio dell’obiezione decisiva che i vostri colleghi della KUL rivolgevano trent’anni fa ai comunisti.

Poi, mostrate l’uomo impegnato nella sua lotta contro l’alienazione, alla ricerca della sua genuina “ identità ”, come anche nell’atto di aiutare gli altri, per “ socialità ”, a liberarsi con lui. Voi affermate che, così facendo, essi si lasciano guidare dall’elevata idea dell’Uomo che custodiscono in se stessi, l’idea dell’uomo “ immagine di Dio ”. Ma perché mai “ immagine ”, e di quale “ Dio ” ? Non lo spiegate mai.

C’è infatti un iato dialettico tra l’uomo come assoluto e la nozione relativa di immagine. Ammettiamo che non si tratti di una nuova “ alienazione ” surrettiziamente oppressiva e religiosa. Se l’uomo non dipende in nulla da Colui di cui è immagine, se l’uomo si proietta in un’immagine ideale in alto e in avanti, come autorealizzazione, abbiamo qui un movimento di pura gratuità che non provoca alcuna adesione razionale.

Ma non siamo ancora giunti al colmo delle nostre incertezze né, diciamolo pure, delle vostre inverosimiglianze. E’ in virtù, in forza, in grazia di quest’“ immagine ” di se stesso come futuro, come essere libero e trascendente, che l’uomo scopre “ l’Altro trascendente ” : Dio. Nuovo salto dialettico che non vi curate mai di spiegare. La difficoltà sta in questo : se c’è dapprima un’immagine, dipinta nella coscienza dell’uomo in forza della sua propria “ fede ” in se stesso, se quest’immagine si proietta in una trascendenza suprema, il Dio che le apparirà non sarà “ Essere ”, bensì Immagine dell’immagine dell’uomo. Non avrete costituito l’uomo “ immagine di Dio ”, “ uomo di Dio ”, ma avrete attribuito all’idea umana una condizione divina usurpata : il “ dio dell’Uomo ”. L’immagine dell’Uomo ” ipostatizzata non potrà mai essere “ il Dio vivo e vero ”, ma un idolo senza realtà e senza vita !

Infine, su questa forza, virtù, grazia per la quale l’uomo si riscatterebbe ( ?) e si scoprirebbe immagine di Dio, e che sarebbe già quest’immagine latente che chiamate “ deità ”, non getterete altra luce che quella di una fenomenologia tutta elaborata sulla vostra esperienza vissuta dell’amore. C’è qualcosa di meno probante e di meno comunicabile ? C’è qualcosa di più sospetto e di più facilmente riducibile alla sublimazione religiosa dell’emozione erotica o rivoluzionaria ?

Quindi, allorché in questo passaggio ricuperate il cristianesimo – un cristianesimo vissuto, tutto interiore, adogmatico, invisibile, astorico, ma di pura mistica e di fede senza oggetto – voi per cosi dire predicate di certo per la vostra parrocchia, ma non convertite nessuno. Abbiamo ancora qui un iato insuperabile : quello tra questa soggettività puramente antropologica e personalistica, sulla quale si fonda tutta la vostra dialettica, e la categoria storica particolare di “ cristianesimo ” in cui essa non potrà mai venir racchiusa.

Insomma, se siete potente contro il materialismo e contro la religione passata, in nome dell’assolutezza dell’Uomo, potente cioè nella pars destruens, siete però impotente – dopo averlo ucciso nelle anime e sepolto nella tomba del vostro umanesimo laico e mondano – a far ricomparire Dio, il terzo giorno, risuscitato come un Bel Dio tutto rinnovato ad immagine dell’uomo perfetto.

Malgrado tutti i vostri sforzi, egli rimane evanescente, senza essere, né vita, né volto.

UN DIO “ FUTURALE ”

Non mi sono ancora del tutto stancato della vostra dialettica ; ma provo vergogna nel trastullarmi con voi in questo gioco, analogamente a come voi vi trastullate – abusandone – col povero Frossard nel due primi capitoli del vostro Dialogo, quelli sulla Fede e sui Costumi. 74

E’ per me molto interessante seguirvi nel rovesciamento che imponete alle convinzioni del vostro amico, convinzioni tutte franche e obiettive, per farle diventare, secondo il vostro desiderio, immanentiste e soggettive ! Così, voi ammettete l’esistenza di Dio, le sue prove razionali, e anche tutto ciò che l’antica religione, quella di Frossard, ci insegna su di Lui, sul suo Verbo Gesù Cristo, su tutti i loro misteri. Tuttavia, curiosamente voi definite tutto questo : il vostro “ teismo ”, al quale siete vincolato, come ricordate, dall’insegnamento del primo Concilio Vaticano.

« Lei vuol sapera che cosa questo insieme di convinzioni deve a un cammino razionale verso Dio e a una adesione dell’intelligenza al Verbo e al mistero racchiuso in Lui » dite a Frossard, « è il problema della conoscenza di Dio con la ragione – che si potrebbe chiamare precisamente “ teismo ” – e della sua accettazione con la fede, che nasce dalla Rivelazione e per mezzo della Rivelazione. » 75

Ciò è singolarmente rassicurante, tanto più che v’inglobate tutta la “ filosofia dell’essere ” di san Tommaso, “ base essenziale ”, etc. Questo “ teismo ” ha dominato il vostro spirito durante un certo periodo della vostra esistenza, e vi dimora tuttora, in “ correlazione ” con il nuovo modo di essere cristiano, “ credente ”, che, a vostro dire, è venuto a sostituire gradualmente l’altro, come fate notare allorché sondate in profondità la vostra coscienza religiosa.

Ah ! Siete davvero abile ! Frossard vi segue devotamente, a tastoni…

E’ a questo punto che proponete, sotto la generica denominazione di fede, un’altra conoscenza, molto più seducente, più elevata ! in quanto risponde al desiderio di « tutta una generazione » che « rifiuta di ammettere delle credenze già confezionate e costrittive per la sua intelligenza. » Appunto ! Questa fede, che ora è la vostra, risponde a tale esigenza di dignità e di autonomia dell’uomo moderno : « Perché la fede (quella che state per svelarci, quella che vive in voi) non costringe l’intelligenza, non la assoggetta a un sistema di “ verità già confezionate ”. »

E proseguite nella strada così inaugurata : « Abbiamo posto così la distinzione tra la concezione teista del mondo e la fede : in tutti e due i casi si tratta di un impegno autentico della nostra intelligenza. In quanto concezione del mondo, il teismo è il risultato di un ragionamento o di un certo modo di concepire l’universo, mentre la fede è una risposta cosciente e libera dello spirito alla Parola del Dio vivente. E, come tale, impegna tutt’intera la persona. Il fatto che io credo, e perché io credo, si ricollega organicamente a ciò che io credo. » 76

Si potrebbe credere di essere rimasti alla distinzione tra certezze naturali o filosofiche e certezze sovrannaturali della fede nella Rivelazione cristiana… ma in relatà voi siete ben oltre ! Siete giunto all’abbandono della fede cattolica a profitto dell’esperienza religiosa del divino che sgorga dal più profondo della coscienza, ove il vostro nuovo Dio si rivela !

Adesione forzata a un Credo insegnato dalla Chiesa ? Teismo, questa passività verso una verità calata dall’alto, ripetuta dalla Chiesa ? Estrinsecismo intollerabile per tutta la nostra generazione ? « La fede – la vostra – è molto più di questo : è una risposta interiore alla Parola di Dio nella sfera dell’intelligenza e della volontà dell’essere umano ; dunque implica un intervento speciale di Dio. »

Nell’antico teismo – che voi indentificate, per squalificarlo meglio, alla filosofia naturale – « l’intelligenza può farsi un’idea di Dio e, contrariamente a una opinione diventata luogo comune, la ragione può benissimo dimostrare Dio anche se non lo può mostrare. » Ah, non può mostrarlo ? Evidentemente no : « La ragione non ci dà che una conoscenza cieca di Dio e non è da essa, ma dalla Scrittura e dalla Rivelazione che viene la speranza degli uomini dopo gli inizi coscienti della religione giudeo-cristiana. » 77

Con queste poche parole assassine, deicide, avete sciolto i legami di Creazione, di Provvidenza e di Governo, di Rivelazione e di Legislazione, del Dio Vivo e Vero della nostra religione, con il suo popolo fedele. Questo Dio, voi dite, esiste, lo si sa fin troppo bene ; punto e basta ! Secondo voi, l’uomo – avendo l’intelligenza oppressa dalle dispute dogmatiche, la volontà stritolata dalle obbligazioni legaliste, la vita occupata dalle prescrizioni rituali – non conosce, non sente, non prova nulla del suo Dio…sconosciuto !

Invece, nell’ambito di quella fede tutta immanente, soggettiva, attuale e personale che confidate a Frossard, c’è contatto dell’anima col suo Dio, c’è intesa e, per così dire, mutuo consenso, creazione, reciproco svelamento d’essere. Questo Dio è certo l’aspirazione degli uomini moderni, poiché non s’impone, non comanda, non determina…

Esiliando il Dio antico nell’invisibile, per privilegiare il vostro Dio nuovo, percepibile del cuore, venite a compiere questo sapiente rovesciamento dialettico, dalla “ religione ” sorpassata alla “ fede ” modernista : « Questo Dio in cui noi crediamo in quanto cristiani è non soltanto il creatore invisibile (sottolineatura vostra, e io sottolineo ulteriormente : invisibile) che la nostra intelligenza può cogliere attraverso il mondo e le creature. E’ un Dio che viene verso l’uomo e che, per questo fatto, entra nella storia… » « … che è il nostro luogo di soggiorno naturale », conclude Frossard per dimostrare di aver ben compreso. 78

Allora, è semplice. Il Dio della religione esteriore è un Dio invisibile, lontano, inaccessibile. E’ come se non esistesse, per l’uomo moderno. Ed è a questo punto che l’ateismo, l’agnosticismo, e perfino la “ teologia della morte di Dio ”, « questa formula che sembra contenere una contraddizione interna, cessa di essere così assurda », in quanto esprimono l’inesistenza fenomenica del Dio delle religioni… La denominazione di “ teologia della morte di Dio ” mi sembra un equivalente negativo del titolo del suo libro : Dio esiste, io l’ho incontrato », dite a Frossard. 79

Ecco ! Per voi Dio non è un fatto storico, un oggetto di scienza, e nella misura in cui le religioni antiche o la fede cattolica tradizionale affermano il contrario, cadono sotto la scure dell’ateismo, dell’agnosticismo, « occultamento passeggero del divino nelle menti ostinatamente volte verso la materia », pensa Frossard. 80

Ma Dio rinascerà nella vita dell’uomo : dal suo « riflesso nelle coscienze » sgorgherà la nuova Rivelazione attesa dal mondo !

Voi ci rivelate qualche parola di questa rivelazione di Dio nell’uomo moderno. Sono parole di un’importanza capitale. Andiamo infine ad assistere alla resurrezione promessa del vostro Dio, oggi : è la sua genesi nella storia… Eccola :

« L’uomo è un essere impegnato nella storia, dunque sottoposto al tempo che passa, ma egli è cosciente di questo tempo che passa e che deve riempire realizzando se stesso : egli deve stabilirsi nel tempo e utilizzarlo per fare di se stesso un essere unico, irripetibile. (…) Così concepita, la storicità dell’uomo spiega l’apparizione di Dio all’orizzonte, il suo ingresso nella storia, (…) sotto la forma concreta della storia della salvezza. » 81

E’ a questo punto che Dio scorre e s’introduce nell’uomo che si crea e si compie nella storia. E’ appunto ciò che voi dite :

« Dio si dona all’uomo creato a sua immagine, e solo tale “ immagine ” e “ somiglianza ” può rendere possibile questa comunicazione, la quale crea la trama più interiore, trascendente e finale della storia di ogni uomo e dell’umanità intera.

« Si tratta inoltre di una trama “ trans-storica ” (…) ed è questa la storicità dell’uomo : questo fermare e cogliere ciò che passa per estrarne ciò che non passa, che serve a rendere immortale ciò che è più essenzialmente umano, ciò per cui l’uomo è immagine e somiglianza di Dio (…) La storicità è anche l’esistenza di qualcuno che, pur “ passando ”, conserva la sua identità.

« Compresa in tal modo, la storicità dell’uomo è il luogo di riferimento della Rivelazione dove si costruiscono la fede e la sua storia, e per conseguenza la storia della salvezza. (…) E proprio nella sua storicà ed a causa di essa l’uomo è spinto a cercare un Essere che realizzi tutto ciò che in lui resiste alla transitorietà, e cioè il Trascendente ultimo della sua propria trascendenza, il modello eterno di cui è, in quanto uomo, immagine e somiglianza. Così non è soltanto il mondo (o l’Universo) che è alla base della conoscenza razionale di Dio, ma anche e forse soprattutto l’uomo-stesso-nel-mondo, l’uomo nella sua storicità, vale a dire nello stesso tempo in ciò che la oltrepassa. » 82

Durante questo discorso, Frossard ha parimenti perso di vista sia il Dio Antico, Creatore in virtù del quale tutto esiste, vive e agisce nell’universo, sia il Dio storico dell’Antico Testamento, il Dio Salvatore, Legislatore e Giudice venturo del Nuovo Testamento. Tutto questo “ teismo ” è caduto sotto i colpi dell’ateismo e dell’agnosticismo, della così giusta “ teologia della morte di Dio ”, poiché Dio non è un oggetto, un essere nel mondo, una realtà fenomenologica ! Questa religione è morta. Allora ecco che la vostra “ fede ” gli rivela, nell’uomo in via di creare la sua propria singolare sublime storia, un nuovo Dio, inaudito ? perlomeno “ futurale ”, il Dio che fa la storia con l’uomo, o che si realizza nella storia con l’uomo : “ l’ultima Trascendenza della sua propria trascendenza ” !

E’ il Dio “ futurale ” di Gadamer ; il Dio del divenire che l’uomo eleva ad “ Essere ”, secondo Heidegger. Voi siete convinto, – alla maniera di questo ateo, che per giunta fu nazista, allorché il nazismo era il futuro ! – che « le epoche precedenti la nostra non hanno più nulla da dire al nostro mondo in pieno rinnovamento, all’uomo contemporaneo alla soglia della maturità. Così la rivelazione e l’azione salvifica, reinterpretate, si proiettano verso un avvenire atemporale, utopico. Siamo alla vigilia della più colossale trasformazione, all’alba di un nuovo (di un ultimo ?) svelamento dell’Essere. »

Secondo Bultmann, che ricalcate, « la storicità dell’uomo è la comprensione dell’io in quanto eterno futuro », e secondo Rahner, « il cristianesimo è la religione di questo futuro che è l’assoluto », e secondo Nissotis, è ormai perfettamente vano appellarsi al « Dio teistico » – ecco ! anche lui avete copiato ! -, la nuova teologia consiste nel far accadere Cristo secondo i segni dei tempi, per mezzo dello sviluppo e della rivoluzione 83. Lascio la conclusione all’eccellente Molnar : « Inutile continuare. Ad ogni angolo la teologia contemporanea, una certa teologia, riproduce e reinventa, semplificandole fino alla grossolanità, le tare della speculazione filosofica tedesca, vecchia e nuova. In questa opera di demolizione, nulla più sopravvive della filosofia perenne e della teologia ortodossia.

Tuttavia non si tratta di una “ congiura ”, ma piuttosto della versione sedicente cristiana di una speculazione autodistruttrice in cui poco a poco l’oggetto, il soggetto e l’atto teoretico che li unisce vengono buttati dalla finestra. Rimane il flusso, l’impercepibile, il vuoto a malapena camuffato. Non meraviglia che venga colmato dai sistemi alla moda, a cominciare dal marxismo e dalla “ rivoluzione ”, sistemi utopistici che traducono in linguaggio secolarizzato, popolare, le false interpretazioni della dottrina cristiana. » 84

Per essere una Pasqua di resurrezione di un nuovo Dio, è uno scacco totale. Da quella tomba in cui avete sepolto il Dio di un tempo, dopo averlo consegnato al carnefice perché fosse giustiziato, nessun nuovo dio si è levato.

UN DIO NOUMENICO PER UN PAPA FENOMENICO 85

Ecco la vostra ultima possibilità di resurrezione : sta nel campo morale. L’etica è la vostra specialità ; vediamola. Avendo respinto il “ Dio teista ” – cioè il vero Dio della nostra fede cattolica, Legislatore e sommo Giudice dei vivi e dei morti – in favore del Dio della coscienza e del futuro, pieno d’ammirazione e d’amore per l’uomo, non avete ahimé saputo dar vita né volto né parola a questo Dio, né esistenza consistente. Riuscirete a far meglio su questo terreno, diverso da quello della filosofia e della fede, ma nondimeno analogo, che è quello della morale, allorché Frossard si offrirà ancora al tiro al fantoccio ?

Da buon cristiano, egli pone cosi il problema : come mai gli uomini non obbediscono più a Dio ? e come rimediarvi ? « L’Occidente scivola verso una sorta di autogestione morale a cui lo Stato non trova più da opporre alcuna legge divina o filosofica (…) Là dove è ancora libero, l’essere umano intende decidere lui stesso della propria morale, ammesso che senta il bisogno di averne una, senza più preoccuparsi di un Dio al quale non crede, e di un prossimo abbandonato all’assistenza pubblica degli organismi sociale. (…) L’uomo contemporaneo si trova nella situazione che aveva predetto il serpente del primo giardino : “ Mangiate di questo frutto e sarete come dèi, con la conoscenza del bene e del male ”, il che significa : non sarete più “ immagine di Dio ”, ma “ dèi ”, e come tali voi conoscerete, e cioè, in altre parole, definirete e decreterete da voi, ciò che è bene e ciò che è male. » 86

Sospetta Frossard fino a che punto è rimasto a quel “ teismo ” sorpassato dal quale avevate precedentemente cercato di staccarlo ? E’ allora nuovamente lui che pone una domanda che Vostra Santità gli ha certamente dettato, tanto essa dà risalto a una dialettica – la vostra !alla quale egli è manifestamente allergico :

« Dal fatto che l’uomo è “ a immagine di Dio ” deriva semplicemente una morale (il poveretto non ha mai di certo immaginato altrimenti !), oppure (eccola, la vostra dialettica) un conflitto permanente all’interno dell’essere umano, che essendo fatto o per così dire coniato sull’ effigie di un altro, non potrebbe paradossalmente essere se stesso se non in questo altro ? » 87 Traduco : Suvvia, Frossard, abbandoniamo questa concezione superata di una morale alienante, di obbedienza filiale a Dio, Creatore e Padre ! C’è senz’altro qualcosa di più entusiasmante ! Parliamo dunque della mia morale umanistica, cara al mio antropocentrismo laico, che, nell’epoca della morte di Dio, pone l’uomo libero opponendolo al Dio oppressore di un tempo, alla ricerca di un Dio nuovo, garante della sua libertà !

Infatti, non vi preoccupate nemmeno più, come prima, di sviare il bravo Frossard dall’estrinsecismo reazionario all’immanentismo moderno : esponete direttamente la vostra etica kantiana. L’uomo è un soggetto che – in virtù del proprio sforzo, in nome della sua dignità, secondo gli orientamenti e le norme della sua coscienza – deve liberamente conquistare la sua pienezza di essere assoluto e pertanto infinito :

« Tutta questa ricchezza propria dell’essere umano mette in evidenza la sua trascendenza quale dimensione costitutiva della sua esistenza : dalla sua stessa umanità, l’uomo è chiamato a superare se stesso », e aggiungete che ciò non può che far piacere all’uomo moderno che si trova in questo modo a far “ esperienza diretta ” dell’immagine di Dio in lui. 88

Frossard, stupito, accusa il colpo : « Come si è avuto modo di constatare, il papa si richiama spesso all’idea di “ trascendenza ”, considerata come una certa tendenza dell’uomo a superare i propri limiti per andare di là, più lontano, o più in alto, proprietà singolare di cui si trovano prove persino nelle grotte di Lascaux… »

Vi risparmio quello che segue : i graffiti di bisonti nelle grotte, che provano la trascendenza dell’uomo… E’ molieresco ! Ma alla fine, ciò che segue non è di Molière, è opera vostra : una catena di concetti per stabilire in che modo l’uomo si fa Dio. Dalla libertà – « quella “ fenditura ” o quella breccia dell’essere, come l’abbiamo chiamata, che apre l’uomo verso l’infinito : questa è la libertà » 89 – si passa alla responsabilità, che rinvia alla coscienza della verità, da cui origina l’obbligazione morale… Ah, ecco Kant ! vale a dire l’autodeterminazione responsabile.

Si tratta sempre del fatto che, in questa « esperienza di grande intensità », l’uomo viene a far conoscenza dell’ “ umanità ” che è « ciò per cui l’uomo è alla fine ed essenzialmente uomo », poiché « è li che ha le sue radici il fatto che l’uomo diventa “ soggetto ” e si apre verso l’infinito, dunque verso l’assoluto. Kant ha espresso questa idea a modo suo affermando che il bene morale si basa sull’imperativo categorico. » Cosi, « l’uomo nella sua libertà è di per sé un compito da adempiere. » 90

In realtà, tutto questo è un plagio dei presupposti della morale kantiana. “ Geniale ! ”, giudicherà un filosofo tedesco della vostra epoca. “ Fragile ”, sogghignerà uno qualsiasi dei semplici francesi che mi circondano. Ma come può questa etica essere l’annuncio della resurrezione di un nuovo Dio per il XX secolo ? Ecco : l’uomo è il signore unico, esclusivo e sovrano del proprio sforzo morale, come ne è pure il fine ultimo. Ora, voi sostenete, « questa conquista di se stesso è anche, in un’altra dimensione, la conquista del regno di Dio » (Ah, si …. davvero). Pertanto (pertanto !), l’umanesimo in quanto tale è cristianesimo.

E Dio ? Ci state arrivando : « Sono convinto (sic) che Dio è l’estremo garante della libertà dell’uomo. » Cosa significa : Ecco che lo spiegate. Stretto nelle maglie serrate del determinismo sociale moderno – permissivo o totalitario che sia, per voi è lo stesso – l’uomo non può più « pensare alla propria libertà » senza essere spinto a « scoprire Dio ». 91

« Penso che in queste due situazioni (permissivismo o totalitarismo) l’uomo, cosciente delle regole e dei meccanismi della sua esistenza, possa scoprire Dio, o convincersi che lui solo può “ salvarlo dal determinismo integrale ”. Mi sembra che l’uomo ne prenda coscienza più facilmente nel secondo caso che nel primo, in un mondo totalitario piuttosto che in un mondo lassista (evidentemente !). Non di meno, anche in una società permissiva egli finisce, alla lunga, per prenderne coscienza. In entrambe le situazioni, il passaggio dall’asservimento alla libertà è nella maggior parte dei casi legato alla scoperta di Dio. » 92

Tutto qui ! E’ dunque questa, la vostra apoteosi, la vostra resurrezione di un bel Dio glorioso che ci dispensa dal rammentarci del Dio di Mosé e di Gesù Cristo ? E’ il “ noumeno ” di Emanuele Kant, nient’altro ! questo “ noumeno ” che tutti i suoi discepoli hanno lasciato che si perdesse e si annullasse nel vuoto infinito al di là degli spazi siderali !

Tale è dunque il vostro Dio, senza maggior “ realtà empirica ” di quanta ne abbia il vostro Satana, questo Satana che fate agire lungo tutta la storia umana, da Adamo ed Eva fino a Feuerbach e Marx, per precisarci a un certo punto che si tratta di una « realtà extra-empirica » 93 a cui corrisponde nel nostro mondo “ il Male ”, “ fenomeno ” peraltro impalpabile, inclinazione perversa che spinge l’uomo all’atto gratuito di rivolta contro Dio. Allora, Dio e Satana sono realtà della sfera dell’invisibile, dell’inaccessibile, dell’Inconoscibile, che corrispondono – ma Dio solo sa come ! – a ciò che noi riconosciamo nella nostra esperienza. L’uomo ha in sé esperienza della libertà, dell’autodeterminazione, della trascendenza, della “ deità ”, del suo proprio assoluto e della sua propria infinità. In lui l’ “ immagine di Dio ” è reale, “ fenomenica ”, Dio ne è la figura, il simbolo, o la proiezione, o la garanzia – chi lo sa ! – nell’ordine « extra-empirico », inosservato, indimostrato, indimostrabile, del “ noumenico ”.

L’immensa comodità che questo Dio presenta sta nel fatto che non esiste, o che, se esiste, è per noi come se non esistesse, essendo mero garante della nostra libertà. L’Uomo, l’Uomo, l’Uomo ! Per un papa “ fenomenico ” non esiste che l’uomo, garantito da un Dio fittizio, “ noumenico ”.

UN DIO ZIMBELLO DELL’UOMO

Avete risolto quella “ contraddizione ” di cui ogni uomo, e in particolare l’uomo Gesù, e il “ segno ”. Avete liberato l’uomo dalla sua “ alienazione religiosa ”. Non è più schiavo delle autorità oppressori : Dio, imperatore, papa, re, padroni. Egli è “ l’Uomo ”, e voi gli avete restituito tutti questi poteri. Egli è il suo stesso padrone, maestro e, se vuole, Dio.

Ebbene ! al termine di tutta questa conquista dell’universo, perché non conquistare anche il Cielo ? Basta che l’uomo aggiunga alla sua pienezza, al suo “ possesso ”, il valore superiore della cultura, che è dell’ordine dell’“ essere ” e del “ plus-esse ”, senza dimenticare la sua parte più scelta, “ il sacro ”. Cosi voi rendete la fede ultimo ornamento dell’ uomo. Chi la rifiuterebbe ?

« L’uomo tende verso Dio come a suo fine ultimo. L’uomo è pellegrino in cammino verso la Città Santa (serie di riferimenti biblici), verso il santuario accessibile solo a lui. La dimensione del sacro (ah, è una dimensione ?), i valori sacrali (ah, sono dai valori ?), costituiscono la sfera più elevata e definitiva dell’esistenza umana, e sono parimenti la sfera più perfetta dell’autorealizzazione dell’uomo. Egli si realizza in questa dimensione. In forza del sacro, tutta l’esperienza umana viene sublimata, elevata verso l’“ alto ” ( ?) a dispetto della sua tendenza naturale a scivolare verso il “ basso ”. Vivendo di questi valori sacrali, l’uomo perviene a ciò che lo conferma in pienezza e lo realizza ( ? ? ?).

« Numerose analisi mostrano come la dimensione sacrale sia intimamente legata all’uomo, costituendo così la negazione filosofica e scientifica di quelle concezioni che vedono la fonte dell’alienazione dell’uomo, della sua disumanizzazione, appunto nella sua relazione al sacro ( ?), soprattutto al Sacro supremo ( ? ?). Ne risulta un imperativo spesso demenziale di desacralizzazione, di lotta contro ciò che è santo, contro ogni sacralità presente nei diversi aspetti dell’esistenza umana, particolarmente nella vita sociale e pubblica. Un certo accanimento nella pretesa che l’uomo esista al di fuori di ogni sacro, che esista soltanto come uomo, vale a dire desacralizzato ; insomma, ci troviamo di fronte a un programma di desacralizzazione in nome di una sedicente umanizzazione. »

Sembrerebbe quasi che il “ sacro ” sia una specie di liturgia folcloristica fondamentale per l’equilibrio psichico dell’uomo e per l’armonia socio-biologica della specie umana !

« Tuttavia, tutta l’esperienza della Chiesa e dell’umanità dimostra giustamente che il sacro completa l’umanizzazione. Su questo piano, la Chiesa possiede una vasta esperienza storica che si manifesta, tra l’altro, nelle beatificazioni e canonizzazioni dei servi di Dio e nella storia della santità umana (sic) attraverso i secoli e le generazioni umane. »

Nonostante tutti gli sforzi contrari di desacralizzazione e dunque di disumanizzazione, non c’è da inquietarsi. « La gloria di Dio è l’uomo vivente », e tutto porta necessariamente verso « il Compimento finale. »

« Qualunque possa essere la resistenza opposta (opposta !) dall’umanità, qualunque possa essere l’attività dell’Anti-Vangelo (qui molto spersonalizzato) e la sua efficacia, la storia dell’uomo nel mondo è di principio penetrata da questo processo interamente divino, da tutta l’economia della Grazia e della salvezza. » Ma dunque chi avrà ancora timore ? Perfino il male porta al bene ! « Il grande Goethe dice che Satana è una forza che sempre vuole il male ma che sempre fa il bene. »

Allora, « la gloria di Dio è l’uomo vivente ! », e questo sarà « il Compimento di tutte le cose ». « Tutte le opere di Dio sono piene della sua gloria : la creazione, la redenzione, la santificazione e il compimento, Dio consegue questa gloria soprattutto sull’uomo : La gloria di Dio è l’uomo vivente ! E Dio lo guida verso la gloria… Questa gloria è innanzitutto Dio a desiderarla. Lui solo ha il potere di rivelare la gloria della creatura, ri rivelare la gloria dell’uomo nello specchio della sua Verità, e quindi nelle dimensioni del Compimento finale… La gloria di Dio è l’uomo vivente ! » 94

Ecco dunque la sintesi della Religione antica e dell’Ateismo contemporaneo ; è il loro compimento finale nell’Uomo vivente, ricco in avere e in essere, compiuto nel sentimento della sacertà della sua esistenza e nella gloria della sua libertà. L’uomo e Dio sono riconciliati, ma nell’Uomo. Sant’Ireneo, che voi osate citare come garanzia del vostro umanesimo, intendeva in tutt’altro modo – superato, ahimé ! – tale riconciliazione : non nell’Uomo ma in Dio : « La gloria di Dio è che l’uomo viva ; e la vita dell’uomo è la visione di Dio. » 95

L’uomo dipende totalmente da Dio e dalla sua Grazia, non dalla propria libertà e orgoglio ! Tra l’una e l’altra soluzione c’è tutta la differenza che passa tra una religione e il suo contrario, tra il culto e l’amore di Dio fino al sacrificio di se stessi e alla morte di croce, e il culto e l’esaltazione di sé fino alla morte di Dio e al cancellamento di Gesù Cristo. Perché avete scelto Satana contro Dio ?


(1) Cfr. Insegnamenti di Paolo VI, Tipografia Poliglottar Vaticana, Roma 1966, voi. III, p. 729. Cfr. anche G. de NANTES, cit., pp. 32-33.

(2) Cfr. Il Cor. 6, 15. Parole curiosamente omesse da Paolo VI nell’Enciclica “ Ecclesiam suam ” ! Cfr. Lettre à mes amis, 199, p. 1 ; G. de NANTES, cit., p. 52.

(3) Cfr. J. GUITTON, Paul VI secret, Desclée de Brouwer, Paris 1979, passim.

(4) J. GUITTON Paul VI secret, cit., p. 168.

(5) Préface a K. WOJTYLA, Signe de contradiction, cit., p. 8.

(6) Préface a K. WOJTYLA, Signe de contradiction, cit., pp 8-10 ; cfr. CRC n. 140, p. 8.

(7) Cfr. R. LAURENTIN, Les Evangiles de l’enfancedu Christ, Desclée de Brouwer, Paris 1982, p. 101.

(8) Cfr. CRC n. 140, aprile 1979, p. 8.

(9) T. MOLNAR, Le Dieu immanent.Ed. du Cèdre, Paris 1982, p. 7.

(10) T. MOLNAR, Le Dieu immanent, cit., pp. 8-11.

(11) Ibid., cap. 3. “ La teologia atea di Heidegger ”, p. 87.

(12) Ibid., p. 65.

(13) T. MOLNAR, Le Dieu immanent cit., p. 67-68.

(14) Ibid., p. 69.

(15) Questo potrebbe spiegare la scelta dell’argomento della vostra tesi di dottorato in teologia, a Roma, e la sua estrema aridità scolastica, sconcertante per la sua astrattezza : K. WOJTYLA, La fede secondo san Giovanni della Croce, Herder-Angelicum, Roma 1979.

(16) T. MOLNAR, cit.,p. 16.

(17) T. MOLNAR, cit.,pp. 27-28.

(18) Ibid.,pp. 78-79.

(19) Ibid., nota alle pp. 81-82.

(20) T. MOLNAR, cit., pp. 84-85.

(21) Non abbiate paura !, cit., p. 240.

(22) T. MOLNAR. cit., cap. 8° e 10°.

(23) Ibid., p. 91.

(24) Ibid., p. 94.

(25) Ibid., pp. 101-102.

(26) Non abbiate paura !, cit., p. 54.

(27) Cfr. T. MOLNAR, cit., pp. 101-107.

(28) Ibid., p. 69.

(29) Cfr. DENZINGER-BANNWART, Enchiridion Symbolorum, Herder, Barcelona-Roma 1946, n. 1780, p. 490.

(30) K. WOJTYLA Segno di contraddizione, cit., p. 24.

(31) Ibid., p. 25, dopo la strofa di san Giovanni della Croce citata per giustificazione !

(32) K. WOJTYLA, cit., pp. 32-33.

(33) K. WOJTYLA, cit., pp. 36 ss.

(34) Ibid., p. 39.

(35) K. WOJTYLA, p. 40.

(36) K. WOJTYLA, cit., p. 41.

(37) Ibid.,pp. 42-43.

(38) K. WOJTYLA, cit., p. 43.

(39) Ibid., pp. 43-44.

(40) K. WOJTYLA, cit., p. 44.

(41) T. MOLNAR, cit.,p. 46.

(42) K. WOJTYLA, cit., pp. 44-45

(43) K. WOJTYLA, cit., p. 45.

(44) Ibid., pp. 45-46.

(45) Cfr. Il compito di discernimento dei pastori alla base della realizzazione del Concilio, discorso del 1.6.1980 ai Vescovi francesi, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, cit., vol. IlI (1980), t. I, p. 1598.

(46) Cfr. l’incomparabile tesoro che ci la lasciato H compianto mons. RUPP, Message ecclesial de Solowiev, présage et illustration de Vatican II, Paris-Bruxelles 1974.

(47) Cfr. La scuola è per l’uomo, discorso del 3.11. 1979 ai convegnisti dell’UCIIM, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, cit., vol. Il (1979), t. Il, pp. 1023-1024.

(48) Cfr : G. BLAZYNSKI, cit., pp. 114-116 ; cfr. anche CRC n. 186.

(49) K. WOJTYLA, cit.. p. 2.

(50) Autore M. MALINSKI, editore A. Marvel, Paris 1983.

(51) G. BLAZYNSKI, cit.,p. 38.

(52) lbid.,p. 43.

(53) lbid.,p. 158

(54) Ibid., p. 252-253.

(55) Di costui preferisco non parlare !

(56) G. BLAZYNSKI, cit., p. 253.

(57) Non abbiate paura !, cit., pp. 229-230. –

(58) Ibid., p. 230.

(59) Non abbiate paura !, cit., pp. 230-231.

(60) Ibid., pp. 232-233.

(61) Ibid.,pp. 233-234.

(62) Cfr. la vostra allocuzione del 10.10.1964 alla Radio Vaticana, e il commento che ne fa Malinski, op. cit., pp. 174-179.

(63) Cfr. M. MALINSKI, cit., p. 233.

(64) M. MALINSKI, cit., p. 234.

(65) Ibid., pp. 234-235.

(66) Ibid., pp. 236-237.

(67) M. MALINSKI, cit., p. 237.

(68) Ibid., p. 238.-

(69) K. WOJTYLA. Atto e persona. Libreria Editrice Vaticana, Roma 1983.

(70) G. BLAZYNSKI, cit., p. 208.

(71) Ibid.,p. 256.

(72) G. BLAZYNSKI, cit., pp. 258-260.

(73) Ibid., p. 258.

(74) Non abbiate paura !, cit., pp. 55 ss.

(75) Ibid., p. 59.

(76) Ibid., p. 54.-

(77) Non abbiate paura !, cit.,p. 65.

(78) Ibid., p. 70.

(79) Ibid.,p. 61.

(80) lbid., p. 63.

(81) Non abbiate paura, cit., pp.70-71.

(82) Ibid.,pp. 71-72.

(83) Cfr. T. MOLNAR, cit., pp. 77-85

(84) Cfr. T. MOLNAR, cit., p. 85.

(85) Questo gioco di parole sarà colto nel suo pieno acume soltanto dai veri filosofi kantiani. Non è di mia invenzione : risale al Congresso tomista internazionale del 1974 a Roma, del quale voi foste prestigioso relatore. “ E’ davvero un fenomenosi diceva : un cardinale fenomenologista ”. Cfr. G. BLAZYNSKI, cit., p. 172.

(86) Non abbiate paura, cit., pp. 111-112

(87) Ibid., p. 112.

(88) Ibid., p. 115.

(89) Non abbiate paura !, cit., p. 122.

(90) Ibid., p. 125.

(91) lbid., pp. 125-126.

(92) Ibid., p. 128.

(93) Cfr. K. WOJTYLA Segno di contraddizione, cit., p. 38.

(94) Cfr. K. WOJTYLA, Signe de contradiction, cit., pp. 196-231.

(95) Sant’IRENEO DI LIONE, Contro le eresie, Cantagalli, Siena 1972, cap.4° par. 20°.